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Deficit italiano. Scenari di (in)sostenibilità

09 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • Cosa significa sostenibilità del debito pubblico?

  • Cos’è il disavanzo (italiano) del Target 2?

Sono ormai molti mesi che il deficit italiano è tornato a far parlare di sé. Cosa ne pensano gli asset manager internazionali, coloro che quotidianamente decidono dove allocare la ricchezza? La parola ad alcune società di gestione del risparmio

Il mantenimento delle promesse elettorali in Italia si scontra costantemente con il deficit dei nostri conti pubblici. Secondo il gestore californiano Tcw, l’implementazione immediata di tutte le misure avrebbe un costo pari a circa il 7% del Pil italiano. L’aggiornamento del Def per ora non include tutte le misure promesse in campagna elettorale, ma è improbabile che il governo giallo-verde vi rinunci del tutto.

Il debito pubblico italiano è sostenibile?

No. Quando si parla di disavanzo sostenibile dei conti pubblici, si fa riferimento ad un rapporto deficit / Pil costante. Se l’elemento al numeratore (il debito) cresce più velocemente di quello al denominatore (il Pil), i conti sono presto fatti. Dal momento che l’Italia spende già il 3,5% del Pil per il pagamento degli interessi, per mantenere il deficit complessivo a livelli accettabili occorre un avanzo primario stabile pari almeno all’1,5% del Pil. La nota di aggiornamento al Def (Nadef) contiene maggior spesa pubblica per 40 miliardi. “Sostenibile solo se associata a un’improbabile impennata del Pil. Che non ci sarà perché, con l’aumento dello spread, salirà il costo dell’emissione di obbligazioni per banche e imprese e la perdita di valore dei risparmi” (fonte: lavoce.info).

Courtesy TCW

Secondo gli analisti di Tcw, le stime sul Pil 2018 e 2019 dovrebbero essere riviste al ribasso dello 0,2-0,3% (all’1-1,2% del Pil reale per il 2018/2019). In più, dovrebbero essere considerati anche i costi di finanziamento più elevati, considerando la fine del Qe.

La fine del quantitative easing

Nel momento in cui interromperà l’espansione del bilancio a dicembre 2018, la Bce avrà comprato circa 366 miliardi di euro di titoli di Stato italiani, pari al 17% del debito pubblico del Paese. Il reinvestimento in titoli in scadenza sarà comunque considerevole. Dato il profilo di maturity e la ripartizione sui diversi paesi del portafoglio della Bce, gli analisti si aspettano un reinvestimento di 30 miliardi di euro in obbligazioni italiane.

Tuttavia, la fine degli acquisti netti di asset significa che il settore privato dovrà assorbire una porzione maggiore del fabbisogno di finanziamento lordo dell’Italia, al ritmo di 4,5 miliardi di euro in più al mese. È un ammontare gestibile, fintanto che il livello di indebitamento dell’Italia è considerato sostenibile.

L’aumento del deficit Target 2

Come se non bastasse, l’Italia ha un consistente deficit del cosiddetto Target 2, peggiorato dopo il sell off delle obbligazioni italiane dello scorso maggio 2018. Cos’è in sintesi il Target 2?

Si tratta del sistema di gestione e compensazione dei pagamenti in euro adoperato quotidianamente dalle banche nazionali e commerciali. Un deflusso dal settore bancario italiano verso un altro stato dell’area dell’euro crea una voce negativa per la Banca d’Italia nel sistema Target 2 contestualmente una positiva per la Banca centrale del Paese beneficiario. Ad esempio, quando un cittadino italiano acquista una Bmw nuova, vi è un deflusso di euro dal suo conto corrente (italiano) a favore di una banca tedesca.

I saldi del Target 2 erano migliorati, per poi peggiorare recentemente. L’Italia ha infatti accumulato una passività nei confronti del sistema Target 2 di circa 490 miliardi euro. Ma non era stato sempre così. Nel 2009 il saldo dell’Italia era positivo per 54,8 miliardi, per poi ridursi a 3,4 nel 2010. Nel 2012 è quindi sceso a -255 miliardi di euro. Dal 2014 (-208 miliardi) in poi, anno di attivazione del Qe, la passività è aumentata ancora, fino a raggiungere i 490 miliardi attuali.

I deflussi di capitali

Il fatto che ci siano attualmente flussi netti in uscita dall’Italia verso altri paesi della zona euro evidenzia che l’attrattiva degli investitori stranieri per l’esposizione al rischio Italia resta debole, se paragata ai livelli pre-2011. Infatti, secondo TCW “quando gli investitori stranieri vendono titoli di Stato italiani alle autorità monetarie, potrebbero utilizzare il ricavato per acquistare obbligazioni societarie italiane, o per fare un investimento azionario su un’attività locale”.

Courtesy TCW

In conclusione

Secondo TCW, nel 2019 non ci sarà il temuto downgrading, anche se l’outlook è peggiorato e gli investitori sono diffidenti. Secondo La Financière de l’Echiquier invece a preoccupare è la costituzione del disavanzo aggiuntivo. Alimentato, tra l’altro, dal reddito di cittadinanza, il quale “dovrebbe sostenere l’economia senza risolvere tuttavia il principale problema italiano: la bassa crescita potenziale del paese”.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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