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Destra in Polonia: la memoria corta dei polacchi

Destra in Polonia: la memoria corta dei polacchi

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Alberto Negri
Alberto Negri

31 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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A Varsavia l’estrema destra brucia le bandiere dell’Unione. Dimentica che 30 anni fa, il crollo del muro di Berlino fu possibile grazie a un complicato intreccio che lega Solidarnoisc, Papa Wojtyla e il fallimento del Banco Ambrosiano

Gli italiani hanno contribuito finanziariamente più di chiunque altro al crollo della Cortina di Ferro, ma nessuno, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, ha voglia di ricordarlo.

In Polonia adesso si bruciano le bandiere dell’Unione europea, si intonano cori antisemiti e si nega il collaborazionismo con i nazisti nei campi di sterminio. Eppure il governo di Varsavia nel 2017 ha ricevuto dalla Ue 11,9 miliardi di euro, a fronte di un con- tributo di soli tre miliardi al bilancio comunitario. Verrebbe da dire: facciano la loro Brexit, restituiscano un po’ di soldi, sono liberi di uscire dall’Unione. Già che ci siamo magari po- trebbero anche restituire i miliardi dei risparmiatori bruciati nel fallimento del Banco Ambrosiano – il più grande crack bancario italiano – e offerti dal Papa polacco a Solidarnosc per favorire la loro libertà.

Intanto l’Europa continua a dare retta a governi e Paesi di memoria corta, come la Polonia e l’Ungheria, scivolati nel più retrivo sciovinismo e nazionalismo, che non partecipano alla distribuzione europea dei profughi, esaltano il fascismo e negano persino di avere collaborato, come la Polonia, ai campi di concentramento nazisti.

Il peggio è che Il Vecchio continente li finanzia pure con i nostri soldi: la Germania della cancelliera Merkel del resto li vuole sempre dentro l’Unione europea, in quanto mercati assai importanti per le esportazioni tedesche. È giusto fare anche le pulci al bilancio dell’Italia, ma ogni tanto Bruxelles dovrebbe intervenire per frenare la deriva di questi Paesi, che invece di essere puniti per i loro comportamenti vengono premiati dai fondi europei.
Se l’Italia fosse un Paese degno, dovrebbe schierarsi aperta- mente contro Varsavia e Budapest.

Questo governo però non lo fa, perché ha paura di regalare voti a Salvini: un caro amico del governo polacco e dell’ungherese Orbàn, nonostante siano apertamente contro gli interessi del nostro Paese.

I polacchi si devono essere dimenticati che il loro vero capo di stato, quello che li ha portati avanti, è stato Papa Karol Wojtyla. Ha fatto più il Papa per la Polonia e per far cadere il Muro di Berlino degli Stati Uniti: il bello è che tutto questo è stato pagato con i soldi dei risparmiatori del Banco Am- brosiano. Gli anni ‘80 iniziarono con le manifestazioni e gli

scioperi ai cantieri navali di Danzica che costrinsero il regime comunista di Jaruzelski a concedere l’organizzazione di sin- dacati autonomi. Così nacque Solidarnosc, fondato da Lech Wałęsa, i cui destini si incroceranno con quelli di Wojtyla. Quella di Solidarnosc fu un’esperienza che forse sarebbe stata impossibile senza i finanziamenti vaticani.

E da dove venivano i soldi del Vaticano? Dallo Ior, guidato dal vescovo Paul Marcinkus, e dal Banco Ambrosiano. Marcinkus, coinvolto nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, fu poi raggiunto nel 1987 da un mandato di cattura evitato solo grazie al passaporto vaticano.

In definitiva il più grande successo politico di Wojtyla, e quindi occidentale, è stato il risultato di oscure trame finanziarie che videro tra i protagonisti anche la Loggia massonica P2 di Licio Gelli, l’Opus Dei e Roberto Calvi, il “banchiere di Dio” capo dell’Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Emblematica una frase di Licio Gelli, gran maestro della Loggia P2, che afferma: “Nel settembre 1980 Calvi mi confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una som- ma di 80 milioni di dollari al movimento Solidarnosc e aveva solo una settimana per versare il denaro”.

Il castello di carte dell’Ambrosiano crollò nel 1981 con la scoperta della loggia P2 che lo proteggeva: Calvi, rimasto senza protezioni ad affrontare lo scandalo, cercò l’intervento del Vaticano e dello Ior ma poco meno di due mesi dopo, il 21 maggio 1981, venne arrestato per reati valutari, processato e condannato. Il 18 giugno 1982 Calvi viene ritrovato impiccato sotto un ponte di Londra.

Quattro giorni dopo la misteriosa morte del banchiere il mini- stro del Tesoro Beniamino Andreatta, su proposta della Banca d’Italia, allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi, disponeva lo scioglimento degli organi amministrativi dell’istituto. Sul Banco gravava un buco finanziario di 1.200 miliardi di lire, uno dei più grandi crack della storia italiana. Sarebbe interessante che i polacchi, ancora fuori dall’euro e affezionati allo zloty, si studiassero questa bella storia, magari per riflettere un po’ prima di bruciare una bandiera europea. E visto che è un popolo di devoti, accendano un cero al beato Giovanni Paolo II, in memoria dei risparmiatori e degli azionisti buggerati nel fallimento del Banco Ambrosiano.

Alberto Negri
Alberto Negri
È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante". Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.
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