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Decreto Natale, tutte le perdite attese settore per settore

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

04 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Lo scorso anno 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85mila locali aperti per l’occasione, spendendo complessivamente 270 milioni di euro

  • Fipe Confcommercio: “Se si vuole impedire ai ristoranti di lavorare a cena, bisogna compensare le perdite al 100%”

  • Secondo uno studio di Banca Ifis, sebbene le pmi tricolori abbiano affrontato la crisi finanziariamente più solide, il 61% si attende una contrazione del fatturato nel 2020

Entra in vigore il “decreto Natale”: stop agli spostamenti tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. Ristoranti aperti solo a pranzo nei giorni festivi. Serrati gli impianti sciistici. Fipe Confcommercio: a rischio 720 milioni di fatturato. Ecco tutte le perdite attese settore per settore

Mentre si avvicinano le feste natalizie e alcune città iniziano a illuminarsi, entra ufficialmente in vigore un nuovo dpcm. Firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il “decreto Natale” introduce il divieto agli spostamenti tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo i casi di lavoro, necessità, salute e rientro presso la propria residenza, domicilio o abitazione. Stop anche agli spostamenti tra Comuni il 25 e 26 dicembre e l’1 gennaio. I ristoranti, invece, resteranno aperti a pranzo anche a Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania, ma i tavoli potranno ospitare un massimo di quattro persone (salvo siano tutti conviventi). Confermata la consegna a domicilio e l’asporto fino alle 22, mentre i bar e gli altri locali di somministrazione resteranno aperti dalle 5 alle 18 nelle zone gialle. Chiusi anche gli impianti sciistici fino all’Epifania. Ecco tutte le perdite attese settore per settore.

Fipe: a rischio 720 milioni di fatturato

Secondo le stime di Fipe-Confcommercio, senza le cene di Natale e Capodanno, i ristoranti rischiano di perdere 720 milioni di fatturato. Lo scorso anno, spiega la federazione, 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85mila locali aperti per l’occasione, spendendo complessivamente 270 milioni di euro. A questi si aggiungono altri 445 milioni di euro spesi da 5,6 milioni di persone per il cenone di Capodanno, per un totale di circa 720 milioni di euro. “Dicembre non è un mese come gli altri, da solo vale 7,9 miliardi, praticamente il 20% dei fatturati di un anno. Quindi, se si vuole impedire ai ristoranti di lavorare a cena, bisogna compensare le perdite al 100%, basandosi sui fatturati dello scorso dicembre”, commenta la federazione, aggiungendo che “l’idea di imporre un coprifuoco generalizzato alle 22 per tutte le feste natalizie, con lo stop a bar e ristoranti alle 18 il 25 e 31 dicembre, non ha alcun senso né motivazione scientifica”.

Confturismo: nell’arco alpino le chiusure costano 2,4 milioni

Ma a essere colpiti sono anche gli impianti nei comprensori sciistici che, tra alloggio, ristorazione, impianti, shopping, intrattenimento e servizi vari, rischiano un buco da 2,4 miliardi di euro solo nell’arco alpino tra dicembre e marzo. Una cifra, precisa Confturismo-Confcommercio, “cui si devono aggiungere anche la mancata spesa per l’acquisto di accessori, abbigliamento e attrezzature per lo scii”, oltre all’ulteriore “perdita di spesa complessiva derivante dalle altre località sciistiche del nostro Paese”. Secondo l’associazione, infatti, nello stesso periodo in condizioni di normalità si arrivano a contare fino a 20 milioni di presenza turistiche, considerando anche coloro che si recano nelle seconde case di proprietà ed escludendo invece gli escursionisti (coloro che trascorrono una giornata presso le località sciistiche senza pernottare). “Anche nell’ipotesi di una riapertura degli impianti – conclude – sempre tenendo conto delle restrizioni alla mobilità dei turisti sia per l’ingresso dai confini nazionali sia per lo spostamento tra regioni o aree del Paese, verrebbero a mancare oltre 12 milioni di notti a destinazione, pari a una perdita stimata di spesa di almeno 1,7 miliardi di euro”.

Confcommercio Trentino: settore terziario nell’occhio del ciclone

Sulla stessa linea d’onda anche Giovanni Bort, presidente di Confcommercio Trentino, secondo il quale la questione dell’apertura degli impianti di risalita metterebbe in gioco l’intero settore terziario che, tra turismo e commercio, rischia un buco da un miliardo di euro. “Non è solo una questione limitata alle piste – spiega – Lo sci per il Trentino significa alberghi, bar, ristoranti, negozi, grossisti e servizi. È ormai acclarato che il turismo valga il 20% del nostro prodotto interno lordo. Chiudere gli impianti significa far chiudere per sempre centinaia di imprese, con un effetto a cascata incalcolabile sull’intera economia provinciale”.

Banca Ifis: fatturato in calo per il 61% delle pmi

Intanto, sebbene le piccole e medie imprese tricolori abbiano affrontato lo shock pandemico finanziariamente più solide (avendo ridotto il peso dei debiti finanziari sul fatturato del -2,4% dal 2017 al 2019), il 61% si attende una contrazione del fatturato nel 2020. Si tratta prevalentemente delle aziende attive nei settori delle costruzioni, della meccanica e della moda, mentre sul versante opposto si posizionano agroalimentare e tecnologia. A rivelarlo è un’indagine di Banca Ifis che, tra i mesi di luglio e novembre, ha raccolto ed elaborato i trend economico-patrimoniali di circa 82mila bilanci di altrettante pmi appartenenti a nove settori produttivi (agroalimentare, automotive, chimica & farmaceutica, costruzioni, logistica & trasporti, meccanica, moda, sistema casa e tecnologia), ma anche le opinioni degli imprenditori condensate in 257 questionari e approfondite in 20 interviste su un gruppo significativo di pmi “top” e quasi un milione di conversazioni social, blog, forum e commenti su testate giornalistiche di oltre 510mila autori unici intercettati sul web.

Tuttavia, la crisi pandemica e i cambiamenti di mercato derivanti, precisano i ricercatori, hanno spinto anche il tessuto delle pmi italiane ad avviare “un percorso di rinnovamento dei modelli di business, che ha trovato nell’ascolto del cliente la sua forza propulsiva”. Il 45%, infatti, si è focalizzata sulla servitization (trasformazione del prodotto in servizio o arricchimento del prodotto con servizi pre e post vendita, ndr) per fronteggiare la richiesta di prodotti innovativi e personalizzati. Inoltre, la stessa relazione con il cliente ha spinto un’accelerazione dell’utilizzo delle tecnologie digitali, al punto che la penetrazione tra le pmi è salita dal 45% di gennaio 2020 al 66% attuale. Infine, l’85% delle aziende che pongono attenzione alla ricerca & sviluppo hanno mantenuto o incrementato gli investimenti, al fine di sostenere la competitività anche nel medio-lungo periodo, esplorare nuovi mercati e fornire nuovi prodotti e servizi.

Rita Annunziata
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