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Dall’emergenza alla sostenibilità: come gestire i rischi covid

Dall’emergenza alla sostenibilità: come gestire i rischi covid

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

16 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Si è tenuta la conferenza “Dall’emergenza alla sostenibilità: strumenti finanziari, misurazione dei rischi e modelli di filiera covid-free” organizzata da Assiom Forex

  • Sara Silano editorial manager di Morningstar Italia è intervenuta presentando dati storici su crisi e epidemie del passato e evidenziando come gli indici Morningstar esg e i fondi esg abbiano sovraperformato indici e fondi tradizionali

  • Niccola Saccani, professore presso l’università di Brescia, ha incentrato il suo intervento su quali sono i caratteri che rendono la catena del valore delle imprese più resiliente alle crisi

Dagli investimenti alle imprese il filo conduttore idrorepellente agli shock è fatto di sostenibilità. La storia è mentore, i criteri esg la via per non ripetere gli sbagli di ieri

Il covid ha reso chiaro come ci sia un sistema resiliente ed uno fragile alle intemperie. Sia da un punto degli investimenti sia nel modo di fare impresa. Tra investitori e imprenditori chi si è salvato e chi no? Quali sono le indicazioni per il futuro? A queste domande si è cercato di dare una risposta nella conferenza “Dall’emergenza alla sostenibilità: strumenti finanziari, misurazione dei rischi e modelli di filiera covid-free” tenutasi nella giornata di ieri e organizzata da Assiom Forex. Tra gli ospiti Sara Silano, editorial manager di Morningstar Italia e Niccola Saccani, professore di ingegneria meccanica e industriale presso l’università di Brescia, che rispettivamente hanno presentato dati molto interessanti sui investimenti e imprese.

Le lezioni della storia e la chiave esg per i portafogli di domani

Le domande degli investitori sono sempre rivolte al futuro e mai al passato e ciò che ora preme più di tutto è capire se ci aspettano tempi duri o una ripresa dell’economia. I dati che vengono in soccorso arrivano però dal passato. Delle 191 recessioni dal 1950 ad oggi, avvenute in 48 diversi paesi, analizzate da Morningstar, solo l’1% ha avuto un impatto sul pil nel lungo il periodo. Nel 16% dei casi si è tornati ai livelli pre crisi nei cinque anni successivi. Lo shock di questo 2020 dovrebbe rientrare in questa casistica, al netto di possibili errori di politica economica, il verificarsi di una crisi finanziaria e danni strutturali all’economia. Scenari che tuttavia hanno bassa probabilità di verificarsi. Anche i rischi comportamentali, quali cambio di abitudini e paura si pensa che possano avere un effetto limitato.

Passando ai mercati e analizzando le performance degli indici azionari di Italia, Stati Uniti e Cina durante le epidemie del passato emerge come la penisola, a differenza delle altre due super potenze, abbia molto spesso avuto una performance sotto la media. Ma in questa epidemia la vera discriminante non sembra essere geografica quanto invece intrinseca alle singole società. Chi integra i principi esg vola anche in borsa. Gli indici Morningstar esg hanno sovraperfomato in tutto il corso dell’anno gli indici tradizionali. Anche guardando ai fondi lo scenario non cambia. Chi adotta una strategia sostenibile non solo ha avuto un rendimento più alto ma anche una probabilità di sopravvivenza maggiore.

Come deve essere la supply chain per essere resiliente

Improbabile sì, impossibile no. Che il covid-19 fosse un evento non atteso non è del tutto vero. Stando alla mappa dei global risk elaborata dal World Economic Forum dello scorso autunno il pericolo di una epidemia seppur con una probabilità bassa era nei radar degli addetti. Eppure ci si è trovati del tutto impreparati, soprattutto le imprese in gran parte mancanti di piani di contingenza rispetto a shock di domanda ma anche di offerta. I problemi maggiori si sono verificati dal lato della supply chain. Si stima che l’80% delle aziende mondiali manifatturierie abbia almeno un fornitore di secondo o di terzo livello nel distretto di Wuan, epicentro dell’epidemia. Quali caratteri dovrebbe avere una catena del valore per essere resiliente?

Secondo Saccani una supply chain virtuosa ha delle precise caratteristiche. Innanzitutto deve essere corta. Non esposta dunque a una pluralità eccessiva di intermediari, soprattutto dislocati in diverse aeree del mondo. Si è notato infatti che la maggiore vicinanza e prossimità al centro di mercato garantisca più stabilità. Inoltre deve essere circolare. Le aziende con un modello circolare subiscono molto meno la grande volatilità di prezzo del mercato delle materie prime, essendo meno dipendenti per via del riutilizzo. Secondo il rapporto Greenitaly 2020, il 16% delle le aziende green ha aumentato il fatturato quest’anno, contro il 9% delle aziende tradizionali. Il terzo carattere è la ridondanza. Le aziende dovrebbero avere abbondanza di alternativa su diversi fronti, dai fornitori e ai settori di sbocco, per fare fronte a discontinuità. Il costo è più alto ma si previene il rischio di dover affrontare perdite molte ingenti. Infine caratteri cruciali di una supply chain efficiente sono la flessibilità e la servitizazzione. Con il primo termine si indica la capacità della catena di gestire aumenti e contrazioni della domanda, con il secondo la capacità di creare attorno al prodotto tutta una serie di servizi, le cui vendite risultano meno impattate rispetto a quelle del prodotto stesso.

Italia: la resilienza del settore finanziario e l’indebitamento delle imprese

Infine quale è stato l’impatto su un paese fragile come l’Italia, con un tessuto industriale incentrato sulle pmi e vecchio da un punto di vista demografico? Al di là di quelli che saranno gli effetti sul pil ci sono dei dati interessanti e positivi. Stando ai dati di giugno sembra che gli italiani abbiano dato fiducia al settore finanziario. Gli asset manager sono andati molto bene aumentando sia la raccolta e in alcuni casi inserendo nuovi promotori finanziari. Da un punto di vista di raccolta e impieghi, i depositi bancari e i presiti ai privati sono aumentati mentre la raccolta obbligazionaria e le sofferenze diminuite. Per quanto riguarda invece le imprese il risultato più interessante è forse il ricorso al finanziamento esterno. Negli ultimi due anni sia il credito bancario che quello commerciale sono aumentati del 30%. Una vera rivoluzione che ha toccato tutti i settori e che è stato all’insegna dell’innovazione. Le forme di finanziamento alternative, un anno fa a zero, sono aumentate del 7%. Infine da notare come le aziende che hanno adottato acceleratori digitali sono state molto meno impattate dalla crisi.

Lorenzo Magnani
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