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Confindustria lancia l’allarme: rischio emergenza sociale

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Redazione We Wealth
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01 Giugno 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Con le riaperture di maggio la produzione industriale recupera ma resta lontana dai livelli di un anno fa

  • Nel secondo trimestre, il centro studi Confindustria si attende un calo del pil e della produzione maggiore rispetto a quanto osservato nel primo trimestre

Il centro studi Confindustria mette in guardia dal rischio di una “vera e propria emergenza sociale” in assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo

“In assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo, nel giro di pochi mesi si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più impervia la strada verso l’uscita dall’attuale crisi economica”. È l’allarme lanciato dal centro studi Confindustria nell’indagine rapida sulla produzione industriale. Attualmente, sottolinea il centro studi, “molti imprenditori soffrono per la carenza di liquidità a causa del blocco normativo delle attività nei mesi scorsi. Per il momento molti sono costretti a navigare a vista, anche a causa di uno scenario di estrema incertezza sull’economia italiana e internazionale”.

Con la riapertura delle attività, rileva il Csc, la produzione industriale è rimbalzata, segnando un +31,4% rispetto al mese precedente, dopo una caduta del 24,2% in aprile. Tuttavia, nonostante il recupero in termini congiunturali, la produzione resta lontana dai livelli di un anno fa, con un crollo del 33,8% su anno (gli ordini in volume sono diminuiti del 51,6% annuo a maggio). Una caduta di circa un terzo della produzione industriale rispetto a maggio 2019, che, secondo il centro studi, mostra quanto le condizioni nelle quali opera l’industria italiana siano ancora distanti da una situazione di “normalità”.

La fine del lockdown e la conseguente riapertura delle attività manifatturiere, che erano ancora sospese, si è tradotta in una lenta ripartenza dell’industria, ancora soffocata da una domanda – interna ed estera – estremamente debole. La variazione acquisita della produzione industriale nel secondo trimestre è di -27,7% sul primo, quando era diminuita dell’8,4% sul quarto 2019. Se anche in giugno procedesse la lenta ripresa della domanda, sottolinea il report, nella media del secondo trimestre si avrebbe comunque una riduzione di oltre il 20% dell’attività, quasi tre volte la dinamica registrata a inizio anno. Questo calo comporterebbe un contributo negativo di circa 5 punti percentuali alla diminuzione del pil nel secondo trimestre.

Redazione We Wealth
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