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Cina, la locomotiva resiliente

Cina, la locomotiva resiliente

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

21 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • La Cina ha contribuito da sola per quasi un terzo della crescita globale nel 2020

  • Pechino ha consacrato il tema dell’innovazione come priorità assoluta del Paese: vuole diventare un soggetto autonomo e autosufficiente dal punto di vista tecnologico

  • Xi Jinping rinuncia definitivamente a un obiettivo di crescita quantitativa, in favore di un paradigma qualitativo, che stimola il ruolo della domanda interna

L’accordo appena firmato con altri 14 Paesi dell’Asia Pacifico rende la Cina meno vulnerabile a nuove possibili tensioni commerciali con gli Stati Uniti. E intanto, con il nuovo piano quinquennale, Pechino posa il binario su cui viaggerà la crescita futura, in tre direzioni: innovazione, sostegno alla domanda interna e apertura ai capitali esteri

C’è un aspetto che non deve sfuggire nella sorprendente performance della Cina nel 2020 – in termini di capacità di contenere il contagio e conseguente tenuta dell’economia – perché ci proietta nel futuro prossimo del colosso asiatico: la resilienza. Pechino non solo ha superato la crisi prima di altri Paesi, e con meno difficoltà. Ma ha ottenuto questo risultato con uno sforzo espansivo molto ben calibrato, fatto di interventi selettivi e relativamente modesti. Sia rispetto a quelli messi in campo da Europa e Stati Uniti. Sia in relazione alla crisi del 2008, quando i massicci interventi di Pechino finirono per alimentare un eccesso di leva finanziaria.

I nuovi equilibri

“Dopo il piano di stimoli da 570 miliardi di dollari, i debiti salirono fino al 270/280% del Pil, a livello aggregato, tra Stato e imprese – ricorda Giuliano Noci, prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano e docente alla School of management del Polimi -. Era necessario evitare nuovi squilibri”. L’obiettivo pare centrato. E sembra mettere il Dragone nelle condizioni di allungare il passo, aumentando il distacco che la separa da Usa e Vecchio continente, ancora impantanate nelle sabbie mobili della pandemia. Vale la pena ricordare che la Cina ha contribuito da sola per quasi un terzo della crescita globale. E oggi appare molto meno vulnerabile alle ripercussioni delle tensioni commerciali, che con ogni probabilità, secondo Noci, non saranno archiviate durante la nuova Presidenza.

Le relazioni con gli Usa

“La Cina tifava per una riconferma di Trump, perché l’ex inquilino della Casa Bianca era divisivo anche nei confronti del Vecchio continente. Alimentando la conflittualità su tutti i fronti, lasciava scoperto il ventre molle dell’Europa e la Cina avrebbe potuto approfittarne, intensificando le relazioni. Joe Biden ribalta il campo da gioco. Ripristinerà un approccio multilaterale, sarà più indulgente nei confronti dell’Europa, rimanendo ostile nei confronti di Pechino, benché con toni più morbidi. I cinesi non si aspettano nessun cambiamento sostanziale. Ecco perché l’accordo commerciale sottoscritto il 15 novembre con altri 14 paesi dell’Asia Pacifico – tra cui Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud e le economie del Sud Est asiatico – acquisisce maggiore rilevanza”, precisa Noci. “La Regional economic comprehensive zone rende l’economia di Pechino più forte, perché la protegge dalle conseguenze di ulteriori conflitti commerciali”.

Il nuovo Piano quinquennale

Intanto le autorità di Pechino guardano al futuro, posando i binari che guideranno la traiettoria della crescita cinese nei prossimi anni. Sono tre i punti focali del Piano quinquennale 2021-2025 annunciato a inizio novembre, che sarà approvato dall’Assemblea del Popolo a marzo. “La Cina ha consacrato il tema dell’innovazione come priorità assoluta del Paese: vuole diventare un soggetto autonomo e autosufficiente dal punto di vista tecnologico. Del resto, già oggi i cinesi sono più avanti degli americani in alcuni campi, dall’intelligenza artificiale all’e-commerce, fino ai pagamenti digitali”, osserva Noci.

“L’azione di Trump era corretta sul piano della “fair competition” commerciale, un tema che si pone ancora in modo evidente, ma ha avuto per effetto un’accelerazione nello sviluppo dell’innovazione da parte della Cina, in chiave autarchica. Con il nuovo piano, inoltre, Xi Jinping rinuncia definitivamente a un obiettivo di crescita quantitativa, in favore di un paradigma qualitativo, che stimola il ruolo della domanda interna. Infine, il terzo pilastro”, conclude Noci: “il colosso asiatico vuole rappresentare un’opportunità di mercato per i capitali stranieri e attrarre nuovi investimenti: le imprese cinesi che investono in innovazione hanno bisogno di un supporto finanziario per concretizzare i loro progetti. La finanza Usa, prima di altri, si sta già posizionando”.

 

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.
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