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Chinese economic surprise index: dopo la frenata, il rialzo

12 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Il rallentamento della crescita cinese è stato subito seguito da politiche mirate, tanto da parte del Governo che da parte della Banca centrale

  • La questione tariffaria con gli Stati Uniti continua ad essere fastidiosa, ma il confucianesimo di Xi evita che possa debordare ad altri ambiti, quelli politici

  • Le prospettive per il 2019

Il 2018 è stato anche l’anno del contenimento della crescita economica del Dragone, la cui coda ha contribuito a dare un colpo al repricing dei titoli emergenti

Preziosa e fragile come una ceramica della dinastia Ming. Questo sembrerebbe oggi essere la crescita cinese. I dati parlano chiaro: la crescita del Dragone ha subito una battuta d’arresto. Il Pil è infatti passato da un tasso di espansione del 6,7% del secondo trimestre 2018 al 6,5% del terzo. Secondo Lombard Odier però, il Chinese economic surprise index starebbe assolvendo al suo compito, ossia sarebbe (più) gravido di promesse rispetto ai mesi scorsi.

Governo in azione

Il governo cinese, è risaputo, si contraddistingue per pragmaticità. Il numero di stimoli fiscali è aumentato nelle ultime settimane. Ad esempio, le autorità cinesi hanno incrementato l’utilizzo delle riserve per stabilizzare la valuta. Gli ultimi dati parlano di 120 miliardi di yuan utilizzati, il livello più alto da gennaio 2017.

Azioni e dichiarazioni

Sono inoltre aumentate le dichiarazioni ufficiali da parte di personalità di spicco volte a stabilizzare il mercato azionario. Oltre che naturalmente ad azioni politiche mirate. Ad esempio, c’è stata un’ondata di nazionalizzazione delle società più deboli, che hanno utilizzato le azioni come collaterali e un sostegno governativo diretto al mercato azionario attraverso attività di proxy.

La Banca centrale cinese

La People Bank of China dal canto suo ha iniettato sul mercato liquidità e crediti al settore privato. Secondo le stime ufficiali, attualmente l’easing è allo stesso livello di quello successivo alla crisi finanziaria globale. Lombar Odier prevede che il prossimo anno il deficit fiscale del Paese salirà al 3%. Un aumento sensibile, rispetto al 2,6% del 2018. In particolare, secondo varie fonti politiche, la riduzione fiscale di 1.300 miliardi di yuan recentemente discussa dal Ministero delle Finanze potrebbe aggiungere 0,29 punti percentuali alla crescita del 2019.

Il Chinese economic surprise index va su

In termini macroeconomici, attualmente il Chinese economic surprise index sta mostrando segni di tendenza al rialzo. Ossia, dal -53 all’inizio di quest’anno all’attuale -3. Ciò implica che i dati cominciano a destare sorprese rialziste.

Persino gli ultimi dati sulle esportazioni/importazioni sono stati in linea con questa tendenza, anche se si prevede una certa debolezza all’inizio del prossimo anno con l’entrata in vigore delle tariffe doganali. Del resto, finora la Cina è riuscita a limitarne le ripercussioni.

Usa, semaforo giallo

Gli Stati Uniti stanno concentrando la loro attenzione su nuovi ulteriori settori sui quali imporre i dazi. E l’ostilità nei confronti del Paese di Mezzo sta montando fra i politici americani di ogni colore.

“Un recente discorso del Vice Presidente Mike Pence evidenzia l’incremento della diffidenza dei politici statunitensi nei confronti della Cina. Probabilmente, dato il diffuso scetticismo, le elezioni di metà mandato non hanno cambiato le dinamiche di fondo di Capitol Hill. Nonostante il governo di Washington abbia supportato la Cina durante la presidenza Obama, soprattutto in diversi impegni multilaterali – tra cui l’accordo di Parigi e quello sull’Iran – con Trump si è assistito a un’inversione di questa tendenza”.

La “Trappola di Tucidide”

L’ambiente diplomatico internazionale ritiene che il presidente Xi vorrebbe evitare la classica situazione di scontro tra una potenza economica in ascesa e una potenza egemone. Finora infatti la Cina, almeno apparentemente, si è concentrasta sulle questioni solo economiche nell’agire per contrastare le azioni degli Usa, stando ben attenta ad evitare debordamenti in altri ambiti. Apparentemente, e forse solo per convenienza politica, il presidente Xi si è sempre espresso duramente nelle sue ultime dichiarazioni.

Tuttavia, “nelle ultime settimane la Cina ha mostrato una maggiore volontà di impegnarsi con gli USA e ha parlato più apertamente di questioni che non coinvolgono solamente gli Stati Uniti, ma anche altri grandi blocchi commerciali (come la proprietà intellettuale e l’accesso al mercato cinese). Riteniamo che il prossimo Summit del G20 sarà un evento fondamentale a questo proposito e potrebbe portare a discussioni più significative in futuro”.

Questi nodi non verranno sciolti immediatamente. Tuttavia, segnali concreti di riconciliazione, pur se piccoli, avrebbero e hanno un impatto significativamente positivo sul mercato. Di un’eventuale guerra doganale a oltranza infatti hanno già fatto le spese i titoli emergenti, con il loro pesante repricing del 2018.

Il 2019

Questi e gli altri segnali di cui sopra fanno ritenere al gestore che il prossimo anno la crescita cinese potrebbe sorprendere al rialzo, e che le stime di crescita del 6,2% per il 2019 potrebbero dover essere riviste in positivo, mostrando già l’effetto delle azioni intraprese dal governo di Pechino. Una ripresa in quota della crescita cinese farebbe poi da volano per tutti i Paesi emergenti e di frontiera.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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