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Covid, il recovery fund è una scatola: come potrebbe essere

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il fondo europeo di ripresa conterrà sovvenzioni a fondo perduto operative dal 2020

  • Lo strumento dovrebbe includere anche un meccanismo di ricapitalizzazione delle imprese sane ma entrate in crisi con la quarantena

  • Secondo il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni la potenza di fuoco dello European recovery fund (o Instrument) dovrebbe essere di 1000 miliardi di euro almeno

L’ultimo strumento che manca all’appello per contrastare la crisi covid è il recovery fund. In origine, sarebbe dovuto essere il “cofanetto” per gli eurobond/coronabond. Per ora, è un contenitore vuoto. Ma sono arrivate le prime indiscrezioni da parte della presidente della Commissione Ursula Von der Leyen. E sembrano essere favorevoli all’Italia

Alla fine, le sovvenzioni a fondo perduto tanto richieste da Giuseppe Conte, ci saranno. Il premier italiano parrebbe incassare un doppio successo: le misure dovrebbero partire nel 2020 e non nel 2021, come paventato all’inizio delle trattative.

L’Erf, ovvero lo European recovery fund, è al momento ancora una scatola vuota. La Commissione europea avrebbe fatto la sua proposta concreta il 6 maggio 2020. Tuttavia, a causa dell’improvvida sentenza della Corte costituzionale federale tedesca del 5 maggio, la Von der Leyen ha ritenuto saggiamente opportuno di non tenere il tavolo nel mezzo delle polemiche.

Il 13 maggio però la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha presentato il piano della Commissione per il rilancio dell’economia europea. Il recovery fund (o recovery instrument) è in via di definizione, ma la Von der Leyen ne ha illustrato i tratti fondamentali.

Contro la crisi covid, lo European recovery fund

Il fondo europeo di ripresa si alimenterà grazie a una ‘headroom’, cioè la differenza tra il bilancio Ue e le risorse che gli Stati accantonano. Dall’aumento di questo margine dipenderà l’ammontare massimo che la Commissione potrà andare a chiedere in prestito sui mercati. “L’intero ammontare sarà indirizzato attraverso bilancio Ue e programmi europei”, spiega von der Leyen, quindi gli Stati non saranno liberi di spendere i fondi come vogliono. “La maggior parte saranno spesi su un nuovo strumento di ripresa e resilienza che sarà creato per finanziare negli Stati investimenti pubblici e riforme chiave, ma devono essere allineati con le politiche Ue. In altre parole, spianeranno la strada a neutralità climatica, digitalizzazione e resilienza dell’Ue”, ha detto la presidente.

La Commissione allargherà poi la voce fondi di coesione, che saranno distribuiti “in base alla severità sociale ed economica della crisi”. Un’altra parte verrà spesa “per far ripartire gli investimenti privati”. Rafforzando programmi come InvestEU e creando un nuovo strumento “per gli investimenti strategici”, da indirizzare verso settori come il 5G, intelligenza artificiale e energie rinnovabili.

Paolo Gentiloni: almeno mille miliardi

Pare che sia inoltre allo studio dei commissari un nuovo strumento pensato per la necessità di ricapitalizzazione delle imprese sane, ma entrate in crisi con il lockdown. La ratio è quella di ridurre la dipendenza dell’Ue dalle catene globali della produzione (ad esempio nella farmaceutica). La presidente Von der Leyen discuterà del piano con i commissari il 14/5. I funzionari si riuniranno in un seminario per cercare di arrivare a una conclusione su cifre e dettagli ancora dibattuti. Si pensi ad esempio alle garanzie ulteriori che gli Stati dovranno stanziare per far funzionare questo strumento in tempi rapidi. Su dimensioni e tempistiche il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni non ha dubbi: dovrà essere “di almeno mille miliardi” con fondi in pronta erogazione già “dai prossimi mesi”. Gentiloni spiega in un’intervista alla Stampa che quella attuale è una recessione dal “carattere disomogeneo”, e tale sarà purtroppo anche la ripresa.

Questa disparità è “una minaccia esistenziale alle fondamenta dell’Unione, perché mette in pericolo il mercato unico e la convergenza nell’Eurozona. In una situazione così drammatica, volendo essere ottimisti, allora potremmo dire che questa è anche un’opportunità storica per colmare il vuoto che abbiamo in termini di strumenti comuni nella nostra politica economica e di bilancio. L’Eurogruppo ha compiuto un primo passo con il Mes per la sanità, Sure per i lavoratori e il fondo Bei per le imprese. Un passo importante, ma insufficiente senza un piano per la ripresa con un forte finanziamento; dobbiamo evitare di alimentare una spirale che faccia aumentare il debito di quei Paesi già fortemente indebitati che sono anche i più colpiti dalla pandemia”.

Nessun cenno all’emissione di titoli del debito comune europeo. Come scrivono Andrea Boitani, Francesco Saraceno e Roberto Tamborini su lavoce.info, lo European recovery fund “dovrebbe essere in grado di bilanciare tutte le linee di frattura tra governi contrari e governi favorevoli alla creazione di uno strumento comunitario di questo genere”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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