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Crastes (H20): Troppi pochi asset sicuri per i portafogli

Crastes (H20): Troppi pochi asset sicuri per i portafogli

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Francesca Conti
Francesca Conti

04 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • In proporzione, “non ci sono abbastanza asset sicuri per riempire i nostri portafogli”, ha spiegato il fondatore di H2O Asset Management

  • Secondo Crastes, l’economia Usa è ancora forte e “per scivolare in una recessione, dovrebbe prima accelerare”

  • Per il gestore la volatilità “è una benedizione, ma anche una maledizione”

Nel mondo ci sono 85mila miliardi di dollari di asset gestiti. Di questi, solo 25mila miliardi sono considerabili ‘sicuri’. Per gli investitori si apre uno scenario mai visto prima. Lo sguardo di Bruno Crastes, fondatore di H2O Asset Management

“Ci sono 85.000 miliardi di dollari gestiti sul pianeta. Di questi, solo 25.000 miliardi sono considerati asset ‘sicuri’”. In proporzione, “non ci sono abbastanza asset sicuri per riempire i nostri portafogli”.

È uno sguardo razionale e che invita alla cautela, quello di Bruno Crastes, fondatore di H2O Asset Management, controllata da Natixis. Il super gestore – finito al centro dell’attenzione mediatica la scorsa estate per le posizioni illiquide dei fondi H2O, oltre che per un personale conflitto di interessi – è stato l’ultimo speaker intervenuti nel corso del Natixis Investment Forum del 4 dicembre a Milano.

Proseguendo nel suo ragionamento, Crastes spiega come ci siano “solo tre tipi di asset considerati come ‘sicuri’: i bond governativi giapponesi, le obbligazioni core in euro e i Treasury statunitensi”. E a proposito di questi ultimi, tra i 25.000 miliardi di asset considerati ‘sicuri’, circa 15.000 miliardi si trovano negli Stati Uniti.

“Ecco perché il dollaro resta forte. Quando si verifica un evento di potenziale instabilità vengono comprati Treasury per ribilanciare il portafoglio, ovunque”, sottolinea il gestore. “La forza del dollaro travalica le criticità, questa è la valuta in cui sono disponibili gli asset più sicuri. Questa è la situazione oggi”, ribadisce Crastes.

Lo scenario macro

Ma qual è l’ecosistema intorno al quale gravita il mondo degli asset? “La globalizzazione – spiega Crastes – incontrollata e senza vincoli è ai massimi e la politica è gradualmente diventata dominante, portando a maggiori rischi idiosincratici. La mia convinzione è che lo scenario politico rimarrà simile a quello attuale. La politica giocherà un ruolo molto più importante e creerà un rischio idiosincratico maggiore. Dovremo imparare a coesistere con le crisi politiche”.

“Negli ultimi 10 anni – prosegue il gestore – la Cina ha dettato la derivata seconda della crescita globale, ma è ora in una fase di lenta ripresa. In generale, il rallentamento della crescita ciclica è legato a cambiamenti strutturali, difficili da compensare tramite stimoli derivanti da policy. Non è tagliando i tassi che Fed o Bce riusciranno a risolvere il problema del rallentamento cinese”.

Guardando agli Usa, invece, “oltre le incertezze l’economia statunitense rimane forte grazie a un mix di policy favorevoli”. L’economia di Washington è “ancora molto forte. Per intervenire sul rallentamento cinese le autorità Usa e Ue stanno fornendo moltissimo stimolo alle loro economie domestiche. Per scivolare in una recessione, l’economia statunitense dovrebbe prima accelerare”.

“La repressione finanziaria è a pieno regime, comportando un nuovo dilemma della curva. Ma i tassi rimangono ai minimi. I bond governativi Usa sono artificialmente costosi e trasmettono un messaggio sbagliato in merito alle future politiche monetarie. La Fed potrebbe alimentare questo fuoco rialzista dei mercati, nel caso decidesse di tagliare aggressivamente i tassi per salvare l’economia mondiale seguendo lo schema del 1998”.

L’andamento delle valute

“Il dollaro, in questo contesto, non può indebolirsi. I Treasury statunitensi sono il porto sicuro di elezione, la struttura a termine dei tassi è piatta e, di conseguenza, il dollaro sta diventando una valuta rifugio sicura e redditizia. La decelerazione dell’eco mondiale è tutt’altro che sincrona, per cui i tagli dei tassi operati dalla Fed per salvare il mondo faranno prosperare l’economia Usa, con conseguente miglioramento del policy mix”.

“Le altre banche centrali dei paesi del G4 – sottolinea ancora Crastes – stanno tagliando i tassi per contrastare il rallentamento dell’economia e non in via precauzionale come sta facendo la Fed. Rispetto alle valute emergenti, crediamo che ci possa essere spazio per un apprezzamento e una valutazione superiore soprattutto per quelle che hanno buoni tassi reali”.

Parola di Bruno Crastes, fondatore di H2O Asset Management
Bruno Crastes, fondatore di H2O Asset Management

Il caso H2O

“Il nostro stile di investimento è quello di avere scommesse concentrate. Con il private debt non è andata proprio così, le abbiamo concentrate su diverse aziende di unico gruppo. Pensavamo fosse il modo migliore per generare rendimento. Non è stato così, ci siamo trovati in crisi e abbiamo gestito la situazione. Ora abbiamo portato tutto su livelli accettabili”.

“La volatilità – spiega Crastes – è una benedizione e anche una maledizione. Quelli che hanno comprato quando abbiamo perso circa il 10% sono felicissimi adesso, c’è stata una svolta negli investitori, un avvicendamento. Questo dimostra che chi ha investito sapeva che avremmo superato questo periodo, breve, di difficoltà. Così è la vita, accetto i miei limiti e non giudico”.

Francesca Conti
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