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Crisi, giù le mani dai risparmi degli italiani

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

14 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • 1.400 miliardi di euro fermi nei conti correnti o in liquidità

  • Accrescendo le risorse costituenti i fondi di garanzia, si stimola il moltiplicatore prestiti-depositi, aumentando la circolazione monetaria

  • Il Paese, per ridotta spesa per investimenti, presenta livelli di produttività modesti rispetto alle principali economie

Ecco quali potrebbero essere gli strumenti di politica economica volti a contenere, da un lato, la crisi che si ripercuoterà su imprese e famiglie e, dall’altro lato, a fornire garanzie nella concessione di finanziamenti

Il viceministro Antonio Misiani (Mef) prima e il sottosegretario Gian Paolo Manzella (ministero dello Sviluppo economico) dopo hanno ceduto alla moda che definisce i risparmiatori italiani colpevoli di lasciare i risparmi sui conti bancari.

Il primo affermava che gli italiani hanno 1.400 miliardi di euro fermi nei loro conti correnti o in liquidità e che “non dobbiamo inventare patrimoniali ma strumenti che permettano di convogliare queste risorse verso l’economia reale”. La sua proposta è quella di “un patto tra risparmiatori, Stato e sistema produttivo con l’emissione di titoli a lunghissimo periodo per raccogliere risorse da destinare al rilancio e alla ripartenza del Paese”.

Il secondo, invece, sottolinea che “è giunto il momento (in questa fase critica provocata dall’epidemia) che la liquidità sui conti venga canalizzata (attraverso Pir o Eltif) verso le imprese”. Eppure, per tante famiglie, la crisi di queste settimane potrà essere più sopportabile economicamente grazie proprio alle risorse liquide che tanti, nel recente passato, hanno sconsigliato di lasciare sui conti, suggerendo, piuttosto, di impiegarle sui mercati, oggi, purtroppo, in forte perdita.

“Chiariamo subito un concetto: i risparmi (per lo meno una buona parte) non sono immobilizzati dai depositanti. Sono, a disposizione delle banche che, invece di impiegare professionalmente la liquidità verso l’economia reale, la detengono ferma in riserve (addirittura con tassi negativi se depositata presso la Bce)”, spiega Matteo Montedoro, esperto che da oltre 30 anni propugna e pratica i valori di Economia e Finanza Civile nel lavoro e nel risparmio per lo sviluppo sociale e del territorio. “I depositi costituiscono una fonte di raccolta finanziaria per le banche che, negli ultimi anni, hanno ridotto l’attività creditizia, accrescendo l’impiego in forme varie di riserve, a causa della lunga crisi attraversata e dei vincoli sempre più stringenti delle autorità di Vigilanza. La liquidità dei risparmiatori (1.400 miliardi di euro) è, dunque, già disponibile nei bilanci bancari. Per mobilitarla si deve distoglierla dalle riserve”.

Come evitare futuri incrementi di crediti problematici

Secondo l’esperto, “oltre all’attenuazione, già adottata dalla Vigilanza, dei vincoli sui requisiti patrimonio, per evitare futuri incrementi di crediti problematici, occorre il rilascio di garanzie pubbliche sulle nuove concessioni alle imprese, così come è previsto col decreto Liquidità (che potrebbe essere migliorato, soprattutto per il Fondo centrale di garanzia in favore di pmi di alcuni settori produttivi e in riferimento al vincolo di garanzia al finanziamento pari al 25% del fatturato). Accrescendo le risorse costituenti i fondi di garanzia, si stimola il moltiplicatore prestiti-depositi, aumentando la circolazione monetaria. Con qualche decina di miliardi si genera un effetto leva con volume molto consistenti. I recenti provvedimenti del nostro governo volti a sostenere il reddito in questa fase acuta della crisi conseguente il blocco delle attività produttive per ragioni sanitarie, sono interventi di politica economica necessari ma, pur non sapendo ancora per quanto, transitori. Le prossime, impellenti, decisioni di politica economica dovranno concernere gli investimenti pubblici da azionare, a partire da quelli già approvati, ma ancora fermi. Il Paese, per ridotta spesa per investimenti, presenta livelli di produttività modesti rispetto alle principali economie. La ricerca tecnologica e quella sanitaria meriterebbero ben altri sostegni rispetto agli attuali. Per essere attrattori di risorse finanziarie occorre attivare questi volani fondamentali di sviluppo economico e sociale”.

Come affrontare l’attuale crisi

Per anni le politiche di bilancio formulate più per consenso elettorale che per pianificazione e sviluppo economico, hanno accresciuto il debito pubblico e creato pregiudizi da parte dei partner europei. “Essendo l’attuale crisi di portata sistemica, occorreranno ingenti risorse di differente provenienza (Bei, Fondi strutturali, Mes, ecc.) senza vincoli condizionali in merito al rimborso ma con specifici vincoli di canalizzazione di spesa (spesa sanitaria, sostegno dei redditi, facilitazioni finanziarie alle imprese, investimenti pubblici, ecc.)”, spiega Montedoro, che poi conclude dicendo: “Le incentivazioni fiscali, proposte da alcuni politici per convogliare i depositi a sostegno della crisi cui sono esposte le imprese nel presente e nel prossimo futuro, non costituiscono strumenti di mitigazione dei rischi. Per la natura e le cause dell’attuale crisi economica, i soggetti assuntori di impegni e dei rischi per fronteggiarla non possono che essere istituzioni pubbliche (sia politiche che finanziarie) nazionali e comunitarie. La liquidità dei risparmiatori può essere coinvolta tramite canale bancario e finanziario, in presenza di mitigazioni offerte da garanzie pubbliche”.

Maddalena Liccione
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