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Il covid-19 traina la crescita globale verso lo zero

Il covid-19 traina la crescita globale verso lo zero

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

01 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • S&P Global Ratings aveva previsto una crescita dell’economia globale del 3,3% a dicembre, per poi tagliare le proprie previsioni all’1,0-1,5%

  • Negli Stati Uniti le richieste di sussidi di disoccupazione hanno toccato la cifra record di 3,3 milioni solo nella settimana del 21 marzo

  • L’Italia e la Spagna potrebbero subire una contrazione economica pari rispettivamente al 2,6% e al 2,1%

S&P Global Ratings taglia le proprie stime sulla crescita per l’economia globale nel 2020 allo 0,4%. C’è però una luce in fondo al tunnel. Secondo l’agenzia di rating, nel 2021 potrebbe esserci un rimbalzo del 4,9%. Italia e Spagna tra i paesi europei più colpiti dallo shock covid-19

S&P Global Ratings taglia nuovamente le proprie stime di crescita per l’economia globale. Dopo aver previsto una crescita del 3,3% a dicembre, prima dello scoppio dell’emergenza epidemiologica, solo due settimane fa aveva modificato le proprie previsioni portandole all’1,0-1,5%. Ma le misure di distanziamento sociale e il crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese non tardano a mostrare i propri effetti: secondo l’agenzia di rating l’economia globale nel 2020 crescerà solo dello 0,4%.

Ma quali sono i fattori che trainano le stime a ribasso? Come analizzato da S&P, negli Stati Uniti le richieste di sussidi di disoccupazione hanno toccato la cifra record di 3,3 milioni solo nella settimana del 21 marzo, un dato di quattro volte superiore alla recessione del 1982. In 22 giorni, l’S&P 500 (l’indice che segue l’andamento di un paniere azionario composto dalle 500 società statunitensi a maggiore capitalizzazione) è crollato del 30%. In Cina, invece, la produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno subito un calo rispettivamente del 14% e del 21%, e i deflussi dai mercati emergenti hanno “superato di gran lunga qualsiasi precedente episodio di crisi globale”, si legge nel report. Ma andiamo per gradi.

Negli Stati Uniti il Pil toccherà l’-1,3%

Tornando agli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 10% nel secondo trimestre, con un picco mensile superiore al 13% nel mese di maggio. Eppure, l’agenzia di rating prevede che il Pil toccherà il -1,3%, recuperando il crollo atteso del 12% nel secondo trimestre per poi rimbalzare al 3,2% nel 2021. I 2mila miliardi di dollari messi in campo dal governo Trump, infatti, potrebbero attenuare i risvolti negativi, iniettando denaro direttamente nelle tasche delle famiglie, estendendo le indennità di disoccupazione, finanziando ospedali e amministrazioni locali, e fornendo garanzie e prestiti agevolati alle imprese.

Il covid-19 traina la crescita globale verso lo zero
Fonte: S&P Global Ratings

Italia e Spagna i paesi europei più colpiti

Secondo le stime di S&P, il Pil dell’Eurozona potrebbe subire un calo del 2% entro la fine dell’anno, per poi crescere del 3% nel 2021. “Il calo della crescita rappresenta una perdita di produzione di 420 miliardi di euro per l’Eurozona e il Regno Unito rispetto alle nostre precedenti previsioni trimestrali – spiegano gli analisti – stimiamo che i blocchi in tutto il continente ridurranno la spesa delle famiglie del 40%”. Ma a subire maggiormente gli effetti negativi della pandemia sono l’Italia e la Spagna, che potrebbero subire una contrazione economica pari rispettivamente al 2,6% e al 2,1%. Al contrario, il Regno Unito potrebbe subire una contrazione dell’1,9%.

Cina pronta alla ripresa

La situazione all’orizzonte sembra essere più rosea per la Cina. Secondo S&P, il Pil ha subito un calo di circa il 10% nel primo trimestre rispetto a un anno prima, ma potrebbe crescere del 2,9% nel 2020 e dell’8,4% nel 2021. Anche se, spiegano gli analisti, i profondi ribassi negli Stati Uniti e in Europa freneranno il rimbalzo nel settore manifatturiero e in quello commerciale, con una riduzione anche dei prezzi del petrolio.

Mercati emergenti, quale sarà il futuro?

Restano infine i mercati emergenti, che si trovano ad affrontare tre shock simultanei: l’interruzione della catena di approvvigionamento e i flussi limitati delle persone, il calo della domanda di materie prime e i deflussi di capitali. A essere maggiormente esposto al crollo del commercio è il Messico, mentre la Thailandia subisce gli effetti del calo del turismo, e l’Arabia Saudita e la Russia soffrono della discesa dei prezzi delle materie prime. Ma l’aspetto principale da tenere in considerazione, secondo gli analisti, sta nel fatto che il minor sviluppo dei sistemi di assistenza sanitaria potrebbero comportare degli effetti umani e, dunque, economici più ampi rispetto ai paesi avanzati.

Nel 2021 un rimbalzo del 4,9%

C’è però una luce in fondo al tunnel. Nel 2021 la crescita economica globale potrebbe conoscere un rimbalzo del 4,9%, anche se l’incertezza continua a fare da padrona con i rischi ancora a ribasso. “Il contenimento potrebbe richiedere più tempo del previsto – spiegano gli analisti – Riteniamo che il danno economico rispetto al covid-19 non sia lineare. Ciò significa, ad esempio, che se il contenimento impiegasse il doppio del tempo previsto, il danno economico sarà pari a più del doppio”.

Rita Annunziata
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