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Cina: gli stimoli del governo non sono più molto efficaci

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Redazione We Wealth
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07 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Il team mercati emergenti di Raiffeisen Capital Management fa il punto sugli stimoli del governo in Cina, politiche che sarebbero meno efficaci rispetto al passato

I più recenti dati commerciali pubblicati dalla Cina a metà ottobre, sono stati inferiori alle aspettative di mercato.

Cina: la debolezza degli stimoli del governo

Le importazioni sono ancora una volta diminuite molto più delle esportazioni, per contro, è nettamente aumentata l’eccedenza commerciale. Finora il governo cinese ha applicato le misure di stimolo prevalentemente in modo selettivo e relativamente cauto. La riduzione dell’eccessiva crescita del credito degli anni passati e la prevenzione di nuove bolle all’interno del sistema finanziario sembrano rimanere una priorità. Nonostante la guerra commerciale e il rallentamento dell’economia.

Inoltre, la ripetizione delle misure del 2008/2009 o del 2016 contrasterebbe nuovamente la prevista ristrutturazione dell’economia. Le opportunità di Pechino per stimolare l’economia non sono affatto esaurite. Ma sono inferiori a 10 anni fa e più difficili da implementare di allora.

Cina: gli stimoli sul settore immobiliare

Ciò che colpisce è il fatto che, nonostante i prezzi degli immobili continuino a essere robusti o stabili, cala l’attività edilizia. Questo potrebbe presumibilmente essere risolto con un aumento più forte dei prezzi immobiliari, ma un altro surriscaldamento del mercato immobiliare è l’ultima cosa che Pechino vuole. Il contrario del surriscaldamento si riscontra nei prezzi alla produzione, in calo per il terzo mese consecutivo.

Alcuni economisti ritengono che, se questa tendenza dovesse continuare o addirittura intensificarsi, il governo cinese alla fine sarà costretto a contrastarla con ulteriori stimoli prima che possa iniziare una spirale deflazionistica. Tuttavia, attualmente questo viene contrastato dal forte aumento dei prezzi al consumo.

Rischio deflazione sulla produzione

Questi due fenomeni non sono dovuti al boom dell’economia interna, ma al forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. Tuttavia, rendono ancora più difficile per la banca centrale e il governo intervenire con misure di stimolo. La riportata volontà della Cina di voler acquistare da subito una quantità molto più alta di prodotti agricoli dagli Usa è meno una concessione di Pechino agli Usa, ma piuttosto fortemente nel proprio interesse.

La peste suina africana avrebbe già causato la morte del 40-50% circa della popolazione suina cinese, in cambio sono esplosi i prezzi della carne di maiale.

Perché gli Usa controllano i movimenti di capitale

Le azioni A quotate sul continente e le azioni H di Hong Kong, che lo scorso mese erano salite rispettivamente dello 0,6% e dell’1,2%, sono state penalizzate dalle dichiarazioni provenienti dagli ambienti vicini al governo Usa, secondo le quali si starebbe prendendo in considerazione controlli “soft” sui movimenti di capitale delle imprese cinesi.

Si potrebbero, per esempio, fissare limiti massimi entro i quali i fondi pensione americani possono investire nelle azioni cinesi o vietare loro del tutto simili investimenti. Oppure non ammettere affatto le società cinesi alle borse americane. Raffeisen si chiede se con questa strategia gli Usa finirebbero per danneggiare la Cina o piuttosto i propri fondi pensione e le proprie borse. Questo dimostra che la lotta di potere per il nuovo ordine mondiale può estendersi a molte altre aree, al di là dei dazi punitivi o delle leggi speciali contro singole aziende (per esempio, Huawei).

Redazione We Wealth
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