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Con recovery fund pil +3%, ma rischio slittamento al 2021

Con recovery fund pil +3%, ma rischio slittamento al 2021

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Settembre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • Il governo ha pubblicato la bozza di 32 pagine delle “Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza”, che disegnerà il recovery plan italiano. Fra gli obiettivi vi è quello di raddoppiare il tasso di crescita dell’economia portandolo in linea con la media Ue all’1,6%, con un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali, per arrivare al 73,2% della media Ue

  • Dal canto suo Bankitalia ha simulato due scenari, presupponendo che i fondi disponibili per l’Italia, “siano usati pienamente e senza inefficienze”

  • I 209 miliardi di euro del Next generation fund Ue fanno gola a tutti. Ed è partito il tentativo di assalto ai fondi Ue: le richieste complessive (534) dei ministeri superano l’ammontare dei fondi a disposizione per l’Italia. Toccherà al Ciae scremarle

Bankitalia fa una stima degli effetti in termini di pil del recovery fund in due scenari di investimento. Intanto, la politica accampa richieste che nel complesso già eccedono la sostanziosa somma a disposizione. E la presentazione precoce del piano di spesa a Bruxelles il 15 ottobre è (forse) diventata un miraggio: si va alla primavera 2021. Uno spiraglio per il Mes?

Il recovery fund è “una nave che ci porterà fuori dalla tempesta”, dice il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Valdis Dombrovkis intervenendo al Brussels Economic Forum. Un pacchetto che potrebbe far crescere il pil dell’Italia del 3% entro il 2025 e gli occupati di 600.000 unità, se ben adoperato, aggiunge Bankitalia. Lo ha detto in audizione alla Camera Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica della Banca d’Italia. Riferendosi al piano nazionale di ripresa e resilienza (il piano italiano che beneficerà delle risorse europee), il funzionario ha dichiarato che “i benefici [del recovery fund] potranno essere molto rilevanti per il nostro paese”. Benefici tanto più auspicabili nel giorno in cui l’agenzia di rating Fitch taglia le stime del pil italiano a -10% per il 2020, prevedendo un rimbalzo del 5,4% nel 2021.

Intanto il governo ha pubblicato la bozza di 32 pagine delle “Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza”che disegnerà il recovery plan italiano. Fra gli obiettivi vi è quello di raddoppiare il tasso di crescita dell’economia portandolo in linea con la media Ue all’1,6%, con un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali, per arrivare al 73,2% della media Ue. Altri traguardi includono: ‘elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale’; ridurre i divari territoriali di ‘pil, reddito e benessere’. Inoltre si prevede una ‘riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro tramite una riforma dell’Irpef in chiave progressiva’ con una legge delega entro fine 2020.

I due scenari Bankitalia sull’utilizzo del Next generation fund Eu

Bankitalia ha simulato due scenari presupponendo che i fondi disponibili per l’Italia, pari a 120 miliardi per i prestiti e a 87 per i trasferimenti, “siano usati pienamente e senza inefficienze, con una distribuzione della spesa uniforme nel quinquennio 2021-2025″.

Uno, recovery fund e pil: investimenti aggiuntivi

Nel primo scenario Bankitalia ipotizza che tutte le risorse si utilizzino per attuare investimenti aggiuntivi rispetto a quelli già programmati. Gli investimenti sono la forma di spesa pubblica che stimola di più la crescita del prodotto. Le maggiori spese in questo caso ammonterebbero a oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero tradursi in un aumento cumulato del livello del pil di circa 3 punti percentuali entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600.000 unità. “Questo scenario – evidenzia Bankitalia – presuppone uno sforzo notevole in termini di progettazione e di capacità di esecuzione degli investimenti. Si tratterebbe di raddoppiare la spesa effettuata nel 2019 (40,5 miliardi). Tra il 2000 e il 2019 la spesa media annua per investimenti è stata invece pari a 43,5 miliardi. Si tratta di ammontare persino inferiore a quello programmato. Motivo? La difficoltà di preparare e gestire i progetti.

Due, recovery fund e pil: nuovi investimenti pari a due terzi delle risorse

Nel secondo scenario “si ipotizza che una parte rilevante delle risorse, pari al 30%, venga utilizzata per misure già programmate e che la parte rimanente venga destinata solo per circa due terzi a finanziare direttamente nuovi progetti di investimento. Sotto queste ipotesi gli interventi aggiuntivi ammonterebbero a circa 29 miliardi all’anno, di cui solo 19 per investimenti. L’impatto cumulato sul livello del pil raggiungerebbe quasi 2 punti percentuali nel 2025”. In ogni caso, prosegue Bankitalia, “l’accordo raggiunto nel Consiglio Ue dello scorso luglio non è l’esito di un gioco a somma zero, dove al guadagno di un paese corrisponde la perdita di un altro. La svolta epocale è stata che “per la prima volta nella sua storia l’Ue si è dotata di una sostanziale capacità di indebitamento comune da utilizzare per contrastare gli shock economici avversi e per raggiungere obiettivi concordati”. Un’architettura comune più solida e adeguata è un vantaggio per tutti, sottolinea via Nazionale. “Il fatto stesso che l’accordo sia stato votata all’unanimità indica che tutti i paesi hanno ritenuto che esso migliori il loro benessere di lungo periodo”.

L’Italia dovrà essere capace di investire e tenere in ordine i conti pubblici

Oltre agli aspetti finanziari, “i benefici effettivi che l’Italia potrà ottenere dall’utilizzo dei fondi del nuovo strumento dipenderanno dalla capacità del paese di proporre interventi in grado di contribuire a rafforzare il potenziale di crescita economica, coerenti con gli obiettivi e i requisiti del programma, e di attuarli in tempi rapidi e senza sprechi”, ammonisce Bankitalia.

Inoltre, “il piano nazionale per la ripresa e la resilienza deve fondarsi anche sull’obiettivo imprescindibile di conseguire un sostanziale, progressivo e continuo riequilibrio dei conti pubblici. A questo può contribuire soprattutto il rilancio della crescita, che sarà possibile solo se le risorse saranno impiegate in maniera produttiva; in caso contrario i problemi del Paese non sarebbero alleviati dal maggiore indebitamento, ma sarebbero accresciuti”.

All’Italia viene dunque chiesto “uno sforzo straordinario nell’attività di programmazione e una capacità di realizzazione che non sempre il paese ha mostrato di possedere dovranno accompagnare l’aumento delle risorse disponibili. L’impatto sull’economia dipenderà anche dal miglioramento del contesto in cui si svolge l’attività di impresa. Sarebbe rischioso assumere che la disponibilità di maggiori risorse possa automaticamente tradursi in una crescita economica sostenuta e duratura senza un impegno continuo per il miglioramento della qualità dell’azione pubblica”.

“L’assalto alla diligenza”

I 209 miliardi di euro del Next generation fund Ue fanno gola a tutti. Ed è partito il tentativo di assalto ai fondi Ue: le richieste complessive (534) dei ministeri superano l’ammontare dei fondi a disposizione per l’Italia, e le divisioni politiche potrebbero far slittare a gennaio 2021 la presentazione a Bruxelles del piano di spesa italiano per il fondo europeo di ripresa. Molti commentatori parlano senza mezzi termini di vero e proprio assalto alla diligenza. Spetterà al Ciae (il comitato interministeriale per gli affari europei) selezionare le richieste ministeriali, a partire dal 9 settembre. Il termine ultimo dato dalla presidente Von der Leyen per la presentazione dei progetti è aprile. I tempi si allungano.

Con il next Generation Eu l’Unione potrà reperire risorse sul mercato dei capitali per 750 miliardi di euro. E il debito dovrà essere rimborsato entro il 2058. Le risorse raccolte saranno destinate alla concessione di trasferimenti (per 390 miliardi) e prestiti (360 miliardi) agli Stati membri, soprattutto a quelli in cui le conseguenze economiche della pandemia da Covid-19 sono più marcate.

Si fa strada l’ipotesi Mes?

La mancata tempestività nell’approvazione del preventivo di spesa per il recovery fund – azione che avrebbe consentito di avere un anticipo dei fondi già al 2021 – apre la strada ai denari del Mes. Al forum Ambrosetti, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha ribadito la sua posizione favorevole al Meccanismo europeo di stabilità. Il Mes? “La mia posizione è nota da tempo. Si tratta di uno strumento utile e il governo deciderà al momento opportuno”. Da Beirut, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sottilizza. “E’ un po’ la situazione in cui tanti dicono all’ad e al presidente ‘vai in banca e prenditi questo prestito’. E io e Gualtieri diciamo ‘aspettate, valutiamo i flussi di cassa e se ne abbiamo bisogno’”. Se per i progetti da realizzare ci serviranno questi soldi valuteremo e andremo in Parlamento, non aggiungo altro”.

Gentiloni, “l’Europa aspetti prima di ripristinare le sue rigide regole”

Intanto il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni, durante il Brussels Economic Forum 2020, ricorda che “torneremo alle regole tradizionali. Sia il quadro temporale per gli aiuti di Stato che la generale escape clause non resteranno per sempre. Dobbiamo prendere due decisioni importanti. Una è la tempistica, perché è cruciale evitare di ripristinare regole più rigide troppo presto per dare alla nostra economia il tempo necessario. La seconda è la tipologia di regole”.

Il commissario ha poi aggiunto che “il compito” di una transizione verde “sia molto difficile ma la leadership europea è assolutamente necessaria. Quale altro attore internazionale, se non l’Ue, potrebbe svolgere un ruolo di leadership nella transizione verde? Nessuno, almeno non ora. Dobbiamo assumerci questo compito e per raggiungere questi obiettivi dobbiamo coordinare tutti i piani nazionali per la ripresa in modo che vadano in questa direzione”. Inoltre, “dobbiamo poi favorire gli investimenti pubblici. Abbiamo bisogno di discutere sulle nuove regole fiscali comuni per facilitare gli investimenti pubblici soprattutto per la nostra transizione verde”. Il green, come l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, il digital, saranno i terreni in cui si giocherà la sfida della ripresa e della crescita post covid.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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