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Cresce il debito, cala il pil: che ne sarà dei Btp a fine anno?

Cresce il debito, cala il pil: che ne sarà dei Btp a fine anno?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

10 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’indebitamento netto aggiuntivo a cui dovrebbe ricorrere lo Stato italiano per finanziare gli interventi previsti dal decreto potrebbe superare i 20 miliardi

  • La scorsa settimana circa il 40% degli acquisti della Bce sono stati concentrati sulla cassa italiana, nonostante un capital key del 17%

  • Oggi il Btp rende oltre l’1.50%, con uno spread superiore ai 190 punti e un bund a -0,35%

L’impatto della pandemia sull’economia mondiale condiziona gli equilibri tra debito e pil: secondo Marco Vailati di Cassa Lombarda, a fine anno il rapporto tra i due indicatori potrebbe superare la soglia del 150%. Quale potrebbe essere l’impatto sul prezzo e sul rendimento dei btp decennali?

Come è noto l’Italia è il terzo paese più indebitato al mondo, con un debito pubblico intorno al 136% del pil secondo le stime dell’Ocse a fine del 2019. Oggi l’impatto della pandemia sull’economia mondiale impone una rivalutazione dei livelli del prodotto interno lordo e del debito pubblico, trainati anche dagli effetti degli stimoli fiscali posti in essere dal governo italiano per sostenere e stimolare la ripartenza del paese. Secondo Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, il rapporto debito/pil potrebbe toccare alla fine del 2020 la soglia del 150%.

“Una stima media delle varie case di ricerca rileva una contrazione del pil a fine anno di 5-6 punti percentuali, ma se il lockdown dovesse prolungarsi oltre l’estate potrebbe arrivare fino a 10 punti percentuali – precisa Vailati –. Nell’ipotesi peggiore, considerati i 1.766 miliardi della fine del 2019, arriviamo a 1.500-1.600 miliardi, per un rapporto debito/pil del 150%”. Una stima che peggiora se si prende in considerazione anche la variazione del debito. Dopo aver conosciuto una crescita nel primo trimestre dell’anno, spiega Vailati, l’indebitamento netto aggiuntivo a cui dovrebbe ricorrere lo Stato per finanziare gli interventi previsti dal decreto potrebbe superare i 20 miliardi, andando ad aggiungere altri 2-3 punti percentuali al rapporto debito/pil di fine anno. “Gli effetti degli stimoli fiscali sono ambivalenti – continua – da un lato aumentano il debito, dall’altro aiutano a contenere il calo del pil, ma non lo fermano: pongono le premesse per attutire l’impatto e agevolare la ripartenza successiva”.

Gli effetti sui Btp, attenzione alla Bce

Sulla base di questa previsione, quale potrebbe essere l’impatto sul rendimento e sul prezzo per chi ha oggi un Btp decennale in portafoglio? Se l’aumento del rapporto debito/pil tende a peggiorare la qualità del tesoro italiano come emittente, secondo Vailati un rialzo del tasso d’interesse sembrerebbe possibile. Tuttavia, sul terreno di gioco c’è un soggetto che stravolge gli equilibri. “Oggi il Btp rende oltre l’1.50%, con uno spread superiore ai 190 punti e un bund a -0,35%. Credo che ci sarà una spinta al rialzo dovuta al peggioramento della qualità del debitore ma anche due spinte al ribasso legate da un lato al rallentamento economico e dall’altro alla presenza di un forte compratore: la Banca centrale europea”.

Solo la scorsa settimana, ricorda l’esperto, circa il 40% degli acquisti della Bce sono stati concentrati sulla cassa italiana, nonostante un capital key (la quota massima di debito che potrebbe acquistare da ogni Stato, ora resa maggiormente flessibile dal Pandemic emergency purchase programme, ndr) del 17%. “A fronte di tassi ufficiali a breve termine inchiodati e tassi di mercato che risentano della forte presenza di questo compratore di ultima istanza, dubito che si alzeranno tantissimo i tassi d’interesse, nonostante la crescita del debito. Di conseguenza, il rendimento del Btp decennale a fine anno potrebbe restare immutato”.

I due scenari possibili per il prezzo

Quanto al prezzo, ci sono anche altri due scenari possibili. Ponendo che il bund possa arrivare a zero alla fine dell’anno ma lo spread resti immutato, il rendimento del Btp potrebbe passare dall’1,50% al 1,90%, causando una perdita in conto capitale di 4-4,5 punti percentuali. Se, invece, il bund restasse stabile a -0,35% e lo spread calasse a 150 punti, ci sarebbe un miglioramento di 3,5-4 punti percentuali di capital gain. Di conseguenza, spiega Vailati, il prezzo del Btp decennale potrebbe salire da 95 a 102 a seconda del tasso finale ipotizzato.

Rita Annunziata
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