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Coronavirus e crisi, la Fed tenta il Qe illimitato

Coronavirus e crisi, la Fed tenta il Qe illimitato

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

23 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Fra gli asset interessati figurano i titoli garantiti da ipoteca commerciale ed emessi da enti sostenuti dal governo

  • “Permane una grande incertezza, ma è diventato chiaro che la nostra economia dovrà affrontare gravi perturbazioni”. Per questo “devono essere intrapresi sforzi aggressivi in tutti i settori, pubblico e privato, per limitare le perdite di posti di lavoro e di reddito”

  • La Fed ha inoltre aperto nuove linee di credito, come quella per acquistare titoli garantiti da prestiti con carta di credito e quella per gli altri debiti al consumo. A queste linee si aggiungono due sistemi di prestito a supporto dei mercati del credito societario

  • L’azione Fed non entusiasma però Wall Street, che apre in ribasso e raffredda i tiepidi entusiasmi delle Borse europee. Sembra però risollevare il petrolio (Wti). Anche l’oro torna a superare i 1500 dollari l’oncia

La Fed tenta l’impossibile per contrastare la crisi da coronavirus, spingendo il programma Qe virtualmente all’infinito. Oro e petrolio sembrano apprezzare, le Borse no

Quello della Fed ha il sapore di un atto disperato. Il 23/03/2020 la banca centrale americana annuncia infatti il di voler espandere il programma di acquisto dei titoli di debito (Qe) all’infinito. La mossa ha l’intenzione di ammorbidire le turbolenze sui mercati obbligazionari societari.

I fatti. Il Fomc (Federal Open Market Committee) ha specificato che gli acquisti di Treasury (titoli del Tesoro Usa) e di obbligazioni garantite dai mutui sono “sostanzialmente illimitati”. La Fed ha dichiarato inoltre che questa settimana acquisterà 375 miliardi di dollari in titoli del Tesoro e 250 miliardi in titoli ipotecari. Fra gli asset interessati figurano i titoli garantiti da ipoteca commerciale ed emessi da enti sostenuti dal governo.

Le ultime parole della Fed sulla crisi da coronavirus

“Permane una grande incertezza, ma è diventato chiaro che la nostra economia dovrà affrontare gravi perturbazioni”. Per questo “devono essere intrapresi sforzi aggressivi in tutti i settori, pubblico e privato, per limitare le perdite di posti di lavoro e di reddito”. Lo scopo ultimo per la Fed è quello di “promuovere una rapida ripresa una volta cessate le interruzioni” delle attività economiche.

La Fed ha inoltre aperto nuove linee di credito, come quella per acquistare titoli garantiti da prestiti con carta di credito e quella per gli altri debiti al consumo. A queste linee si aggiungono due sistemi di prestito a supporto dei mercati del credito societario. Il primo è stato pensato per imprese investment grade e fornirà un finanziamento ponte di quattro anni. Il secondo invece acquisterà obbligazioni societarie emesse da grandi società e fondi negoziati in borsa quotati negli Usa nel mercato delle obbligazioni societarie.

Le Borse restano però indifferenti

L’azione Fed non entusiasma però Wall Street, che apre in ribasso e raffredda i tiepidi entusiasmi delle Borse europee. Piazza Affari resta nervosa. Il morale degli investitori resta dunque basso, anche perché negli Usa c’è delusione a causa del mancato accordo tra democratici e repubblicani per il varo del piano di aiuti di Donald Trump. Nel pomeriggio Milano cede lo 0,7%, facendo meglio di Londra (-2,6%), Francoforte (-1,4%) e Parigi (-1,4%). Wall Street vede invece l’S&P 500 e il Dow Jones lasciare sul terreno poco meno dell’1%. A Milano soffrono Cnh (-11,3%), Ferrari (-5,1%) e Atlantia (-4%). Sostengono invece il listino i pagamenti digitali, i servizi assicurativi e la farmaceutica (Nexi +8,1%, Unipol +5,2% e Diasorin +4,8%). Lo spread resta poco sotto i 200 punti, a 196, con il rendimento del Btp in calo di 3 punti base, all’1,6%. Nelle altre Borse europee affondano invece i titoli legati al turismo e al tempo libero (-5,6% l’indice Stoxx di settore); ma vanno male tutti i comparti, con l’eccezione di quelli oil & gas (+2,4%).

Il petrolio in particolare vive da inizio anno una riduzione di prezzo che al momento si attesta al 60%. Le ultime mosse Usa però sembrano risollevare il Wti, mentre il Brent resta in calo. Anche l’oro appare risollevato dai programmi di acquisto Fed. Il metallo prezioso torna infatti a superare i 1500 dollari l’oncia (+2,8% nel corso della giornata, a 1.526 dollari). Nelle ultime sedute il metallo prezioso era stato colpito dalle vendite degli investitori, a caccia di liquidità.

Teresa Scarale
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