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Comgest, parola d'ordine: qualità, crescita e lungo periodo

08 Marzo 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Gli afflussi netti per la società hanno superato gli 800 milioni di euro nel corso del 2018, con il totale degli AuM pari a 25,7 miliardi di euro al 31 dicembre 2018

  • Il fondo Comgest Growth World, che permette di avere un’esposizione azionaria con growth su tutti i mercati internazionali, riscontra sempre un maggior successo retail

  • La società ha ricevuto per il quinto anno consecutivo il rating A+ dal comitato Principles for Responsible Investment dell’Onu

L’asset manager Comgest festeggia l’anno trascorso con una view sui suoi fondi improntati alla crescita di qualità, senza dimenticare il contesto macroeconomico del 2019

Comgest e il controllo della volatilità

In apertura dell’evento milanese della società, Gabriella Berglund, Country Head Italia di Comgest, conferma che il 2018 è stato un ottimo anno per l’asset manager. Non è un mistero che lo scorso sia stato uno degli anni più ricchi di sfide e volatile per i gestori azionari nell’ultimo decennio.

Per quanto riguarda Comgest però, le strategie dedicate agli Usa, all’Europa, al Giappone e ai mercati azionari globali hanno tutte superato i rispettivi benchmark di riferimento tra il 7% e il 10% nel 2018. Sul fronte dei paesi emergenti ci sono state “più difficoltà a perfomare meglio dei mercati, ma in termini assoluti consideriamo attraente il rapporto rischio-rendimento per i titoli quality growth nell’universo degli emergenti, con valutazioni più basse e un potenziale di crescita degli utili”.

L’outlook per l’azionario 2019

Prende poi la parola Zak Smerczak, portfolio manager e analyst del team Global Equities. Il gestore si allinea con i suoi competitor quando delinea riduzione del bilancio Fed, crescita meno sincronizzata, rallentamento cinese e mondiale, rischi derivanti dai dazi. Rimarca per questo motivo una permanenza della volatilità nel 2019. In questo contesto, è importante mirare a società di tipo “quality growth”, meno sensibili alla variabilità ambientale. “La maggior parte delle società in portafoglio hanno una ridotta sensibilità all’incertezza macroeconomica e politica, e tutte continuano a investire nella crescita di lungo periodo, che sia tramite innovazione o espansione geografica o di prodotto”.

“Abbiamo iniziato il nuovo anno nel segno della cautela, prestando grande attenzione sia alle valutazioni che alle opportunità di crescita”. Per questo motivo Comgest ha ridotto o venduto diversi titoli la cui traiettoria di crescita sul lungo periodo appare più incerta. Soprattutto nei casi in cui le valutazioni sembrano superiori ai dati storici in termini relativi. Questo perché, per tenere a bada la volatilità, conviene concentrarsi sui fondamentali come il principale motore di un prezzo azionario, piuttosto che su un settore in generale.

L’importanza di una solida selezione

Alistair Wittet, portfolio manager e analyst del team Europe, dal canto suo, aggiunge che è necessario individuare quelle società in grado di generare fatturato e flussi di cassa anche in periodi difficili. Quindi, non solo in condizioni favorevoli come quelle a cui si è assistito negli ultimi dieci anni. È importante la capacità di saper determinare i prezzi, nonché ottimi livelli di innovazione e l’esposizione a trend di crescita secolari.

“È difficile trovare questo tipo di opportunità nei finanziari, nelle materie prime, nelle utility e nelle telecomunicazioni”. Il gestore insiste molto sul controllo della volatilità in Comgest, affermando che i loro fondi tendono ad essere sensibilmente più stabili degli indici di riferimento. Quindi, sia in caso di bearish che di bullish market. E conclude con una riflessione apparentemente provocatoria: “La diversificazione è un mito. Aumentare indefinitamente il numero di azioni nel portafoglio da un certo punto in poi ha benefici limitati”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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