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Contratto di governo, è il momento della verità

22 Ottobre 2018 · Alessandro Mainardi · 5 min

La legge di Bilancio, presentata dal Governo in questi giorni e che ha già suscitato scompiglio tra i mercati, si confronta con un “contratto” ancora più ambizioso. O velleitario

Il contratto di governo

L’8 maggio scorso M5S e Lega hanno firmato e messo in rete il famoso “Contratto per il governo del cambiamento”. Non è la prima volta che un governo nascente firma un contratto. L’ha fatto Berlusconi, alla vigilia delle
elezioni del 2001. Ma è la prima volta che il contratto di governo è il frutto di una serrata negoziazione fra due schieramenti che si erano contrapposti durante la campagna elettorale. Il risultato è un documento di 57 pagine fitto di proposte importanti intorno alle quali si sono subito aperte discussioni e polemiche. Sono trascorsi cinque mesi dalla firma del contratto ed ora il governo è chiamato alla resa dei conti. La prossima legge di bilancio, appena presentata e che ha suscitato l’apprensione dei mercati, ci dirà quanta e quale parte del contratto diventerà legge. Fermiamoci un secondo e rileggiamo con calma le pagine del contratto di governo dedicate al fi sco. Ci servirà per seguire meglio il prossimo dibattito.

Aumento dell’Iva

Il contratto stabilisce che il governo farà tutto quanto necessario per evitare che scatti l’aumento automatico dell’IVA. Si tratta in sostanza di bloccare le famose clausole di salvaguardia di cui tanto si parla e poco si sa. Chi avesse davvero voglia di scoprirne di più potrebbe leggere l’eccellente articolo di Paolo Balduzzi su lavoce.info (http://www.lavoce.info/archives/50530/la-clausola-dimenticata). Ma ve lo dico subito: alla fi ne resterete con il dubbio se sia meglio sforare il budget o aumentare l’Iva.

Riduzione delle accise sulla benzina

Se consultate la voce di wikipedia www.it.wikipedia.org/wiki/ Accisa_sui_carburanti scoprirete che il prezzo della benzina è gravato da una serie di tasse che risalgono in alcuni casi alla guerra d’Etiopia. Il nuovo governo ha scritto nel contratto che le toglierà. Ad onor del vero tutti i governi precedenti volevano farlo. Ricordiamoci di dare una occhiata alla legge di bilancio e vedere cosa c’è scritto.

Flat/dual tax

Lo sanno tutti: il nuovo governo vuole abbassare le imposte sul reddito delle persone fi siche e allinearle a due aliquote ultra basse del 15% e del 20%. Sul punto però c’è stata parecchia confusione nei commenti.La tassazione delle persone giuridiche è sempre stata fl at ed oggi è pari al 28% circa, fra Ires e Irap. La tassazione delle persone fi siche invece è sempre stata progressiva:
più si guadagna e più sale l’aliquota delle imposte. Quella massima è intorno al 48%, comprese le addizionali locali.Il nuovo governo vuole intervenire sulle aliquote delle persone fi siche (non su quella delle società) e vuole ridurle a due: 15% e 20%. E’ un programma ambizioso e costoso. In molti dubitano che sia possibile realizzarlo. Tria per primo. L’idea di provare a ridurre la pressione fi scale sui redditi, soprattutto quelli di lavoro, è ampiamente condivisa, e non è nemmeno nuova.Resta il punto di dove trovare i soldi per bilanciare la perdita di gettito fiscale.

Riforma della amministrazione finanziaria

Tutti i governi che si sono succeduti dal 1946 ad oggi hanno messo nel loro programma la riforma di un qualche settore della pubblica amministrazione. Negli ultimi anni la riforma di quella parte della amministrazione che si occupa delle imposte è un vero e proprio must. Tutto si può migliorare e tutto si può cambiare, soprattutto in un settore delicato come quello delle imposte. Ma prima di migliorare cerchiamo di non rovinare quello che funziona. Oggi l’Agenzia delle entrate funziona. E’
molto lontana dall’essere perfetta, ma funziona. Suggeriamo quindi prima di tutto di salvare il lavoro fin qui fatto.

Imposta patrimoniale

Il contratto esclude tassativamente l’introduzione di una imposta di tipo patrimoniale. Controlleremo.

Riscossione

Il contratto dice che bisogna contemperare l’esigenza dello stato di incassare le tasse, mancando le quali ospedali e pensioni si fermano. Con l’interesse del cittadino di non subire pressioni tali da “ingenerare uno stato di paura”. Tutto giusto. Le procedure di riscossione delle imposte sono come la Costa
Concordia. Partono lente, ma una volta avviate fanno fatica a fermarsi difronte agli ostacoli, rappresentati dall’errore formale o dalla scarsità di mezzi di chi attraversa un momento di diffi coltà. Anche se chi davvero attraversa un momento di difficoltà spesso si vende la camicia, ma i debiti li paga. Che ci sia da lavorare per rendere la macchina della riscossione
fiscale più umana è fuor di dubbio. Che però ci sia lì fuori un sacco di gente che gioca con i domicili fi scali e sposta i conti correnti è altrettanto vero. Il riferimento allo “stato di paura” creato dalla riscossione erariale mi ricorda un po’ certi discorsi di certi genitori i cui fi gli sono sempre vittime dei professori. Anche quando insultano i compagni o vanno in classe con il casco in testa.

Pace fiscale

Si chiama pace fiscale e si legge condono. Anche se il contratto di governo dice che è “esclusa ogni fi nalità condonistica”, il dubbio è lecito e diffuso fra i commentatori. Sul punto si è detto e scritto di tutto.

Pagamento dei crediti fiscali

Anche questa è una vecchia questione, di quelle che fanno perdere autorevolezza alla nostra pubblica amministrazione. Lo stato deve pagare i suoi debiti fiscali con la stessa attenzione che pretende dai contribuenti per il pagamento delle imposte. Su questo principio non è possibile fare compromessi. Ma da noi non è così e nessun governo ha mai davvero sanato questo malcostume di stato. Il contratto pentaleghista propone una “parificazione degli strumenti messi a disposizione per l’incasso dei rispettivi crediti”. Senza offesa, l’inizio non è dei migliori. Il linguaggio è burocratico e l’idea poco effi cace. Non servono nuove leggi, serve che ognuno, compreso lo stato, faccia la sua parte.

Spesometri, redditometri e evasione fiscale

Il contratto ne prevede l’abolizione. Però lo spesometro non esiste più e il redditometro è stato pensionato dalla stessa Agenzia, perché si è rivelato poco utile. Il contratto non si fa scappare il refrain della lotta all’evasione fi scale, ma oltre a prevedere l’abolizione dei già aboliti spesometro e redditometro, non dice come i nostri nuovi governanti pensano di sconfi ggere l’evasione fiscale. Sicuramente non con l’aumento delle sanzioni,
come pure si ipotizza nel contratto. L’ultimo problema dell’evasore
sono le sanzioni. A questo riguardo ho un suggerimento spicciolo da dare al nostro nuovo governo se davvero vuole fare qualcosa per l’evasione fi scale.Suggerisca all’Agenzia delle entrate di assumere più ingegneri e meno ragionieri. Se si assumessero un po’ di giovani laureati in ingegneria, più esperti di algoritmi e big data che di iperammortamenti, si potrebbero
scoprire cose interessanti senza dover mobilitare legioni di finanzieri e controllare milioni di esercizi commerciali. Chiedere a Facebook per credere.

 

Alessandro Mainardi
Alessandro Mainardi
Partner dello studio legale Orrick e responsabile del Tax Group italiano. Con oltre 25 anni di esperienza nel settore della fiscalità interna ed internazionale, è uno dei più ascoltati specialisti in materia di wealth management: tassazione della famiglia, passaggio generazionale, trust, asset protection, art investment.
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