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Coronavirus e azionario: uno sguardo al lungo termine

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

26 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Coronavirus: per Warren Buffett “gli investitori a lungo termine non dovrebbero guardare le notizie del giorno”

  • Per il numero uno di Berkshire Hathaway, le azioni restano la miglior scelta di lungo termine

  • I dati del Global investment returns yearbook 2020 di Credit Suisse e il commento di Emanuele Bellingeri (Credit Suisse AM)

Davanti all’emergenza Coronavirus, Warren Buffet continua a puntare sulle azioni nel lungo termine. Ecco cosa dicono i dati del Global investment returns yearbook 2020 di Credit Suisse

“Gli investitori a lungo termine non dovrebbero guardare le notizie del giorno”. Ce lo ha ricordato Warren Buffet qualche giorno fa durante una lunga intervista alla Cnbc, rispondendo a una domanda su un eventuale rallentamento della crescita economica globale a causa dal Coronavirus.

La paura di fronte a una potenziale pandemia, che ha scatenato il panico sui listini mondiali, potrebbe portare gli investitori di lungo termine a perdere di vista i propri obiettivi. Buffet, pur riconoscendo l’emergenza Coronavirus, ribadisce che questa non dovrebbe influenzare le decisioni di portafoglio, in particolare ciò che gli investitori fanno con le azioni.

E proprio sulle azioni, nella sua consueta lettera annuale agli azionisti di Berkshire Hathaway, l’oracolo di Omaha, lancia un chiaro messaggio: “(Le azioni restano, ndr) di gran lunga la miglior scelta nel lungo periodo per chi non utilizza denaro preso in prestito ed è in grado di controllare le proprie emozioni”.

Il numero uno di Berkshire Hathaway,  inoltre, si dice quasi certo che, se tassi di interesse e corporate tax rimarranno a livelli bassi, le azioni “nel corso del tempo performeranno molto meglio rispetto a titoli di debito di lungo termine a tasso fisso”.

Anche se solo il tempo potrà confermare o smentire la tesi di Buffet, uno sguardo su quanto è accaduto in passato può aiutare a comprendere meglio il presente e gli scenari futuri. Secondo Richard Kersley, responsabile thematic research di global markets presso Credit Suisse: “Una comprensione approfondita della natura dei rendimenti degli investimenti a lungo termine nel corso del tempo è essenziale per elaborare una visione di quello che il futuro potrebbe riservare”.

In questo contesto, il Credit Suisse Research Institute, in collaborazione con professori della London Business School e dell’Università di Cambridge Credit Suisse ha recentemente pubblicato l’edizione 2020 del “Credit Suisse Global investment returns yearbook” che si propone come una “guida ai rendimenti storici” . Dal 1900 ad oggi, spiega lo studio, le azioni hanno superato obbligazioni e titoli del tesoro in termini di rendimento. Nel corso degli ultimi 120 anni infatti, il rendimento reale (al netto dell’inflazione) annualizzato delle azioni globali è stato del 5,2%, mentre per obbligazioni e titoli del tesoro rispettivamente del 2,0% e 0,8%.

È bene  però tener presente il rapporto tra rischio e rendimento. Come spiega Emanuele Bellingeri, responsabile asset management in Italia di Credit Suisse: “Ceteris paribus, un rendimento maggiore è dato da un rischio maggiore” anche se con una corretta diversificazione si può diminuire il rischio.

Il report evidenzia come l’ultimo decennio si sia rivelato particolarmente gratificante per gli investitori globali, con un rendimento reale annualizzato per le azioni del 7,6% e del 3,6% per le obbligazioni. Tuttavia, nonostante la forte ripresa dal 2009, i rendimenti azionari reali dal 2000 ad oggi sono stati al di sotto delle medie storiche. Bene invece il 2019, che sottolinea lo studio, è stato un buon anno per le obbligazioni e un anno straordinario per le azioni, che hanno registrato un rendimento del 28% (rilevato in dollari) dell’indice mondiale yearbook. Secondo Bellingeri, la correzione a ribasso dei mercati azionari nella situazione attuale può essere spiegata in parte anche dalle prese di profitto di alcuni investitori dopo le ottime performance del 2019, oltre che dall’uscita dalle asset class percepite più rischiose come le azioni, in un periodo di incertezza in cui il Coronavirus spaventa i mercati.

Guardando all’Italia, l’assessment individuale fornito dal report si mostra alquanto negativo. Per quanto riguarda le azioni, negli ultimi 120 anni, Il Belpaese ha registrato il secondo rendimento reale annualizzato più basso, pari al 2,2%. Nel commentare il dato, Bellingeri spiega a We Wealth come, per esempio, negli ultimi 20 anni abbiano influito fattori macro, come una più lenta ripresa dell’Italia dopo la crisi del 2008 e una  crescita meno rapida del nostro paese rispetto agli altri paesi del G7 e fattori legati ai settori presenti all’interno dei listini, come il peso dei finanziari. “Le banche pesano parecchio sull’indice italiano e il settore non ha fatto molto bene negli ultimi anni. Questo un po’ ha inciso”, conclude Bellingeri.

Virginia Bizzarri
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