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Crisi: giù le aspettative sul 1° trimestre, su il disagio sociale

Crisi: giù le aspettative sul 1° trimestre, su il disagio sociale

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Peggiorano le aspettative delle imprese sulle proprie condizioni economiche nei prossimi tre mesi, soprattutto nei servizi e nelle costruzioni

  • Il tasso annuo d’inflazione è atteso al -0,1% tra sei mesi, 0,1 tra un anno, 0,4 tra due anni e 0,8 su un arco temporale compreso tra i tre e i cinque anni

  • L’indice di disagio sociale sale nel mese di novembre a 21,2 (+0,2 punti su ottobre). Atteso un ulteriore peggioramento dell’indicatore in primavera

L’anno pandemico si chiude con un deterioramento delle aspettative: la quota di imprese tricolori che non si attende alcun miglioramento nel corso del primo trimestre è salita al 45%. Ma a peggiorare è anche il disagio sociale generato dalla disoccupazione e dalla variazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto

Lo scorso anno si è concluso con uno sgretolamento delle aspettative. Secondo un’indagine di Banca d’Italia, condotta tra il 23 novembre e il 15 dicembre, le valutazioni delle imprese tricolori con almeno 50 addetti sulla situazione economica generale si sono infatti deteriorate rispetto alla precedente rilevazione di fine estate (27 agosto-17 settembre). Il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento è scivolato a -55,5 punti percentuali (da -6,1 di settembre e -89 di giugno) trainato in particolare dai servizi, “più direttamente colpiti dalla recrudescenza della pandemia”, si legge nello studio. Ma a peggiorare è anche la quota di aziende che non si attende alcun miglioramento nel corso del primo trimestre del 2021.

Stando all’indagine, infatti, tale quota è salita dal 32 al 45%, seppur inferiore rispetto ai massimi storici sfiorati all’inizio dell’anno pandemico (70%). Sulla stessa linea d’onda anche le aspettative sul miglioramento delle proprie condizioni economiche nel breve termine, con il saldo tra giudizi di miglioramento e peggioramento al -14,5% nel quarto trimestre del 2020 contro il -5,9% del terzo trimestre, guidato dai servizi (-19,0%) e dalle costruzioni (-18,2%). Il saldo tra aspettative di aumento e di contrazione della domanda totale nei prossimi tre mesi, invece, è scivolato dal 14 all’1,6%, restando positivo nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni (8 e 13%) e diventando negativo nei servizi (-6%). “Un settimo delle imprese dell’industria in senso stretto, un quinto di quelle delle costruzioni e una su quattro nei servizi – aggiungono i ricercatori – si aspettano un livello del fatturato realizzato nel quarto trimestre inferiore di almeno il 25% rispetto al terzo”. Il 74%, inoltre, afferma di non aver ancora recuperato i normali livelli di attività e si attende un tale recupero tra 15 mesi (circa due in più rispetto all’indagine precedente).

Tasso annuo d’inflazione a -0,1% tra sei mesi

Ad ampliarsi è anche il saldo negativo fra giudizi di miglioramento e peggioramento delle condizioni per investire, dal -8% al -16%. Negative poi le valutazioni sull’accesso al credito, da 2 a -1 punti percentuali, “soprattutto a seguito della riduzione dei giudizi di miglioramento espressi dalle imprese con più di 1.000 addetti o che operano nel sud e nelle isole”, precisano i ricercatori. Fronte investimenti, invece, le attese sul primo semestre del 2021 sembrano essere trainate da un maggiore ottimismo, anche se il saldo tra chi si attende un incremento e chi si attende una riduzione è più marcato nell’industria (18%) e meno nei servizi e nelle costruzioni (rispettivamente 2 e 7%). Il tasso d’inflazione è atteso al -0,1% tra sei mesi, 0,1 tra un anno, 0,4 tra due anni e 0,8 in un arco temporale compreso fra i tre e i cinque anni.

Confcommercio: indice di disagio sociale a 21,2

Chiude il cerchio l’occupazione, che nel primo trimestre dell’anno è attesa ancora in calo, anche se la quota tra chi intende ampliare il numero di addetti e chi intende ridurlo passa da -6 a -4 punti percentuali. Anche in questo caso, il saldo relativo alle imprese attive nei servizi risulta essere più negativo (-8%) rispetto all’industria in senso stretto (-1%). Restando sul tema occupazione, a peggiorare in chiusura dell’anno è anche il Misery index Confcommercio, l’indice che misura mensilmente il disagio sociale generato dalla disoccupazione estesa (disoccupati, sottoccupati, cassaintegrati e scoraggiati) e dalla variazione percentuale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza di acquisto. Nel mese di novembre, infatti, si è attestato su un valore stimato di 21,2, in crescita di 0,2 punti percentuali rispetto a ottobre. Una crescita ancora contenuta, legata secondo gli esperti alle limitazioni dei licenziamenti e al permanere di una situazione di deflazione, ma che potrebbe acuirsi in primavera “con il rischio sempre più concreto per molte imprese di uscire dal mercato, con la conseguente perdita di posti di lavoro”, spiegano.

A novembre, intanto, il tasso di disoccupazione ha toccato l’8,9% (0,6 punti percentuali in meno su ottobre), i livelli occupazionali sono saliti a +63mila unità, mentre il numero di individui alla ricerca di lavoro è crollato a -168mila unità in termini congiunturali. Una situazione che riflette, come accaduto nella scorsa primavera, “la traslazione di parte dei disoccupati verso l’inattività, viste le difficoltà in questo momento di svolgere un’attività di ricerca”, si legge nell’analisi. Inoltre, nello stesso periodo, le ore autorizzate di Cassa integrazione hanno superato i 257 milioni, cui si aggiungono altri 129 milioni di ore per assegni erogati da fondi di solidarietà. Nel complesso, il 96,4% delle ore autorizzate riporta come causale la crisi pandemica, una percentuale in crescita su ottobre.

Rita Annunziata
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