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Crescita globale: gli Usa tornano al timone

21 Maggio 2018 · Teresa Scarale

  • Nonostante le preoccupazioni relative a settore tecnologico, tensioni commerciali e aumento dei tassi di interesse, l’economia statunitense continua a veleggiare

  • I segnali inviati da volatilità e curva dei rendimenti

Il ruolo Usa di leader mondiale della crescita pare ancora solido: la loro economia continua a tenere un buon andamento e le stime sono state riviste al rialzo. I fondamentali appaiono solidi e non si vedono segnali di allarme che indichino un deterioramento imminente o significativo della crescita

Oh capitano, mio capitano! Nelle parole di Walt Withman riverbera il  destino degli Usa. All’alba della terza decade del secondo millennio la crescita economica è ancora trainata dagli Stati Uniti.

Ciò, nonostante alcuni elementi di disturbo si siano addensati sullo scenario americano nel primo trimestre. Le preoccupazioni normative relative al settore tecnologico. Le tensioni commerciali col Dragone. La prospettiva di un aumento dei tassi di interesse poi, ha contribuito non poco a frenare i rendimenti dei titoli azionari statunitensi.

L’economia statunitense continua infatti a mantenere un buon andamento e le stime di crescita sono state riviste al rialzo. Sembra che gli Usa abbiano riconquistato, almeno per il momento, il loro ruolo di leader mondiale della crescita.

La visione ribassista di alcuni analisti suggerisce che si stia cominciando a vedere la fine del ciclo. Tuttavia altri, come il team Emea multi asset di Bmo Global Asset Management, ritengono che il loro pessimismo sia al momento fuori luogo.

I fondamentali appaiono solidi e non si vedono segnali di allarme che indichino un deterioramento imminente e significativo della crescita. La curva dei rendimenti Usa appare si leggermente appiattita, ma non si è assistito a un’inversione di tendenza, la quale spesso precede cali consistenti.

Le più recenti preoccupazioni in materia di valutazioni si sono concentrate sulla debolezza dei prezzi delle azioni statunitensi, attestatisi intorno alla media dei multipli degli ultimi 30 anni. I margini per ulteriori progressi non mancano, nonostante la tendenza al rialzo dei tassi. I fondamentali però sono ancora favorevoli.

Il fatto è che la situazione è cambiata nei primi tre mesi del 2018. In quel periodo la durata della crescita economica mondiale sincronica è stata messa sempre più in discussione. Essa rimane robusta in termini assoluti. La combinazione di un momentum più debole però, di un’inflazione più elevata negli Usa e di tassi d’interesse in salita ha determinato una debolezza del mercato. E un ritorno a livelli di volatilità più ordinari. Su questo punto, gli analisti di Bmo sono chiari. “Anche se i rischi sono certamente aumentati, non credevamo – e non crediamo tutt’ora – che un aumento della volatilità e mercati più movimentati siano indicativi di problemi a livello di fondamentali”.

Segnale che sembra rassicurante. Bisogna infatti notare che l’aumento della volatilità ha interessato, almeno per il momento, solo il mercato azionario. È importante considerare il contesto in cui si sono sviluppati i recenti movimenti. Un esempio. Il 2017 è stato per l’Europa un anno di sorprese positive dal punto di vista economico, ma nel corso del 2018 questa tendenza si è invertita. Il che non ha rappresentato certo un ostacolo significativo in termini di crescita effettiva o prospettive. Semplicemente, le aspettative erano diventate troppo ottimistiche in precedenza.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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