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Credit Suisse, ecco perché i mercati si riprenderanno

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Credit Suisse, l’S&P 500 toccherà a fine anno i 2.700 punti

  • Più deciso il recupero del Nikkei 225, che potrebbe andare a +12%

  • “Crediamo che i governi continueranno a nazionalizzare il rischio di insolvenza e i salari, mentre le banche centrali stanno fungendo da sostegno al debito pubblico e sempre di più al credito societario”, commentano gli esperti dell’istituto elvetico

Mentre in Cina ben il 95% delle società a maggiore capitalizzazione sono già tornate operative, in Europa e negli Usa dovremo aspettare altri due mesi prima di iniziare a ritornare lentamente alla normalità. Eppure, secondo Credit Suisse, i principali listini azionari mondiali si preparano a rimbalzare entro la fine del 2020

Dall’S&P 500 al Ftse 100, dal Nikkei 225 all’Euro Stoxx 50. Secondo il Global Equity Strategy – The outlook for equities di Credit Suisse, i principali listini azionari mondiali si preparano a una decisa ripresa entro la fine dell’anno, accompagnati anche da un rimbalzo degli utili nel 2021.

In una previsione a 12 mesi, gli analisti dell’istituto elvetico annunciano che l’S&P 500 toccherà i 2.700 punti, con un recupero di circa il 2,74% (rispetto alla chiusura del 26 marzo). Previsto un scenario positivo anche per il Ftse 100, che alla fine del 2020 potrebbe raggiungere i 6.100 punti. Più deciso il recupero del  Nikkei 225, che potrebbe andare a +12%.

Credit Suisse, ecco perché i mercati si riprenderanno
Fonte: Refinitiv, Credit Suisse Research

Ma quali sono le ragioni che potrebbero trainare la ripresa? Secondo lo studio di Credit Suisse, dopo aver definito la situazione attuale come “una guerra” (basti pensare alle ultime dichiarazioni di Mario Draghi in un editoriale sul Financial Times), i governi hanno promesso stimoli fiscali “estremi”, che saranno finanziati dalle Banche centrali attraverso l’acquisto di obbligazioni. “Crediamo che i governi continueranno a nazionalizzare il rischio di insolvenza e i salari – si legge nello studio – mentre le banche centrali stanno fungendo da sostegno al debito pubblico e sempre di più al credito societario”.

Siamo vicini al bear market “medio”

Dal 1946 a oggi l’orso ha rugliato 10 volte. Dopo aver toccato il -33,9% il 19 febbraio, secondo gli esperti ci stiamo avvicinando al calo medio dei bear market, che negli ultimi 54 anni è stato pari al -35%. “Anche se normalmente ci vogliono 46 mesi affinché le azioni tornino ai picchi precedenti,  tendono a recuperare il 20% entro 3,5 mesi”, spiega lo studio, che diventano 2,5 mesi in seguito a una recessione.

L’arresto delle attività durerà due mesi

Mentre in Cina il 95% delle società a maggiore capitalizzazione sono già tornate operative, secondo gli esperti di Credit Suisse il tasso di mortalità (in particolare tra le persone con meno di 50 anni) è sufficientemente basso da giustificare un blocco dell’attività economica per altri due mesi, per poi prevedere un lento ritorno alla normalità quando un secondo picco del tasso d’infezione dovrebbe essere maggiormente gestibile con “politiche di isolamento decisamente migliori”. Entro i confini italiani, si prevede un recupero delle attività nel mese di maggio anche se, secondo gli studiosi, è necessario prima che le infezioni raggiungano il picco per fornire anche agli investitori un arco temporale di durata della crisi in Europa e negli Stati Uniti più preciso.

Rita Annunziata
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