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Cina, non solo dazi: i venti contrari nel nuovo anno

Cina, non solo dazi: i venti contrari nel nuovo anno

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Francesca Conti
Francesca Conti

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • I dazi colpiscono anche molte altre economie attraverso le supply chain globali, come Singapore, Malesia, Corea e altri Paesi asiatici

  • Immobiliare in rallentamento e calo delle esportazioni che sta coinvolgendo tutta l’Asia sono tra i fattori da tenere d’occhio

  • Gli investitori cinesi sottopesano il resto del mondo e ora vogliono diversificare i propri asset

Il dialogo tra Cina e Stati Uniti è una buona notizia per i mercati, ma è ancora presto per stappare lo spumante: secondo David Loevinger di Tcw, le incognite per Pechino sono ancora molte

La speranza che venga raggiunto un accordo tra Stati Uniti e Cina ha ampiamente influenzato i mercati negli ultimi mesi. Anche se la ripresa del dialogo tra i due Paesi rappresenta uno sviluppo positivo, “è ancora presto per stappare lo spumante”. A pensarla così è David Loevinger, sovereign analyst, Emerging Markets dell’asset manager globale di Los Angeles Tcw.

Secondo Loevinger è innanzitutto importante distinguere due livelli del conflitto tra Cina e Stati Uniti: la guerra tariffaria e la guerra tecnologica. Quest’ultima “è certamente destinata a inasprirsi nel corso dell’anno. Verranno introdotte restrizioni molto più estese all’esportazione di tecnologia statunitense in Cina e agli investimenti cinesi nel settore tech Usa; inoltre, è probabile che vengano intraprese altre azioni legali nei confronti di società e dirigenti cinesi”.

Per quanto riguarda i dazi, l’approccio scelto dagli Stati Uniti, che l’analista ritiene “unilaterale, senza coordinamento con gli alleati e senza fare ricorso a istituzioni multilaterali, minacciando e imponendo sanzioni”, rende “estremamente difficile per i negoziatori cinesi far approvare internamente un accordo di qualunque tipo. È ovvio infatti che in Cina, così come negli Usa e in qualsiasi altro Paese, l’opposizione alle prepotenti richieste straniere sia una scelta estremamente conveniente dal punto di vista politico”.

Un altro fattore significativo è costituito dal fatto che, ricorda l’analista, “i dazi avranno sicuramente un impatto negativo, ma non danneggeranno solo la Cina. I dazi infatti colpiscono anche molte altre economie attraverso le supply chain globali, come Singapore, Malesia, Corea e altri Paesi asiatici”. Oltre all’effetto dei dazi poi, “un rischio importante legato alla trade war è il suo l’impatto sugli investimenti e l’incertezza che genera nel business. Ci sono molte società che stanno cercando di decidere come gestire grandi capital expenditure, ma è molto difficile prendere decisioni senza sapere quali saranno i costi dei componenti o le condizioni di accesso al mercato”.

Ma le avversità per la Cina non si limitano alla guerra commerciale. L’economia cinese, infatti, deve affrontare altre crescenti difficoltà. Un esempio? La regolamentazione più stringente del settore finanziario, un aumento dei fallimenti societari, un’applicazione più decisa delle leggi ambientali, un settore immobiliare in rallentamento e un calo delle esportazioni che sta coinvolgendo tutta l’Asia, con l’indebolimento della domanda globale.

Per Loevinger un altro aspetto importante per gli investitori nel 2019 sarà l’inclusione della Cina nei principali indici obbligazionari globali: “L’epoca degli ampi surplus commerciali in Cina è finita. Gli investitori cinesi sottopesano il resto del mondo e ora vogliono diversificare i propri asset. Ciò significa che non c’è più un grande flusso di capitali verso la Cina. Il Paese al contrario vuole attirare gli investimenti stranieri e vede l’inclusione negli indici come un modo per raggiungere tale obiettivo”.

Francesca Conti
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