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Coronavirus, l’impatto sul Pil mondiale

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

04 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per l’Organizzazione mondiale della sanità parlare di pandemia è ancora prematuro

  • Secondo Shang-Jin Wei, l’effetto sul tasso di crescita del Pil cinese nel 2020 potrebbe essere modesto, con un possibile calo dello 0,1%

  • “Il Coronavirus ha rappresentato il pretesto per tornare a guardare i fondamentali”, aggiunge Marco Vailati di Cassa Lombarda

Le incertezze legate al Coronavirus ricordano a molti la crisi della Sars nel 2003. Eppure, nel corso di questi sette anni, la Cina è completamente cambiata: se allora rappresentava il 4% del Pil mondiale, oggi incide per circa il 16%. Quale impatto potrebbe avere dunque il blocco temporaneo dei servizi?

Il Coronavirus ha iniziato ormai a mostrare i suoi effetti devastanti anche al di fuori del territorio cinese. Mentre le condizioni della coppia di Wuhan ricoverata all’ospedale Spallanzani di Roma continuano ad aggravarsi a causa di una grave insufficienza respiratoria, come si evince dal bollettino medico della Direzione sanitaria della struttura, in Giappone oltre tremila persone a bordo della nave da crociera Diamond Pricess della Carnival Japan sono state messe in quarantena nella baia di Yokohama. Per non dimenticare la prima vittima registrata a Hong Kong, un paziente di 39 anni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, parlare di pandemia è ancora prematuro, ma gli esperti iniziano a ragionare sugli effetti dell’epidemia sulla crescita mondiale.

Come riportato sul sito Project-syndicate da Shang-Jin Wei, ex capo economista dell’Asian Development Bank e professore di finanza ed economia alla Columbia University, il panico generato dal Coronavirus ricorda a molti la paura e l’incertezza legate al culmine della crisi Sars del 2003. Eppure, secondo Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, questa epidemia ha al momento una possibilità di contagio e di diffusione molto elevata, ma un tasso di mortalità decisamente inferiore rispetto alla Sars.

A fare la vera differenza, però, è la stessa terra del Dragone, profondamente cambiata rispetto a sette anni fa. “Se prima la Cina rappresentava il 4% del Pil mondiale, oggi la percentuale è salita al 16% – commenta Vailati – Inoltre, all’interno dell’economia cinese oggi i servizi hanno un ruolo più rilevante di allora”. Sulla base di questo assunto, gli esperti di Cassa Lombarda precisano che la diffusione del virus potrebbe determinare una riduzione della crescita mondiale direttamente proporzionale alla lunghezza e alla diffusione del blocco temporaneo delle attività, sulla cui durata non si hanno ancora notizie certe.

“Prevedo che l’epidemia di Coronavirus peggiorerà prima di migliorare, con infezioni e decessi che possono raggiungere il picco nella seconda o nella terza settimana di febbraio – commenta Shang-Jin Wei – Credo che sia le autorità cinesi sia l’Organizzazione mondiale della sanità dichiareranno che l’epidemia sarà sotto controllo a inizio aprile”. Secondo lo studioso, sulla base di questo scenario,l’effetto sul tasso di crescita del Pil cinese nel 2020 potrebbe essere modesto, con un calo possibile di 0,1 punti percentuali. “I principali broker mondiali stimano un impatto negativo sul Pil nel primo trimestre, con una coda nel secondo trimestre, un successivo recupero con accelerazione nel terzo e nel quarto, e una chiusura di fine anno poco variata – aggiunge Marco Vailati – Sono numeri suscettibili di profonde revisioni perché bisognerà vedere come si evolve la diffusione della malattia”. Come stanno reagendo gli investitori europei? “C’è un po’ di cautela, ma niente panico – continua Vailati – Il mercato stava salendo sulle ali dell’entusiasmo di alcune trimestrali positive, ma il Coronavirus ha rappresentato il pretesto per tornare a guardare i fondamentali”.

Intanto, secondo gli studiosi, il blocco delle attività condizionerebbe soprattutto i settori del lusso (basti pensare a tutti i marchi che aprono le loro filiali in Cina e in Giappone) e quello dei trasporti, ma anche la ristorazione. “Molte fabbriche hanno programmato l’interruzione della produzione durante le vacanze del Capodanno cinese e, allo stesso modo, molti uffici governativi e scuole avevano programmato la chiusura delle ferie indipendentemente dall’epidemia di virus – conclude Shang-Jin Wei – Le aziende troveranno il modo di recuperare il tempo perso nel corso dell’anno”.

Rita Annunziata
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