PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Dollaro, fiammata d’orgoglio sull’euro. Ma l’Ue recupera

Dollaro, fiammata d’orgoglio sull’euro. Ma l’Ue recupera

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Settembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • Il biglietto verde ha continuato a rafforzarsi rispetto ai suoi principali concorrenti, con il Dollar Index salito a 94,39, nella quarta sessione consecutiva di guadagni. Difficile dire se l’apprezzamento (+3%) degli ultimi giorni del biglietto verde sia solo una fiammata di orgoglio sull’euro oppure una virata verso un rafforzamento stabile della valuta statunitense

  • Certo è che le prossime saranno “sedute chiave” per capirne l’andamento, con dirette conseguenze su oro e argento. “Resta l’indecifrabilità del contesto attuale, gravato non solo dal covid e dai contagi di ritorno ma anche dall’esito delle prossime elezioni presidenziali, che presumibilmente andranno verso la parità”

  • Per quanto riguarda i tassi di interesse Usa non trova al momento riscontro la sortita del presidente della Fed di Chicago Charles Evans, che ravvisa una “possibilità di aumentare i tassi di interesse”

  • Nel terzo trimestre 2020 la Bce nel suo bollettino economico mensile prevede infatti una ripresa dell’attività nell’area dell’8,4%. In Germania l’indice di fiducia delle imprese Ifo si è attestato a 93,4 punti, in aumento rispetto agli 92,6 di agosto

Da qualche seduta il dollaro sembra aver recuperato forza nei confronti dell’euro. Si tratta di un guizzo temporaneo o di un trend che sta consolidandosi? L’andamento dell’oro sembra confermare quest’ultima ipotesi, dicono gli analisti. Ma sull’orizzonte gravano le incertissime elezioni Usa e le intenzioni bellicose del loro presidente uscente. Intanto, la Bce registra la ripresa europea, seppur ancora “incompleta”, con l’Ifo tedesco in crescita

Sembrava che il dollaro fosse destinato a indebolirsi inesorabilmente: volontà di tenere i tassi bassi “per sempre” da parte di Jerome Powell, disastrosa gestione dell’epidemia da parte dell’amministrazione Trump, euro forte. In realtà, le ultime ore hanno offerto una prospettiva diversa sull’andamento del biglietto verde, che ha continuato a rafforzarsi rispetto ai suoi principali concorrenti, con il Dollar Index salito a 94,39, nella quarta sessione consecutiva di guadagni.

Entrando nel dettaglio dei principali cross di giornata (24/09/2020), l’euro/usd trattava sotto 1,17 a 1,1649, l’usd/yen sopra 105 a 105,28 e il gbp/usd viaggiava sotto 1,28 a 1,2697. La Banca centrale cinese ha indebolito leggermente lo yuan nei confronti del dollaro. Nello specifico, la PBoC ha fissato il cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino a 6,8028 rispetto a quota 6,7986 di ieri. La valuta statunitense potrebbe essere quindi arrivata a un punto di svolta. Potrebbe.

Difficile dire se l’apprezzamento (+3%) degli ultimi giorni del biglietto verde sia solo una fiammata di orgoglio sull’euro oppure una virata verso un rafforzamento stabile della valuta statunitense. Certo è che le prossime saranno “sedute chiave” per capirne l’andamento. Ne è convinto Carlo Alberto De Casa di ActivTrades. Uno degli indicatori chiave dell’andamento del dollaro è sempre stato l’andamento del prezzo dell’oro (e dell’argento): se la valuta Usa è in rafforzamento, il metallo prezioso scende.

L’esperto sottolinea quindi l’attuale calo del metallo giallo, adesso intorno ai 1860 dollari all’oncia (dalle vette di agosto a 2000 dollari). “Resta l’indecifrabilità del contesto attuale, gravato non solo dal covid e dai contagi di ritorno ma anche dall’esito delle prossime elezioni presidenziali, che presumibilmente andranno verso la parità”, prosegue l’analista. “Le ultime proiezioni raccontano di una sostanziale parità, con un leggero vantaggio per Biden”, e Trump ha annunciato che non si piegherà a una transizione pacifica dei poteri. Per quanto riguarda i tassi invece, non trova al momento riscontro la sortita del presidente della Fed di Chicago Charles Evans, che lamenta le “inefficienze del quantitative easing” riferendosi “alla possibilità di aumentare i tassi di interesse” prima che l’inflazione raggiunga l’obiettivo del 2% della Fed. Un commento che sembra un grido nel deserto. Se si guarda alle previsioni della banca centrale Usa di qui a un anno (vedere grafico), “è facile constatare che i tassi resteranno fermi ancora per molto, probabilmente per due anni almeno, a meno di shock inattesi”, conclude Carlo Alberto De Casa.

Il Cme Fedwatch tool mostra chiaramente che la prospettiva di un rialzo dei tassi Usa di qui a un anno è pari a zero

Intanto, sul versante dell’Eurozona, si sgomita per la crescita. Nel terzo trimestre la Bce nel suo bollettino economico mensile prevede infatti una ripresa dell’attività nell’area dell’8,4%. Ripresa che c’è, seppur “incompleta” in quanto ancora lontana dai livelli pre-covid. Francoforte puntualizza che l’attività nel settore manifatturiero ha continuato a migliorare, a dispetto di un certo rallentamento nel comparto dei servizi.

L’altra notizia positiva di giornata è che in Germania l’indice di fiducia delle imprese Ifo si è attestato a 93,4 punti, in aumento rispetto agli 92,6 di agosto, anche se al di sotto del consenso degli economisti che si attendevano 94 punti. Il sentiment tra i manager tedeschi “è ulteriormente migliorato”, commenta Clemens Fuest, presidente dell’istituto. “Le società hanno valutato ancora una volta la loro situazione attuale migliore rispetto al mese precedente” e “si aspettano inoltre che la loro attività migliori ulteriormente”. Altri, come Carsten Brzeski, Chief Economist di Ing, si spingono a dire che l’indice mostra come “dopo il forte rimbalzo del terzo trimestre, l’economia tedesca è già entrata nella fase successiva della ripresa”.

Per quanto riguarda l’eurozona nel suo complesso l’incertezza sull’andamento della pandemia e sui suoi effetti frena il vigore della ripresa, anche se la domanda sta recuperando in maniera significativa, anche se non sufficiente a innescare l’auspicata inflazione, frenata anche dai bassi prezzi dell’energia e dalla “inutilizzata capacità lavorativa” (leggasi disoccupazione). Ecco perché resta necessario un ampio grado di stimolo monetario, riconfermato nella riunione del 10 settembre 2020. A tal proposito, prevedono un secondo aumento del programma d’emergenza d’acquisto pandemico Jacob Nell, Bruna Skarica e Markus Guetschow di Morgan Stanley. Gli analisti si aspettano una risposta mirata da parte dei governi, non certo un secondo lockdown. Ciò detto però “i rischi al ribasso implicano un’azione anticipata della Bce e quindi ora ci aspettiamo un secondo aumento del Pepp quest’anno”.

A soffrire dell’incertezza saranno soprattutto mercato del lavoro, consumi e investimenti. D’altro canto, l’economia dell’area dell’euro dovrebbe ricevere sostegno dalle favorevoli condizioni di finanziamento, dall’orientamento espansivo delle politiche di bilancio e dal rafforzamento dell’attività e della domanda a livello mondiale. “Nel complesso si ritiene che i rischi per le prospettive di crescita dell’area euro rimangano orientati al ribasso”, afferma la Bce.

“Nell’attuale contesto di elevata incertezza, il consiglio direttivo valuterà con attenzione le nuove informazioni, compreso l’andamento del tasso di cambio in relazione alle sue implicazioni per le prospettive di inflazione a medio termine”, ribadisce l’Eurotower, precisando che il consiglio direttivo resta pronto ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione, laddove opportuno, per mettere in sicurezza il percorso della stabilità dei prezzi verso l’obiettivo “appena al di sotto del 2%”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.