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Credito bancario, la disponibilità c’è

27 Agosto 2018 · Giorgia Pacione Di Bello

  • Secondo un’analisi pubblicata dall’Abi, la disponibilità del credito bancario per le imprese è superiore rispetto alle domende ricevute

  • Da dopo la crisi economica il numero dei prestiti è calato. Due sono i principali motivi: la chiusura di molte aziende e le condizioni finanziarie delle sopravvisute

Le banche sono più propense a concedere prestiti alle imprese. Ma da dopo la crisi economica le richieste sono diminuite. Questo è dovuto a due fattori. Il primo è legato al numero di imprese che ha chiuso e il secondo alle condizioni finanziarie delle sopravvissute post crisi

La disponibilità del credito bancario per le imprese è superiore a quanto emerge dall’analisi della variazione dei dati grezzi relativi ai volumi di credito in Italia e in Europa. Questo emerge da una recente analisi fatta dall’Ufficio analisi economiche dell’Associazione bancaria italiana (Abi). Tenuto conto della dinamica del ciclo economico, dell’attività di cessione degli Npl dai bilanci e dalla variazione demografica delle imprese, secondo l’Abi il credito a disponibilità delle imprese è superiore a quanto si pensa. In particolare, lo studio evidenzia come, a causa della crisi economica, il numero di imprese si sia ridotto drasticamente. Questo ha avuto come conseguenza  una diminuzione  delle domande di prestiti bancari, che si è tradotto in un minore stock di crediti in circolazione. Non significa però che sia diminuita la quantità di credito concesso dalle banche alle imprese.

Altro fattore che ha contribuito alla diminuzione della domanda di prestiti bancari è un miglioramento delle condizioni finanziarie delle imprese europee. Nel complesso le condizioni finanziarie delle imprese, di tutti i principali paesi europei, si sono infatti mosse da una situazione di disavanzo, dove i ricavi della gestione risultavano insufficienti a finanziare sia le spese correnti (salari, oneri finanziari, tasse, etc..) sia quelle in conto capitale (investimenti in primis), ad una di avanzo strutturale. Le stime econometriche dell’Abi confermano dunque che il miglioramento delle condizioni finanziarie delle imprese si è tradotto in una minore richiesta di finanziamenti esterni, inclusi i prestiti bancari. Questa evidenza è confermata, in particolare, per le società non finanziarie francesi, italiane e spagnole. Sembra invece non aver influenzato in modo significativo le scelte delle imprese tedesche, che strutturalmente hanno maggiore liquidità. Facendo riferimento ai dati del primo semestre del 2017, l’Abi stima che la posizione finanziaria delle imprese spieghi oltre l’80% delle variazioni dell’input di credito osservate nei singoli paesi in confronto con la media europea.

In particolare – si legge dal rapporto- a tale causa sono attribuibili rispettivamente l’80% e l’85% della contrazione del rapporto tra credito e valore aggiunto registrata per le imprese spagnole e italiane rispetto alla media europea e tutto l’incremento relativo delle imprese francesi. Secondo l’Abi in prospettiva, sono auspicabili politiche europee volte a stimolare gli investimenti.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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