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Covid-19, stime sul Pil: l’incertezza è l’unica costante

Covid-19, stime sul Pil: l’incertezza è l’unica costante

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

21 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nelle ultime settimane, le previsioni sul pil sono cambiate ripetutamente

  • Mettendo a confronto i dati elaborati dalle diverse società, il campo di variazione è significativo

  • I fattori di incertezza che pesano sulle analisi secondo PwC Italia

  • Le opportunità per la ripresa

Sulle previsioni economiche legate all’emergenza Covid-19 pesa un elevato livello di incertezza. Ma dall’incertezza possono derivare importanti opportunità

Nelle ultime settimane, organizzazioni internazionali e istituti finanziari hanno inondato le pagine dei principali quotidiani economici con le loro previsioni sul pil a livello mondiale e dei singoli paesi. Stime che, nella maggior parte dei casi, sono cambiate ripetutamente con l’evolversi della pandemia e spesso sono state riviste al ribasso, anche nell’ordine di svariati punti percentuali. Se la media di queste previsioni viene spesso calcolata per avere una visione d’insieme, è bene tenere conto che il range, ovvero il campo di variazione rimane comunque significativo: ad esempio, le previsioni sul pil Italiano nel 2020 vanno dal -4,7% di Fitch (2 aprile) al -15% di Unicredit (4 aprile). Nel variegato e dinamico mondo delle stime sul pil c’è però una costante: l’elevato grado di incertezza attorno alle previsioni.

PwC Italia: i fattori di incertezza

Questa incertezza che pesa sulle analisi, spiega un recente report realizzato dall’ufficio studi di PwC Italia, che fornisce una sintesi delle elaborazioni prodotte da stakeholders e enti autorevoli sulla crescita del pil nel 2020 e 2021, è dovuta in particolare all’impossibilità di valutare con precisione “la capacità di diffusione del virus, la durata della fase di emergenza sanitaria e le future politiche (sanitarie, monetarie e fiscali) adottate dai diversi governi”. “Nel valutare l’evoluzione delle crisi legate al diffondersi del Covid19 (sanitaria ed economica, in primo luogo), bisogna tenere conto del fatto che ad oggi non sono disponibili alcune informazioni, la cui mancanza rende complessa l’elaborazione di previsioni” sottolinea il rapporto.

Le opportunità per la ripresa

In uno scenario in cui l’incertezza diventa la nuova normalità, o come recita lo slogan inglese “uncertainty is the new normal”, secondo Alessandro Grandinetti, markets leader PwC Italia ed energy leader EMEA, la business community deve iniziare a pensare alle opportunità per la ripresa, e “questa sarà una prima vera prova di management per tutte le aziende”. Grandinetti spiega a We Wealth come in questo momento sia necessario guardare ai fenomeni attuali in un’ottica di gestione futura. Nella gestione dell’incertezza, la parola d’ordine è “agilità”, sia nelle modalità di lavoro che nella capacità di pianificare i processi di management.

“Il lavoro agile è, a nostro avviso, una delle variabili più critiche da considerare nella ripartenza” afferma Grandinetti, evidenziando l’alto livello di flessibilità e pianificazione caratteristiche dello smart working.  Questa modalità di lavoro, secondo Grandinetti, non solo potrebbe essere estesa ai classici task amministrativi ma può essere utilizzata per ripensare l’intera catena del valore. Inoltre, in uno scenario in cui le misure di distanziamento porteranno i trasporti pubblici locali ad operare a meno della metà della loro capacity, spingere sul remote working è una scelta “più sostenibile” in quanto eviterebbe la congestione dei trasporti pubblici, sottolinea il markets leader di PwC Italia. Non ultimo, conclude Grandinetti, dal punto di vista manageriale, “incertezza vuol dire difficoltà di fare stime, di prevedere il portafoglio ordini, i ricavi, i margini” ma anche “agilità nella capacità di fare pianificazione, di spostarsi lungo la catena del valore o del prodotto e di fornire analisi scenario”.

Virginia Bizzarri
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