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La Cina rallenta, gli altri emergenti scalpitano

17 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 2 min

  • In chiusura d’anno, il riavvicinamento fra Cina e Usa resta solo una faccenda formale. I due giganti restano distanti sulle questioni chiave

  • Fra i due litiganti il terzo gode? Forse questo potrebbe essere il caso, a favore di alcune economie emergenti e di frontiera. E se certi processi di riallocazione delle risorse produttive richiedono del tempo, di sicuro altre dinamiche, come quelle valutarie, fanno sentire subito il loro effetto

Il co-gestore del fondo Tcw Emerging Markets Income di Tcw, Penelope Foley, nel rilevare che la Cina rallenta, evidenzia la forza potenziale delle altre economie emergenti per il 2019

I rapporti fra Usa e Cina resteranno tesi. A fine anno è questa la consapevolezza di analisti e gestori, come Penelope Foley, co-gestore del fondo Tcw Emerging Markets Income di Tcw. All’indomani del G20, è chiaro che Usa e Cina rimangono distanti su temi cruciali. Una riduzione dei dazi esistenti è improbabile, mentre sussiste il rischio che le negoziazioni falliscano e che i dazi aumentino ulteriormente nel 2019. Gli Stati Uniti si danno da fare per limitare l’importazione e l’investimento diretto da parte del Dragone in tecnologia Usa e Pechino lavora per ridurre la propria dipendenza dalle forniture statunitensi. Intanto, l’economia cinese rallenta.

Le dimensioni contano

L’impatto economico a breve termine, tuttavia, dovrebbe essere gestibile, poiché entrambi i Paesi hanno economie di grandi dimensioni che dipendono molto di più dalla domanda interna che da quella esterna.

L’effetto valuta

Va notato che il deprezzamento del renminbi, sia in relazione al dollaro che rispetto all’indice trade weighted, può in parte compensare l’effetto dei dazi, rendendo i prodotti cinesi leggermente meno costosi. Inoltre, le autorità cinesi si stanno muovendo per contenere l’impatto dei dazi sulla crescita tramite misure macroprudenziali e fiscali. Ad esempio, hanno introdotto incentivi alle banche per la concessione di prestiti alle piccole e medie imprese, hanno parzialmente ridotto la tassazione e dato maggiore libertà ai governi locali di cercare finanziamenti al fine di intraprendere progetti infrastrutturali.

Comunque la Cina rallenta

Il gestore si aspetta che la crescita del Dragone alla fine di quest’anno sarà compresa tra 6,4% e 6,5%. Guardando avanti, l’impatto dei dazi si farà sentire piuttosto in fretta, mentre gli effetti delle misure adottate dalle autorità cinesi impiegheranno più tempo a manifestarsi. Di conseguenza, nel primo trimestre del 2019 la crescita potrebbe rallentare fino al 5,75%, dato mai registrato nella storia recente. Tuttavia, grazie alle misure adottate, il rallentamento sull’intero anno sarà meno acuto. Nel 2019 infatti la crescita probabilmente si aggirerà intorno al 6%. Dato comunque inferiore a quella del 2018.

Fra i due litiganti…

Le tensioni commerciali tra Usa e Cina, d’altro canto, potrebbero avere risvolti positivi per gli altri emergenti. Molti operatori, infatti, stanno già valutando l’opportunità di rivedere la gestione della propria supply chain e ridurre le importazioni dalla Cina, aumentando gli acquisti da altri paesi. Non si tratta di azioni immeditate, ma se la guerra tariffaria dovesse proseguire a lungo, è probabile che in certe aree inizi a manifestarsi un effetto positivo. Uno dei paesi che potrebbero beneficiare di queste evoluzioni è il Vietnam.

Un altro aspetto che potrebbe favorire gli emergenti nel 2019 è un prospettato indebolimento del dollaro. Il rafforzamento della valuta Usa negli ultimi 9 mesi è stato dovuto alla divergenza nei tassi di crescita tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Tuttavia, la crescita statunitense ha raggiunto il picco nel secondo o terzo trimestre del 2018 e il gestore si aspetta ora un rallentamento. Il quale andrà a ridurre il divario con le altre economie avanzate, come l’Europa. Oltre ad aspetti ciclici, vi sono fattori strutturali che possono avere un impatto negativo sul dollaro a lungo termine. In particolare, il crescente deficit fiscale degli Usa, che sarà vicino al 5% per il prossimo anno. Oltre che il consistente disavanzo delle partite correnti: in aumento nonostante la guerra tariffaria!

Il tasso di crescita dei mercati emergenti per il 2019

A meno di scossoni, il livello atteso sarà simile al 2018, attorno al 4,7%. Diversi paesi poi, come il Brasile, l’Argentina e la Turchia hanno registrato significative contrazioni dell’espansione economica negli ultimi 12-18 mesi. E si prevede che usciranno da questa fase verso la metà dell’anno prossimo. si attende inoltre una performance migliore in Medio Oriente e in alcune economie africane.

L’alpha che emerge

Tra gli emergenti vi sono diversi paesi con notevoli opportunità di alpha derivate da un possibile miglioramento della gestione economica.

Quali Paesi?

Un esempio è il Brasile, dove il presidente neoeletto si propone di adottare politiche economiche ortodosse e può contare su una squadra di economisti relativamente solida. Certo, l’aspetto cruciale sarà l’implementazione, che andrà costantemente monitorata. Anche Paesi come Argentina ed Egitto, che possono contare sul supporto di programmi significativi del Fmi, appaiono particolarmente interessanti. Ulteriori opportunità sono offerte dal Medio Oriente, il cui debito investment grade al momento è molto a buon mercato. In Asia, vale la pena concentrarsi su Paesi specifici come Indonesia, India e altri mercati di dimensioni minori che potrebbero beneficiare dell’impatto della trade war sulla Cina.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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