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Femme fatale: il non facile compito di Christine Lagarde sulle orme di Mario Draghi

Femme fatale: il non facile compito di Christine Lagarde sulle orme di Mario Draghi

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Contributor, Fabrizio Crespi

22 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Cosa farà Christine Lagarde dopo Mario Draghi? Quello di Lady Euro è un compito non facile: il suo predecessore è stato in grado di mantenere la stabilità dell’euro in momenti molto difficili, con autorità ed autorevolezza. Ma tutto lascia supporre che la raffinata politica francese sarà in grado di affrontare la sfida

Ok, il temuto tedesco alla Bce lo abbiamo scampato, ma solo per ritrovarcelo (a) alla Commissione Europea. Al suo posto, con un vero coup de théâtre, ecco servita una raffinata e politicamente abile Christine Lagarde, più che nota al pubblico per il suo incarico al Fondo Monetario Internazionale ma, a detta degli esperti, poca addentro le tematiche macroeconomiche e di politica monetaria.

Lady Euro: Christine Lagarde dopo Mario Draghi

Ed in effetti il suo curriculum, facilmente reperibile sul web e ampiamente diffuso dalla stampa specializzata appena dopo la nomina, ci racconta di un avvocato d’affari fin da giovane appassionata di politica, tre volte Ministro a partire dal 2005, ed infine prima direttrice donna del Fondo Monetario Internazionale. A parte una condanna senza pena per negligenza nel caso noto come “affaire Tapie”, dal nome dell’imprenditore e politico socialista ex patron dell’Olympique Marsiglia, possiamo parlare di una folgorante carriera che le sarà sicuramente di aiuto nel gestire il delicato “bilancino” dei poteri nell’Area Euro.

La domanda che gli esperti si pongono riguarda però le sue capacità di gestione di una politica monetaria che con il nostro Super Mario ha messo il turbo. Come a dire: riuscirà una guidatrice non troppo esperta a condurre una Ferrari da corsa?

La sfida di Christine

Per meglio comprendere la situazione in cui si troverà Christine dobbiamo partire dall’analisi dello status quo. Come ho già avuto modo di scrivere, fino a prima della crisi il lavoro dei banchieri centrali era tutto sommato semplice, per non dire noioso. I modelli economici, e la prassi, indicavano in sostanza che di fronte ad una economia che si surriscalda, caratterizzata da una inflazione in crescita, bisognava alzare i tassi di interesse. In caso di stagnazione dell’economia, viceversa, si procedeva inversamente dando fiato al credito a buon mercato per far ripartire il ciclo e con esso i prezzi. E soprattutto, diciamocelo, il problema principale pareva essere quello di evitare improvvise fiammate di inflazione, tanto gravose per i risparmi e per i redditi fissi.

La crisi finanziaria prima, ed economica poi, hanno però totalmente sconquassato i paradigmi della politica monetaria europea, trovatasi nel frattempo ad affrontare il rischio del crollo della zona euro (“Within our mandate, the Ecb is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”. Mario Draghi, 26 Luglio 2012) e la crisi di alcuni debiti sovrani (Italia in testa).

Molti sforzi. Con “fantasia”

Si è dovuto allora agire di fantasia, o per lo meno in maniera creativa. Dopo aver constatato che nemmeno le forti iniezioni di liquidità (operazioni Ltro prima e Tltro dopo) producevano significativi effetti sull’economia reale, la prima anomalia introdotta è stata quella dei tassi di deposito negativi, tesi ad evitare che le banche ricedessero liquidità alla stessa Banca Centrale. Una vera eresia che nessun modello economico-finanziario aveva mai previsto.

Si è passati poi alle maniere forti. Sulla scia del vincente esempio americano (ma là il sistema economico e finanziario complessivo ruota in un altro modo), la Bce ha introdotto il suo Qe, gonfiandolo prima fino a 80 miliardi al mese per poi rallentare e chiuderlo definitivamente (o temporaneamente forse).

I risultati ottenuti da Super Mario Draghi: un’eredità per Christine Lagarde

Ed i risultati ottenuti?

Ovviamente aver evitato il baratro di una recessione che sarebbe durata per anni e aver garantito la sopravvivenza dell’Euro. Il che non è poco! Tuttavia, è ben noto che l’attuale politica monetaria europea si trova in un cul-de-sac da cui sembra molto difficile uscire. L’inflazione permane al di sotto dell’obiettivo del 2%. I tassi di deposito negativi hanno drasticamente abbassato tutta la curva dei rendimenti mettendo in croce non solo i piccoli risparmiatori, ma le stesse banche commerciali che, avendo visto progressivamente erodersi la redditività del loro business tradizionale di intermediazione del denaro (il cosiddetto Margine di interessi), hanno dovuto rivedere i propri modelli di business per non sparire. Mettiamoci infine alcune fosche nubi che appaiono sull’orizzonte del ciclo economico (che stanno già indirizzando anche la Fed a rivedere le proprie strategie dopo un periodo di rialzo dei tassi durato circa 3 anni), e la frittata è fatta.

Una nuova era

Cosa fare adesso? Ecco, è questa la domanda da un milione di dollari (pardon di euro) a cui la Lagarde è chiamata a rispondere.

Continuare con una politica monetaria ultra-espansiva, attraverso nuove operazioni di Tltro (già previste per autunno) e un nuovo Qe? Ampliare ulteriormente la cassetta degli attrezzi della Bce usando ancora e maggiormente la creatività dei tecnici (tassi al -2%/-3%? Helicopter money che arriva direttamente sul conto corrente dei consumatori tramite bonifico della Banca Centrale)? Oppure cambio di direzione attraverso una rivisitazione (in questo caso inevitabilmente politica) degli obiettivi della Bce, ancor oggi teutonicamente ancorati, sic et sempliciter, al contrasto di una inflazione che non c’è? Proporre ad esempio un coinvolgimento più o meno diretto della Bce al finanziamento di opere pubbliche, magari tramite Bei? Oppure puntare su nuovi parametri quali la crescita del Pil o il tasso di disoccupazione?

Che dire …  bonne chance, Christine!

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