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Consulenza: non tutti i clienti private la vogliono

Consulenza: non tutti i clienti private la vogliono

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

04 Maggio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Differenze nella presenza del consulente la si hanno in primis a livello generazionale. I millennial sono più indipendenti nella gestione, rispetto ai loro genitori o nonni

  • Altra grande differenza è la quantità di patrimonio. In teoria più questo sale e più il consulente è richiesto, ma c’è un nutrito gruppo di Hnwi che è autonomo

Il ruolo del consulente non è così scontato. Rispetto a 10 anni fa ci sono sempre più clienti private che si gestiscono in modo autonomo i propri investimenti

Consulente sì oppure no. Ci sono sempre più millennials che si affidano poco o per niente ad un consulente finanziario per gestire il proprio portafoglio. Secondo l’ultimo sondaggio portato avanti da SpectremGroup, società di ricerca patrimoniale, gli anziani sono quelli che rimangono ancorati alla figura del consulente. Probabilmente anche in virtù del legame di fiducia che si è sviluppato nel tempo.

Non è un caso infatti se proprio i più giovani siano quelli che si lamentano maggiormente dei loro consulenti e che sono più soggetti al cambiamento se questi non soddisfano le loro esigenze. Secondo i dati solo il 41% chiede l’aiuto di un consulente per gestire il proprio portafoglio e decidere dove investire. Nel 2009 il 55% dei clienti private era invece interessato ad ottenere una consulenza da parte di un professionista sulla sua gestione del patrimonio.

Il report evidenzia inoltre un dato molto interessante. In generale chi ha un patrimonio elevato si accompagna sempre da un consulente. Ma c’è anche una nicchia sempre più importante che ha deciso di abbandonare il proprio consulente e di gestirsi in modo del tutto autonomo gli investimenti e la sua ricchezza. Stessa sorte per chi ha invece un patrimonio meno elevato. In questo caso la percentuale di assenza del consulente è addirittura maggiore. Chi si rivolge alla consulenza rimane una piccola e minoritaria fetta di clienti.

Altra differenza che viene fatta è a livello generazionale. Il 52% dei millennial risulta essere investitori autonomi. Solo il 6% dichiara di aver bisogno di un consulente per gestire i propri affari. Dall’altro lato il 23% degli investitori anziani ha al suo fianco sempre un consulente e solo il 36% è autonomo nel prendere decisioni finanziarie.

Attenzione però perché i millennial rifiutano il consulente solo in una prima fase della loro vita. Più vanno avanti e dunque, si sposano, hanno figli, ecc e sempre di più chiedono l’aiuto della consulenza per gestire e cambiare l’allocazione. Ovviamente molto resta nelle mani dei consulenti che devono far capire a questi clienti il valore aggiunto che loro potrebbero dare nella gestione del portafoglio.

Giorgia Pacione Di Bello
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