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Qualità, il nuovo driver della crescita cinese

Qualità, il nuovo driver della crescita cinese

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

18 Giugno 2018
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  • Il passaggio ad una crescita di qualità comporta la riduzione dell’indebitamento strutturale

  • Il Partito sta operando una stretta sugli investimenti finanziati da debito, soprattutto quello della “finanza ombra” cinese

  • Anche i consumi stanno spingendosi nel senso della qualità. Servizi, cure mediche, cultura, tecnologia, turismo

  • Riusciranno le autorità cinesi a correggere gli squilibri della loro economia interna senza influire negativamente sulla crescita di lungo periodo?

Reinout Schapers, Portfolio Manager per Robeco Emerging Credits, riflette sulle trasformazioni in corso nella crescita del Paese di Mezzo. Dopo le scorpacciate, arriva il fine dining. Qualità è la parola d’ordine

La quiete dopo l’esplosione?

Da qualunque punto di vista la si guardi, la crescita cinese sta rallentando. I leader cinesi hanno stabilito nuove priorità, tipiche delle economie sviluppate. Parliamo dunque di riduzione del rischio, stabilità finanziaria, contenimento della leva. I tempi quindi sono ormai maturi per il passaggio da una crescita ad ogni costo a una crescita di qualità.

Qualità nuova locomotiva della crescita

La Cina è sicuramente una delle locomotive di crescita globale. La crescita del Pil cinese, tuttavia, è sempre dipesa da un fattore peculiare. Si tratta degli investimenti finanziati tramite indebitamento dalla crisi finanziaria globale. La crescita del credito negli ultimi anni poi ha superato la crescita nominale del Pil. In particolare se si prende in considerazione il credito sommerso. Questo debito, per ammontare e tasso di crescita, è da molto una delle principali preoccupazioni degli investitori. Il deragliamento di una potenza globale come il Dragone avrebbe infatti un enorme impatto sull’economia mondiale. Ma la Cina, come suo solito, si sta preparando per tempo.

Investimenti finanziati col debito, i dati

Nel corso degli ultimi cinque anni la quota di crescita relativa agli investimenti credit-intensive è gradualmente diminuita. Dal 2012, la crescita su base annua degli investimenti nel settore manifatturiero è diminuita, passando dal 31,8% nel 2011 al 4,1% di ottobre 2017. Una crescita di questa entità è sicuramente destinata a continuare nel breve termine. Essa è sostenuta anche da Intelligenza Artificiale, macchinari di alto livello, veicoli elettrici e industrie biomediche.

In termini di infrastrutture, gli investimenti sono cresciuti a ritmo sostenuto. Ma ci aspetta un’ulteriore frenata nel corso del 2018. La crescita totale degli investimenti obbligazionari dovrebbe calare a seguito dell’entrata in funzione del deleveraging e delle misure di stretta del governo. Il governo centraleinoltre ha anche bloccato alcuni progetti che erano in programma. Mandando così un segnale ai governi locali rispetto alla sua volontà di contenere i debiti.

Servizi e consumi

Anche se gli investimenti in quasi tutte le aree sono in calo, i servizi e i consumi contano per quasi il 70% della crescita del Pil. Il desiderio e la possibilità di consumare che caratterizza la nuova generazione, più ricca, ha favorito una modifica struttrale in termini di prodotti acquistati. Incrementando quindi enormemente i consumi di servizi di informazione, elettrodomestici smart, cultura, turismo, cure e formazione.

Ridurre i rischi derivanti dalla “finanza ombra”

Il focus principale del governo è stato proprio la riduzione dei rischi legati al sistema finanziario, e in particolare la leva del sistema bancario ombra, che è probabilmente l’elemento più debole dell’universo del debito cinese. I finanziamenti tramite istituzioni finanziarie non bancarie (NBFI), spesso per mezzo di veicoli più rischiosi, sono cresciuti enormemente, dai 7.000 miliardi di renminbi (1,100 miliardi di dollari) alla fine del 2013 ai 24.000 miliardi (3.77 miliardi di dollari) a metà del 2016. Ciò principalmente per mezzo del mercato interbancario. A partire dagli ultimi mesi del 2016 regolamenti più stringenti hanno portato a un declino delle attività finanziarie ombra, la cui crescita è passata dall’80% su base annua di inizio 2016 all’11% di fine 2017.

Il real estate

Il settore immobiliare è da sempre stato un elemento chiave dell’economia cinese, con le industrie ad esso legate responsabili del 25% del PIL nel 2016. A livello di urbanizzazione, lo spazio abitabile per persona è salito dai 2 metri quadrati degli anni ’90 ai 41 metri quadrati (pari all’Olanda), mentre l’impatto della leva sul mercato immobiliare sta diminuendo grazie alle politiche attuali più stringenti. La riqualificazione delle baraccopoli rimane un fattore di crescita, spinta dagli sforzi dei governi locali. Ci aspettiamo che la crescita delle vendite di spazi abitativi continuerà a rallentare fino alla prima metà del 2019, mentre gli investimenti nel real estate raggiungeranno il 3% nel 2018 (nel 2017 erano il 7%).

Conclusioni

Il PIL si è mantenuto su livelli soprendentemente alti nel 2017, con una crescita reale pari al 6,8%. Il focus del Partito per i prossimi cinque anni è la riduzione del rischio finanziario e la lotta a inquinamento e povertà. L’obiettivo di crescita reale del Pil per il 2018 resta pari al 6,5%. Il cambio di paradigma della Cina offre grandi opportunità per gli investitori. Queste ultime si annidano nel settore della new economy, nel segmento legato alla distribuzione del gas. Ma anche nelle società che beneficieranno del passaggio a una economia basata sui consumi.

È ancora da vedere se la Cina sarà in grado di rimuovere completamente gli eccessi del passato senza intaccare la crescita di lungo periodo. Si pensi al credito e allo sbilanciamento del rapporto debito/Pil. I primi segnali sembrano incoraggianti.

Schapers Reinout di Robeco
Teresa Scarale
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