PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Cobalto, un investimento problematico e (ancora) necessario

24 Agosto 2018 · Teresa Scarale

  • Il petrolio del XXI secolo ha un nuovo nome, che non coincide necessariamente col cobalto

  • Sbarazzarsi di questo minerale prezioso non è facile: i vantaggi derivanti dal suo uso sono molti

  • Al di là della corsa all’incetta dello scomodo minerale, la ricerca scientifica non si ferma. Perché niente è impossibile quando si tratta di progresso

Le auto elettriche sono il futuro, e il futuro delle auto elettriche sono le batterie che le alimentano. Il problema è che la produzione di queste ultime dipende dal cobalto, metallo che scotta, per varie ragioni

Cobalt blue

Il petrolio del XXI secolo. Questo è la batteria per molti esperti, e non a torto. Secondo Benchmark Mineral Intelligence, il numero delle gigafactory, le fabbriche di pile, è aumentato di dieci volte negli ultimi otto anni. Gli accumulatori di energia alimentano la nostra quotidiana vita digitale. Ma soprattutto, sono la chiave di volta per il boom dei veicoli elettrici (EV), elemento nevralgico della transizione energetica in corso e non ancora decollata. Se le auto elettriche sono il futuro, il futuro delle auto elettriche sono le batterie. Investimento strategico su cui puntare, insieme alla robotica. Sono il viatico per la sostituzione del petrolio con energia pulita. Ma di cosa sono fatte le batterie? Nickel, manganese, litio, terre rare (RE [Rare Earths], REE [Rare Earth Elements] o REM [Rare Earth Metals]), rame , grafite, cobalto.

Il cobalto. Succede che il 65% della sua produzione mondiale proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più instabili e corrotti al mondo, in cui l’estrazione di questo minerale si avvale anche del lavoro minorile (almeno 40.000 secondo un rapporto dell’Unicef) e in cui l’80% della popolazione non ha accesso all’elettricità. E le questioni politiche, unite al rispetto dei diritti umani e agli elevati costi del minerale, stanno incentivando lo spostamento della domanda verso sostituti più sostenibili. Per ora forse più un auspicio che uno spostamento consistente. Nuovi giacimenti sono stati scoperti in Australia, Alaska e Idaho, ma il loro sfruttamento non sarà possibile prima del 2020. E la domanda galoppa.

Le esigenze del mercato

I consumatori domandano batterie che si carichino velocemente, che durino a lungo, che siano sicure e stabili tanto al Polo Nord che nel caldo torrido di un deserto. Senza decisivi progressi nella creazione di sostituti, la domanda di cobalto è destinata a più che raddoppiare nei prossimi dieci anni, con un aumento della “quota Congo” ad oltre il 70%. Molte startup e ricercatori universitari dichiarano che senza cobalto l’industria EV è destinata alla non esistenza.

Nel 2010, gli EV venduti ammontavano a 6.000. Nel 2017, a un milione. Di qui al 2030, saranno 340 milioni (dati McKinsey).

Le qualità del cobalto

Secondo molti scienziati, il litio ha ormai fatto il suo corso. Stanti le tecnologie attuali, il cobalto è essenziale per evitare il surriscaldamento delle batterie. Conferisce inoltre stabilità a tutti i materiali di cui si compongono, consentendo agli automobilisti di caricare e ricaricarle più volte nel corso degli anni.

È però il più costoso fra i metalli usati per costruire batterie. Ed il suo costo è chiaramente un ostacolo alla competizione con le vecchie auto a petrolio. Liberum, banca di investimento britannica, rileva che il costo del cobalto si aggira intorno ai 12 euro al chilo, contro gli 8 del litio e i 5 del nickel. Gli stessi analisti aggiungono che i metalli contano per il 25% del costo totale di una batteria.

La frontiera della ricerca

Alcuni scienziati dei materiali, come ad esempio Michael Zimmerman della Ionic Materials o alcuni ricercatori cinesi, si stanno concentrando su una metodologia di produzione che potrebbe portare a consumare indirettamente meno cobalto. Si tratta degli elettroliti solidi. L’interesse nei confronti di queste ricerche è elevatissimo. Fra i nomi dei finanziatori ci sono infatti Renault, Nissan, Mitsubishi, Hyundai, Total, solo per citarne alcuni.

In tutto ciò, la Cina si è assicurata per i prossimi tre anni dalla svizzera Glencore una fornitura di cobalto di 52.800 tonnellate, pari a oltre la metà dell’estrazione totale mondiale in un anno. Meglio non rischiare.

Tesla, Toyota, Mercedes Benz, Dyson, mirano a ridurre di molto se non ad azzerare il loro fabbisogno di cobalto nel prossimo futuro. Ma si tratta di un obiettivo sfidante. Il progresso ci insegna che nulla è impossibile. Al di là dei ritrovati attuali, non è ancora scoperta ancora una tecnologia sufficientemente disruptive da poterlo sostituire.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: