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Coronavirus, principale nemico per l’Oms: e per i mercati?

Coronavirus, principale nemico per l’Oms: e per i mercati?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

12 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo l’Oms un vaccino potrebbe essere pronto in 18 mesi

  • Francis Scotland di Legg Mason spiega che a subire i primi contraccolpi dell’epidemia sono stati i mercati del rame e dei metalli industriali

  • “Non c’è bisogno di mettere le azioni in quarantena”, dichiara Jeroen Blokland di Robeco

L’Organizzazione mondiale della sanità ha i fari puntati sul Coronavirus: secondo il direttore generale Ghebreyesus l’epidemia potrebbe creare più sconvolgimenti politici, economici e sociali di un attacco terroristico. Come si muovono i mercati finanziari?

L’Organizzazione mondiale della sanità ha i fari puntati sul Coronavirus: il numero delle vittime ha ormai superato le mille unità, mentre i casi accertati sono oltre 45mila. In occasione dell’incontro quotidiano con la stampa a Ginevra, il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha reso ben chiaro l’innalzamento del livello di allarme: “Un virus può creare più sconvolgimenti politici, economici e sociali di qualsiasi attacco terroristico – ha dichiarato – il mondo si deve svegliare e considerarlo come il nemico numero uno”. In attesa dell’arrivo del vaccino che, ribadisce l’Oms, “potrebbe essere pronto in 18 mesi”, gli esperti provano a fare i conti con i movimenti dei mercati finanziari.

Secondo Francis Scotland, director of global macro research di Brandywine Global, affiliata Legg Mason, a subire per primi i contraccolpi dell’epidemia sono stati i mercati del rame e dei metalli industriali, le materie prime in genere e le valute dei paesi emergenti. “I rendimenti dei titoli di stato delle nazioni sviluppate sono scivolati ai minimi di agosto scorso, la curva dei rendimenti Usa si è nuovamente invertita e anche i titoli azionari stanno sperimentando delle difficoltà”, spiega. Secondo Scotland, gli interventi posti in essere per contrastare il virus avranno degli effetti negativi sulla crescita, sul commercio mondiale e su “qualsiasi potenziale aumento dell’inflazione e del pricing power delle aziende”. Delle misure di stimolo alla crescita poste in essere dalle autorità cinesi non sarebbero ancora in cantiere. Eppure, continua Scotland, “è probabile che il protrarsi della crisi sanitaria e della flessione della crescita metterà sempre più alle strette il governo del gigante asiatico”.

Positivo sull’azionario invece Robeco, la società di gestione patrimoniale di origini olandesi. “Il coronavirus ha creato un’emergenza sanitaria e ha allarmato i mercati finanziari di tutto il mondo, ma non c’è bisogno di mettere le azioni in quarantena – commenta Jeroen Blokland, senior portfolio manager del team multi asset di Robeco – Permangono infatti molti fattori positivi per le azioni, nonostante l’epidemia del virus letale che si sta diffondendo nel resto del mondo”. Secondo Blokland, in particolare, l’attività economica perduta sarà recuperata nel momento in cui l’epidemia verrà contenuta.

Quali effetti invece sulla crescita globale? “L’economia cinese ha un’influenza globale molto maggiore di quella che aveva 17 anni fa – spiega Kevin Flanagan, head of fixed income strategy di WisdomTree – Non c’è dubbio che questa epidemia avrà un impatto negativo sul Pil cinese e, per estensione, sulla crescita globale. Le stime sembrano incentrate su una resistenza di circa 0,5-1,0 punti percentuali per la Cina e di 0,2-0,3 punti percentuali per le prospettive globali, nell’ipotesi che si raggiunga un picco nel primo trimestre”.

Rita Annunziata
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