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Conte: ‘coronabond’ per contrastare l'emergenza coronavirus

Conte: ‘coronabond’ per contrastare l'emergenza coronavirus

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

18 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Coronabond: la proposta di Conte ai leader europei

  • Come si presenterebbe questo strumento? La view di Giacomo Alessi (Marzotto Sim)

Nel corso della videoconferenza con i leader Ue, arriva la proposta del premier italiano di emettere ‘coronabond’ per far fronte all’emergenza globale

Nel corso della riunione, in videoconferenza, del Consiglio europeo straordinario sul Covid-19 di martedì, Conte ha messo sul tavolo la proposta di ricorrere ai ‘corona bond’ per contrastare gli effetti della pandemia. Tra gli strumenti possibili a disposizione, il premier ha indicato anche un fondo di garanzia europeo, altra strada percorribile allo scopo di finanziare con urgenza tutte le iniziative dei singoli governi per proteggere le proprie economie.

“Occorre dare una risposta comune forte e coordinata per finanziare e tutelare le nostre economie – ha ribadito il premier in un post su Facebook – ricorrendo, ad esempio, a ‘coronabond’ per far ripartire l’economia, poiché nessun Paese rimarrà indenne dagli effetti economici e sociali che ne deriveranno”.

Una soluzione in merito alla quale, Angela Merkel ha puntualizzato che “per ora non c’è una decisione”. La cancelliera tedesca, che in passato si era sempre opposta ai tanto discussi Eurobond, non ha escluso del tutto l’ipotesi, specificando che valuterà la proposta, sottoponendola al ministro delle finanze tedesco Scholz. Conte ha poi ribadito l’importanza di rimanere uniti: “se procederemo divisi la risposta sarà inefficace e questo ci renderà deboli ed esposti alle reazioni dei mercati”.

Ma come si configurerebbero i ‘coronabond’ proposti da Conte?

Giacomo Alessi, senior financial analyst di Marzotto Sim, spiega a We Wealth che si tratterebbe di bond emessi sul mercato da un ente sovranazionale europeo, come la Beu (Banca europea per gli investimenti) e garantiti da tutti gli stati appartenenti all’Unione europea. Secondo l’esperto, la Bce ne garantirebbe l’effettiva emissione, comprando tutto quello ciò che non viene comprato dal mercato.

“É tutto molto preliminare” spiega Alessi “a questo punto bisognerebbe capire con quali quote capitali e con quale meccanismo questi soldi verrebbero spesi nelle varie economie europee”. Secondo l’analista, i proventi delle emissioni, potrebbero essere utilizzati “a seconda della grandezza dell’economia di ogni singolo paese oppure senza regole, laddove ci fosse più bisogno”. Tuttavia, è ancora troppo presto per fare previsioni e il tema è particolarmente complesso e delicato. Nonostante si fosse già parlato di ‘coronabond’ nel caso della Cina, con emissioni da 34 miliardi per contrastare l’emergenza Covid-19, quello europeo sarebbe un “unicum”, in quanto, sottolinea l’esperto, l’Ue è composta da stati che condividono una Banca centrale e fondamentalmente una moneta comune.

Alessi conclude sottolineando che, nel momento in cui viene condiviso il rischio in Europa, anche la Germania ne subisce le conseguenze, come dimostra l’andamento del decennale tedesco che attualmente perde lo 1,06% (dato aggiornato h 14.15 del 18/3/2020). Un movimento che “fa capire che il rischio potrebbe essere effettivamente condiviso e quindi anche il Bund non è più il bond ‘privo di rischio’, come si è sempre pensato” .

Virginia Bizzarri
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