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Confindustria: Usa pronti a ripartire, fragile l’Eurozona

Confindustria: Usa pronti a ripartire, fragile l’Eurozona

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

22 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Migliora lo scenario per il pil in Italia, con l’aumento delle probabilità di un segno positivo già nel secondo trimestre

  • Prosegue la contrazione dell’economia nell’Eurozona, con il pmi confermato sotto quota 48. Crolla ancora la fiducia delle famiglie

  • Si stima che l’impatto sulla crescita dell’American rescue plan presentato dalla nuova amministrazione Usa sarà del +12% in due anni

I mercati finanziari danno credito all’Italia, anche se un vero e proprio rimbalzo è atteso solo nel terzo trimestre dell’anno. Ma l’Eurozona resta complessivamente fragile, con una famiglia su tre che vede la propria situazione finanziaria peggiorata. Negli Usa il nuovo piano da 1.891 miliardi di dollari alimenta la ripresa

A un anno dal primo caso di covid-19 a Codogno, nella Bassa Lodigiana, un’iniezione di fiducia sui mercati finanziari sembrerebbe migliorare le attese sulla crescita italiana nel 2021. Secondo un’analisi del Centro studi Confindustria, sebbene le misure restrittive abbiano ormai compromesso un recupero dell’attività nei primi tre mesi dell’anno, “la probabilità di un segno positivo del pil già nel secondo trimestre” è in aumento ma per un “vero rimbalzo” bisognerà attendere il terzo.

“Lo scenario incerto e i limiti a spostamenti e acquisti – spiega la confederazione guidata da Carlo Bonomi – spingono una parte delle famiglie a risparmiare”. Nel 2020, infatti, i depositi hanno riportato un aumento “extra” di 26 miliardi rispetto al trend, pari al 2,7% dei consumi privati. Inoltre, restano deboli le condizioni di domanda nel settore dei servizi, anche se la flessione dell’attività risulta meno marcata all’inizio del 2021, con il pmi risalito a 44,7. Instabile anche l’export, crollato del 4,1% a dicembre per una contrazione complessiva nell’anno del 9,2%.

Italia vs Germania: pil a confronto

Complessivamente, il crollo del pil nel 2020 è stato dunque del -8,9% (contro il -5,3% della Germania). Una caduta trainata principalmente dal primo trimestre (-5,5%) e attutita dalla ripresa estiva del +16,0%. Ma le nuove restrizioni autunnali hanno condotto poi a un’ulteriore flessione (-2,0% nel quarto trimestre), evitata invece dalla controparte tedesca. Differenze alimentate principalmente da cinque fattori. Innanzitutto, spiegano i ricercatori, i limiti meno stringenti varati dalla Germania per le attività industriali. Ma anche l’impatto del settore turistico, che in Italia vale il 6,0% del pil (13% con l’indotto) contro il 3,9% della Germania (3,9% e 7% complessivo). Sul versante opposto, il settore delle costruzioni, la cui dinamica è rimasta positiva in Germania (+2,6%) mentre ha riportato un rosso del -7,0% circa in Italia.

Per non dimenticare il fatto che nella Penisola, differentemente dalla Germania, sono presenti principalmente piccole imprese sotto i 50 addetti, il comparto maggiormente colpito dalla crisi secondo gli esperti. E, infine, le misure di policy. “Nel 2020 l’Italia ha destinato risorse pari al 5,5% del pil per contrastare gli effetti negativi del covid, la Germania al 4,7% – si legge nello studio – Le misure adottate dai due paesi sono in larga parte simili, anche se le risorse destinate ai singoli capitoli differiscono”. E la Germania, in tal senso, ha tagliato nella seconda metà del 2020 le aliquote Iva, dal 19 al 16% l’ordinaria e dal 7 al 5% la ridotta. Una misura, seppur temporanea, che avrebbe rafforzato consumi e ripartenza, spiegando “un’altra fetta del divario di pil”.

Eurozona: situazione finanziaria in peggioramento

Ampliando lo sguardo sull’Eurozona, “il pmi confermato sotto quota 48 indica che a inizio 2021 prosegue la contrazione dell’economia, specie nei servizi”, continuano i ricercatori. Lo scorso anno è stato registrato un crollo del pil del -6,8%, grazie a un quarto trimestre “meno negativo dell’atteso” (-0,7%). Le misure di sostegno dispiegate dai diversi paesi hanno portato il numero degli occupati in positivo del +0,3% (dopo il +1,0% dei mesi estivi), per una contrazione complessiva nell’anno del -1,8%. Un aspetto che spingerebbe quasi una famiglia su tre a vedere la propria situazione finanziaria peggiorata, anche in Germania e in Francia.

Gli Usa ripartono col piano di Joe Biden

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, invece, gli Stati Uniti si preparano alla ripartenza con l’American rescue plan, il piano da 1.891 miliardi di dollari in tre anni della nuova amministrazione del presidente Joe Biden. Pari al 9,2% del pil nel 2021 (10,0% entro il 2023), le massicce misure, secondo gli esperti, potrebbero portare a una crescita del +12% in due anni, conducendo gli occupati a valori di equilibrio entro il 2022. Tra i principali capitoli di spesa si ricorda l’integrazione degli assegni alle persone con reddito inferiore ai 75mila dollari e dei sussidi federali settimanali di disoccupazione fino al mese di settembre. Ma anche un incremento del 15% dei benefici del programma di assistenza nutrizionale supplementare, l’ampliamento del credito d’imposta per i figli delle famiglie in stato di povertà e della classe media, l’innalzamento del salario minimo orario dai 7,25 dollari del 2019 a 15 dollari, l’estensione delle moratorie su sfratti e pignoramenti, e gli aiuti alle amministrazioni statali e locali per 350 miliardi. Per poi finire con un budget da 170 miliardi per l’istruzione, 50 miliardi per i test covid e 20 miliardi per il programma vaccinale nazionale.

Rita Annunziata
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