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Corsa all’oro nel 2018 per le banche centrali

Corsa all’oro nel 2018 per le banche centrali

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Francesca Conti
Francesca Conti

01 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’anno scorso le banche centrali hanno aggiunto 651,5 tonnellate di oro, per un investimento di oltre 27 miliardi

  • La domanda è aumentata a livello globale del 4% a 4.345,1 tonnellate, ma i prezzi dell’oro non hanno registrato grandi movimenti

  • Gli analisti prevedono che questa corsa all’oro prosegua anche nel 2019

Lo scorso anno le banche centrali hanno comprato enormi quantità d’oro, il massimo dal 1971. Lo rivela il World Gold Council, segnalando che i caveaux internazionali hanno registrato il 74% di oro in più rispetto al 2017

Banche centrali a caccia di oro. Si potrebbe descrivere così l’anno appena trascorso per gli istituti centrali internazionali. Secondo il World Gold Council nel 2018 le banche centrali hanno aggiunto 651,5 tonnellate di oro ai loro caveaux, per un investimento di oltre 27 miliardi, in aumento del 74% rispetto al 2017. Per ritrovare volumi analoghi bisogna tornare alla fine del Gold Standard, nel 1971, quando i membri del G10 posero fine agli accordi di Bretton Woods e al sistema monetario fondato sulla convertibilità del dollaro.

La domanda è aumentata a livello globale del 4% a 4.345,1 tonnellate, mentre i prezzi dell’oro non hanno registrato grandi movimenti nel 2018, ad eccezione del rally di fine anno provocato dai timori sulla Brexit, dalla caduta del mercato azionario e dalle stime di una politica monetaria aggressiva da parte della Federal Reserve americana. Tendenza proseguita a gennaio, quando i prezzi sono saliti ai massimi da maggio.

Ai tempi di Bretton Woods furono la necessità di sostenere le valute nazionali e l’incertezza sui cambi a guidare gli acquisti. Oggi è l’incertezza geopolitica a scatenare la corsa all’oro delle banche centrali. A sostenere la domanda sono stati “i timori per un rallentamento della crescita globale, per le accresciute tensioni geopolitiche e per la volatilità dei mercati finanziari”, ha chiarito Alistair Hewitt, analista del World Gold Council. “Le banche centrali hanno deciso di aumentare in modo significativo le loro riserve auree, rafforzando l’importanza dell’oro come valuta di riserva”, proseguono gli analisti, aspettandosi che questa caccia internazionale all’oro possa continuare anche nel 2019.

Tra i paesi più attivi a livello globale, la Russia è prima e ha incrementato le proprie riserve auree di 274,3 tonnellate, pari al 42%. Un valore che riflette l’acuirsi delle tensioni con gli Stati Uniti. L’oro rappresenta tuttavia solo il 18% delle riserve totali della banca centrale russa, una percentuale nettamente inferiore a quella, per esempio, della Federal Reserve americana (73,9%), della Bundesbank tedesca (69,2%) e di Bankitalia (65,5%). A seguire la Russia nella classifica dei maggiori cacciatori dello scorso anno è la Turchia (58,5 tonnellate), tornata ad accumulare oro dopo 25 anni nel 2017 a pochi mesi dal fallito colpo di Stato contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. Anche il Kazakhstan ha incrementato le riserve auree per il quinto anno consecutivo, comprando lingotti per 50,6 tonnellate nel solo 2018.

Anche l’Europa è stata contagiata lo scorso anno dalla febbre dell’oro. Una rincorsa che si è verificata in tutti i pasi del Vecchio Continente ad eccezione della Germania, che però detiene ancora la seconda riserva aurea al mondo dopo gli Stati Uniti e prima dell’Italia. Fra i maggiori acquirenti figurano l’Ungheria, che ha decuplicato in un anno la scorta aurea, e la Polonia, che ha aggiunto alle sue riserve 25,7 tonnellate (+25%).

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