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Dati Pmi e proiezioni Pil: la Cina sogna il sorpasso sugli Usa

Dati Pmi e proiezioni Pil: la Cina sogna il sorpasso sugli Usa

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

01 Settembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Secondo JP Morgan la Cina sarà l’unico paese a crescere nel 2020 (2,5%)

  • Tutti gli indici pmi sono in territorio positivo, anche se preoccupano la dipendenza dalla domanda estera e il debito crescente

  • Il congiunto tra recessione americana ed espansione cinese potrebbe velocizzare il catching-up di Pechino su Washington

Mentre i paesi di tutto il mondo a breve passeranno dall’emergenza sanitaria a quella economica, l’epidemia non sembra avere fermato la corsa della Cina a diventare la più grande potenza economica al mondo. Da Jp Morgan a Deutsche Bank le proiezioni sul Pil cinese sono di crescita anche per il 2020, confermate da dati Pmi per lo più tutti in campo positivo. Le criticità rimangono dipendenza dall’export e crescita del debito

Portando indietro le lancette della storia, difficilmente si troverà un anno in cui il Pil mondiale si sarà così contratto. Dagli Stati Uniti al Giappone, passando dai paesi europei tutte le più grandi economie al mondo a fine anno registreranno una decrescita che, in alcuni casi, sarà addirittura a due cifre. In questo scenario solo la Cina, secondo le ultime stime, conoscerà un’espansione economica. Il tanto atteso sorpasso economico della Cina su gli Stati Uniti è dunque dietro l’angolo?

La ripresa economica

Con il coronavirus sotto controllo, Jp Morgan ha rivisto l’attesa di crescita del Pil cinese al 2,5% dal 1,3% di aprile. (Una crescita simile in Italia non si vede da vent’anni). Secondo Deutsche Bank la differenza tra la crescita europea e quella cinese è stimabile per il 2020 in 10 punti percentuali, il doppio della previsione fatta a inizio anno. Le proiezioni sugli altri paesi sono difatti tutte negative. In particolare, gli Stati Uniti, di cui solo la Cina può metterne in discussione il ruolo di egemone economico, nel 2020 potrebbero subire una contrazione perfino del 8%.

Proiezioni 2020 di contrazione del Pil. Source: Wsj

I dati Pmi

Dati incoraggianti che confermano la veloce ripresa economica della Cina, che al primo trimestre ha perso il 6,8% per recuperare il 3,2% nel secondo, arrivano dagli indici Pmi. Il National Bureau of Statistic ha annunciato che l’indice pmi non-manifatturiero, che copre una grande varietà di settori, è cresciuto fino a 55,2 in agosto dal 54,2 del mese precedente. Trainante è stato il settore dei servizi, il cui indice in un mese è cresciuto dal 53,1 al 54,3. Trend inverso per l’indice pmi manifatturiero, che è ad agosto è sceso dell’0,1 attestandosi a 51,0 Ad ogni modo tale indice è rimasto sopra 50, valore soglia al di sopra del quale si segnala una situazione di espansione, negli ultimi sei mesi.  L’indice Pmi manifatturiero sviluppato da Caixin/Markit infine è salito in agosto a 53,1, contrariamente al 52,7  previsto dagli economisti. Si tratta secondo le due società dell’espansione mensile più veloce dal gennaio del 2011

Una panoramica dunque molto positiva, soprattutto alla luce della contrazione del commercio estero, su cui la Cina ha sempre fatto molto affidamento. Secondo Iris Pang, economist di Ing Bank intervistata dal Wsj, infatti “questi dati mostrano come l’economia cinese potrebbe contare anche sulla sola domanda interna”.

Sarà catching-up?

In questo scenario il catching-up, il raggiungimento economico della Cina sugli Stati Uniti, non è più un miraggio. Se è vero che non si tratta di giorni, il sorpasso si potrebbe verificare prima di quanto gli esperti pensino. Sebbene infatti ad oggi il Pil cinese aggiustato per l’inflazione si attesti al 70% di quello statunitense, se questi rapporti di crescita dovessero continuare nei prossimi anni si potrebbe arrivare a fine decade con i due paesi molto vicini in termini di potenza economica. Tale ipotesi è suffragata anche guardando all’analisi di Deutsche bank, la quale ha confrontato il percorso di crescita delle due economie sul periodo 2019-2023. Se prima del coronavirus l’economia cinese era stimata crescere del 26%, contro l’8,5% degli Stati Uniti, ora il divario tra queste stime si è ampliato. Il dato cinese è stato rivisto al 24% mentre quello americano al 3,9%, meno della metà della proiezione dell’anno scorso.

 

Impatto del coronavirus sulla dinamica di crescita cinese. Source: Wsj

Debito e export

Non sono pochi però quelli che mettono in dubbio la sostenibilità di questa crescita. I problemi più rilevanti sembrano essere la dipendenza dall’export e la crescita del debito. Per quanto riguarda il primo aspetto infatti, secondo il Wsj, un quinto del Pil cinese dipende dalle esportazioni, il che la rende troppo dipendente dalla domanda dei consumatori americani ed europei ancora alle prese con la pandemia. Anche per questo lo stesso Xi Jinping si era espresso negli scorsi mesi per un’economia maggiormente incentrata sulla domanda domestica. L’altra tematica è quella di un debito che sta crescendo sempre di più. L’Institute of International Finance ha stimato che nel primo trimestre del 2020il rapporto Debito/Pil abbia raggiunto addirittura il 317%.

Infine, la Cina rimane molto distante rispetto agli altri paesi avanzati in termini di Pil pro capite, attestandosi al 69esimo in questa classifica. Sebbene infatti la crescita del Pil a livello aggregato sia forte, un cittadino cinese in media possiede solo 10.500 dollari.

 

 

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