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Cina, un Dragone forse in letargo

25 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

Sembrano passati gli anni in cui i tassi di crescita cinese erano da sbornia. Perché sorprendersi? Lo diceva già il modello di Solow. Ma i gestori sono pragmatici, guardano agli investimenti. Come Schroders

“Non si può crescere per sempre”. Non è il titolo di un film, ma forse quest’evidenza negli ultimi trimestri può applicarsi anche alla Cina. La crescita del Pil, è infatti passata dal 6,7% del secondo trimestre al 6,5% del terzo. Certo, si tratta sempre di tassi di crescita che l’Europa per dire si sogna, ma la tendenza netta è verso il rallentamento. Le nuove dinamiche in atto hanno spinto asset manager come Schroders a fare qualche riflessione.

La frenata della Cina

La lettura del dato infatti ha spaventato i mercati, e di conseguenza spinto i rappresentanti delle varie istituzioni a fare promesse di sostegno all’economia. Tuttavia il rallentamento è ormai nella dinamica dei tassi di crescita. Gli analisti ne sono convinti. Del resto, l’effetto dei dazi deve ancora manifestarsi e il settore immobiliare sta iniziando ad indebolirsi, come previsto da tempo. In aggiunta, la capacità delle autorità di adottare misure di sostegno potrebbe essere soggetta a più vincoli di quanto si pensi. 

Il ruolo dei politici

Nel complesso le previsioni sulla crescita non sono dunque positive. I rappresentanti delle istituzioni come il Ministro dell’Economia e il governatore della banca centrale hanno lanciato un appello a mantenere la calma e hanno promesso misure di sostegno. Ma la realtà racconta una storia diversa.

La Banca Centrale Cinese

La People’s Bank of China continua ad affermare che adotterà una politica monetaria neutrale e che non svaluterà lo yuan. Ciò pare escludere la possibilità di una massiccia iniezione di liquidità nel sistema. Allo stesso tempo, il Ministero delle Finanze mostra cautela riguardo a nuovi stimoli fiscali. Le misure adottate finora “sono state semplicemente un’accelerazione delle spese previste”.

Debito pubblico verus liquidità. Qe alla cinese?

La banca centrale sta fronteggiando un dilemma. Inondare di liquidità il sistema vuol dire mettere sotto pressione il remimbi e vanificare gli sforzi fatti finora per ridurre rischi e indebitamento. Il Ministero delle Finanze inoltre è probabilmente ben consapevole del debito ombra delle amministrazioni locali, che è stato stimato da S&P in 6000 miliardi di dollari. Il che appesantirebbeparecchio il disavanzo pubblico. E ulteriori misure di stimolo fiscale non farebbero che accrescere i rischi di “esplosione”.

E il Pil se la prende un pochino più comoda

Un’analisi dettagliata dei dati sul Pil mostra che il rallentamento deriva principalmente da un contributo ridotto alla crescita da parte dei consumi finali, mentre investimenti ed esportazioni nette sono rimasti apparentemente stabili.

Un segnale incoraggiante per la Cina arriva invece dai dati sugli investimenti in infrastrutture. Sebbene siano ancora in contrazione, il ritmo è rallentato considerevolmente: questo significa che la pressione sugli enti locali ad accelerare i progetti sta avendo qualche effetto. È probabile che ciò prosegua nel corso del quarto trimestre, ma successivamente saranno necessari nuovi stimoli fiscali.

Sfortunatamente, nonostante gli investimenti in infrastrutture stiano tornando, ci sono segnali del fatto che il settore immobiliare cinese sta iniziando a collassare, a fronte delle condizioni sul credito più rigide. I prestiti ipotecari e le compravendite di terreni stanno rallentando; inoltre, gli investimenti in real estate hanno decelerato. Gli investimenti manifatturieri hanno resistito, ma dovranno probabilmente affrontare venti contrari quando i dazi inizieranno a farsi sentire. Nel complesso, l’outlook per gli investimenti è ancora difficile.

L’onda lunga dei dazi

Sul fronte delle tensioni commerciali, l’accumulo di scorte in previsione dell’introduzione dei dazi (il cosiddetto ‘frontloading”) alla fine di settembre ha probabilmente contribuito a sostenere i flussi commerciali cinesi. Ci aspettiamo che i dati di ottobre mostrino un marcato rallentamento. Questo non solo avrà un impatto negativo sulle esportazioni nette e di conseguenza sulla crescita, ma a nostro avviso si rifletterà anche in un indebolimento della produzione industriale e degli investimenti manifatturieri.

In conclusione, ci aspettiamo che in ultima analisi i timori legati alla stabilità finanziaria e alla disoccupazione faranno scattare nuovi stimoli, ma a nostro avviso le autorità cinesi saranno riluttanti ad adottare misure abbastanza incisive da soddisfare le aspettative dei mercati. Ciò implica che sono in arrivo nuove turbolenze sui mercati e un’ulteriore pressione sullo yuan.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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