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Corte costituzionale tedesca contro Bce: verso la crisi del Qe?

Corte costituzionale tedesca contro Bce: verso la crisi del Qe?

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Maggio 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • La Corte costituzionale federale tedesca accoglie parzialmente il ricorso contro la Bce promosso nel 2015 da un gruppo di accademici fra cui figurava il fondatore di Alternative fuer Deutschland, Bernd Lucke

  • Ultimatum? L’alta corte ha stabilito che entro tre mesi l’Eurotower dovrà dimostrare la “proporzionalità” del proprio intervento. Se così non dovesse essere, la Bundesbank sarebbe autorizzata ad abbandonare il programma. Un atto di forza che per la prima volta nella storia vede la suprema corte tedesca affermare che le misure prese da un organo europeo “potrebbero non avere validità in Germania”

  • Intanto lo spread Btp/Bund si è infiammato, archiviando la seduta del 5 maggio a 244,972 punti base rispetto ai 231,273 della chiusura precedente. I mercati mettono in dubbio la capacità dell’Ue di farsi carico comune degli oneri della crisi

  • Le istituzioni europee e il ministro dell’economia italiano Roberto Gualtieri appaiono compatti nel difendere la legittimità del mandato Bce. Ma saranno i giorni a venire a dire se l’Europa è unita davvero

Con la sua pronuncia sul programma di acquisto titoli della Bce voluto da Mario Draghi, la Corte costituzionale tedesca gela la Borsa e infiamma lo spread. E pone un pericoloso precedente per la tenuta del quantitative easing e dell’Ue stessa, proprio alla vigilia dei tavoli sul Recovery fund

La dannosa sentenza della Corte costituzionale tedesca contro la Bce (un mezzo no non è un si)

A distanza di cinque anni, arriva nel momento meno opportuno da parte della Corte costituzionale federale tedesca una sentenza – ambigua – che può scuotere l’assetto istituzionale europeo. E che entra a gamba tesa contro l’eredità di Mario Draghi. Secondo la Corte, la Bce potrà continuare con il suo programma di acquisto titoli, ma solo con “proporzionalità”. Che significa?

Che gli acquisti di bond da parte della Banca centrale europea non dovranno essere “eccessivi”, vale a dire non dovranno mascherare finanziamenti ai governi più spendaccioni dall’Unione europea. Finora, questo non è accaduto. E la corte con sede a Karlsruhe lo ha riconosciuto: la Bce ha rispettato un criterio di proporzionalità fra costo e beneficio delle sue azioni.

Corte costituzionale tedesca e Bce: è un precedente

Tuttavia, la Corte costituzionale tedesca rimarca che governo e parlamento tedeschi avrebbero dovuto e dovranno controllare la proporzionalità dell’ammontare dell’acquisto titoli da parte della Banca centrale europea.

La Bce (come ogni altra istituzione europea) non dovrebbe essere soggetta al giudizio di stato membro alcuno, ma la corte tedesca ha agito diversamente. Aveva infatti in carico dal 2015 un ricorso per incostituzionalità del Qe (quantitative easing, generica definizione per l’aumento di acquisto titoli del debito pubblico da parte di una banca centrale) introdotto nel 2014 con il nome di Pspp (Public sector purchase programme). Chi erano i ricorrenti? Un gruppo di 1750 cittadini tedeschi, fra economisti e professori di diritto. Fra i promotori figurava l’economista Bernd Lucke,fondatore del partito di Alternative fuer Deutschland per poi lasciarlo, ritenendo che virasse troppo a destra.

Per la prima volta nella sua storia repubblicana, la suprema corte della Germania afferma che le misure prese da un organo europeo “non sono coperte dalle competenze europee” e che per questo “non potrebbero avere validità in Germania”. Nella sentenza si legge che “Il governo tedesco e il Bundestag, sulla base della loro responsabilità di integrazione sono tenuti ad attivarsi nei confronti del Pspp”. L’azione della Corte suona anche come un pesante atto di forza nei confronti della Corte europea di giustizia. Quest’ultima infatti aveva già giudicato come legittimo l’operato della Bce nel 2018.

In Germania, il programma di acquisto delle obbligazioni è da sempre in discussione. I più critici si spingono a dire che la Bce ha ecceduto il suo mandato nell’acquisto di sempre maggiori quantitativi di titoli del debito pubblico degli stati membri Ue, finanziando in tal modo “illegalmente” i governi e mettendo a repentaglio i risparmi dei contribuenti.

L’ultimatum di Karlsruhe e la risposta di Eurotower e Commissione

Nel dettaglio, la Corte ha stabilito un periodo di tempo di tre mesi, che suonano come un ultimatum. Entro tale periodo l’Eurotower dovrà dimostrare la “proporzionalità” del proprio intervento. Se così non dovesse essere, la Bundesbank (la banca centrale tedesca) sarebbe autorizzata ad abbandonare il programma.

Il governo di Berlino fa sapere che “si muoverà” affinché la Bce effettui la verifica. La Bce peròa stretto girofa sapere che “la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito, nel dicembre 2018, che la Bce sta agendo nel suo mandato per la stabilità dei prezzi”. E ribadisce a tal proposito l’impegno a “fare qualunque cosa sia necessaria”, ricordando che la stessa Corte Ue ne ha giudicato legittimo l’operato.

La Commissione europea da parte sua riafferma il primato della legge europea su quelle nazionali, ribadendo che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le corti nazionali. “La Commissione rispetta l’indipendenza della Bce, e studieremo la sentenza in dettaglio”, sottolinea un portavoce.

Questa è però la settimana in cui Commissione ed Eurogruppo dovranno dare consistenza al fondo europeo di ripresa (European recovery fund). E l’improvvido tempismo dell’alta corte tedesca getta un’ombra sui negoziati dell’Eurogruppo, in programma per venerdì 8. L’ex vice-presidente della Bce, Vitor Constancio, ammonisce che la sentenza tedesca sul Qe ordinario, giudicato legale ma con forti riserve, rende irto di difficoltà anche il Qe pandemico (Pepp, Pandemic emergency purchase programme). Il Pepp infatti per sua natura è molto flessibile. E i mercati si sono innervositi, nonostante la sentenza dica espressamente che “la decisione pubblicata il 5/5/2020 non riguarda alcuna misura di assistenza finanziaria adottata dall’Ue o dalla Bce nel contesto dell’attuale crisi Covid”.

Tensione sullo spread, euro in picchiata

Nella giornata del 5 maggio, lo spread Btp/Bund si è infiammato, archiviando la seduta a 244,972 punti base (con massimo un intragiornaliero di 252,638) rispetto ai 231,273 della chiusura precedente. L’euro ha perso terreno nei confronti del dollaro, attestandosi a 1,11 sulla valuta statunitense.

Gentiloni e Gualtieri in difesa dell’Europa e della Bce contro la Corte costituzionale tedesca

Il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha cercato di circoscrivere la portata della sentenza. “Primo, non riguarda in alcun modo le misure di politica monetaria assunte dalla Bce per far fronte all’emergenza Covid. Questo è molto chiaro ed è ribadito al punto 1 della sentenza”. Gualtieri ha poi aggiunto che la Corte “non ha avvalorato l’accusa che il Pspp violerebbe l’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”, ribadendone invece la “piena legittimità”. Il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni dà invece manforte alla Bce su Twitter. “La Bce è un’istituzione indipendente. La sua indipendenza è alla base della politica monetaria europea”.

I primi commenti degli analisti

Jorg Kramer, economista di Commerzbank, rileva che “In base alla formulazione della sentenza odierna, il Pepp potrebbe essere a rischio”. Tuttavia, “potrebbero essere necessari anni” affinché il tribunale si pronunci contro il programma e a quel punto il Qe pandemico potrebbe essere già terminato. Anche gli economisti di Berenberg, Holger Schmieding e Florian Hense sono dello stesso avviso. “La sentenza “limita in qualche modo l’uso flessibile da parte della Bce” del Pepp. Di “bastone tra le ruote” parlano invece gli analisti di IG.

Un pericolo per gli asset di rischio europei

Edward Park, vicedirettore degli investimenti di Brooks Macdonald, afferma che la Corte vive con “disagio” la condivisione degli oneri nell’ambito dell’Unione monetaria. Ciò metterà pressione sulla “futura partecipazione al quantitative easing”. Ed “eserciterà anche una pressione politica per non sostenere la condivisione degli oneri fiscali”. Da Ing invece fanno sapere che secondo “un’interpretazione ottimistica” la pronuncia è “un cane che abbaia molto senza mordere”. Gli stessi analisti però ammettono che potrebbe trattarsi del primo passo verso la morte del Qe. E dell’Ue, aggiungiamo noi.

Teresa Scarale
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caporedattore
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