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Cina: non tutta la trade war viene per nuocere

11 Febbraio 2019 · Giulia Schiro · 3 min

  • Guerra commerciale: ci vorrà tempo per giungere a una soluzione, ma la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno

  • La Cina è già diventata il singolo mercato dei consumi più grande al mondo

  • Nei portafogli asiatici e cinesi spazio a tecnologia, assicurazioni, settori dei consumi, e-commerce, polizze assicurative nel ramo vita e beni di lusso di alta fascia

Mentre in Cina si festeggia l’inizio dell’anno del maiale, le notizie provenienti dall’economia del Dragone vedono il ritorno della “guerra commerciale” e il “rallentamento interno” tra gli hot topics. Ma la locomotiva asiatica è pronta ad affrontare questi eventi? Come tradurre questo scenario nelle scelte di portafoglio? Risponde Jin Xu di Columbia Threadneedle Investments

Senza dubbio, le schermaglie sui dazi hanno contribuito al rallentamento dell’economia cinese, ma non sono l’unica causa.

In primo luogo, spiega Jin Xu, gestore di portafoglio azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments, è opportuno ricordare che all’inizio del 2018 il governo cinese aveva lanciato una serie di misure volte alla riduzione dell’indebitamento, per cercare di porre un freno al debito complessivo nazionale e rafforzare il controllo sul finanziamento bancario e fuori bilancio, privilegiando una crescita di qualità. Queste politiche monetarie hanno ovviamente rallentato la crescita economica del Paese asiatico.
Ciò che, ad oggi, è interessante osservare è che le società (e di conseguenza i consumatori) nutrono una certa ritrosia davanti alla prospettiva di assumersi altro debito ma, al contrario, preferiscono concentrarsi su flussi di cassa e rendimenti, perché il futuro appare incerto.
Un’altra novità è la tendenza delle aziende a investire maggiormente in ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei prodotti piuttosto che nell’espansione delle capacità produttive. In particolare, le società tecnologiche cinesi sono sempre più attente a fattori quali la proprietà intellettuale, la conformità interna e le regole di mercato, che è il nucleo da cui è scaturita la guerra commerciale: le frizioni tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre la questione degli scambi commerciali e riguardano infatti la tutela della proprietà intellettuale, l’apertura del mercato e le politiche industriali.

In secondo luogo, aleggia l’incertezza sulle intenzioni di spesa in conto capitale da parte delle aziende. Le società nutrono dubbi riguardo alla congiuntura di lungo termine e alle prospettive in termini di ordini, perciò tendono a limitare la spesa.

A proposito di guerra commerciale, secondo gli esperti di Columbia Threadneedle Investments ci vorrà tempo per giungere ad una soluzione, ma ritengono che la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno.
Dalla prospettiva cinese, secondo alcuni la trade war rappresenta una sfida e provocherà un rallentamento economico, rendendo più difficile l’attività imprenditoriale nonché l’import/export di componenti chiave; secondo altri invece costituisce una buona opportunità per riformare il sistema, accogliendo le richieste avanzate in questo senso dagli Stati Uniti. Ne è un esempio la recente disponibilità della Cina ad aprire il proprio mercato alle società estere, tra cui Tesla, che è in procinto di avviare la costruzione di uno stabilimento a Shanghai.

A meno di un anno dall’inizio della guerra commerciale, si può ragionevolmente affermare che la Cina sta già compiendo progressi verso gli Stati Uniti e la propria economia.

Le implicazioni per i portafogli

Dopo alcuni deflussi dai mercati cinesi nella seconda metà dello scorso anno, di recente la situazione si è stabilizzata. Perché?
Innanzitutto, spiega Xu, il rallentamento degli utili ha già fatto il suo corso negli ultimi due trimestri ed è ormai assodato che la guerra commerciale e i relativi negoziati siano destinati a proseguire.
Inoltre, sul fronte delle valutazioni, la Cina scambia a un rapporto prezzo/utili conveniente che indica ottimismo nelle aspettative degli operatori.
Terzo, il ciclo del dollaro sembra vicino al picco, e questo è un fattore positivo per i mercati emergenti.
Infine, malgrado l’incertezza, la Cina può contare su un’opportunità fondamentale di crescita strutturale: i consumi interni.La Cina è già diventata il singolo mercato dei consumi più grande al mondo”, commenta il gestore. Le vendite annuali di auto nuove nel suo territorio raggiungono infatti i 28 milioni di unità contro i 17 milioni negli Stati Uniti, i consumatori cinesi acquistano più iPhone di quelli statunitensi e molte aziende cinesi stanno sviluppando prodotti di migliore qualità e modelli di business innovativi per sfruttare la crescita, tanto che singole città registrano PIL comparabili a intere nazioni.

Nei nostri portafogli asiatici e cinesi siamo riusciti ad incorporare questi temi, dalla tecnologia alle assicurazioni fino ai settori dei consumi. Che si tratti di ascesa dell’e-commerce, di aumento della domanda di polizze assicurative nel ramo vita man mano che la popolazione cresce in ricchezza o di richiesta di beni di lusso di alta fascia, siamo consapevoli che questo trend strutturale continuerà a creare interessanti opportunità d’investimento per i nostri clienti”, conclude l’esperto di Columbia Threadneedle Investments.

Giulia Schiro
Giulia Schiro
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