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China Inc. non più proibita. E i flussi accorrono

China Inc. non più proibita. E i flussi accorrono

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Giugno 2018
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  • I mercati cinesi si sono aperti al mondo. Questo vuol dire che finalmente i capitali esteri potranno affluire nell’azionario dell’ex Celeste Impero. Ma è vero anche il contrario: pure i capitali cinesi potranno lanciarsi in piazze lontane. Fomentando così la volatilità nei mercati regionali

  • I mercati azionari cinesi sono molto volatili ed inefficienti. Questo perché sono dominati da investitori privati che possiedono l’86% del mercato

  • Nel corso dei prossimi 3-5 anni, si ritiene che i deflussi di capitali dalla Cina approderanno in altri non più lontani mercati. Come prima cosa, ne altereranno la composizione. E poi, ne influenzeranno il comportamento

John Lin, portfolio manager per le China equities di AllianceBernstein, riflette sui primi effetti dell’apertura al mondo del mercato dei capitali cinese

China Inc. La città non più proibita

John Lin, portfolio manager per le China equities di AllianceBernstein, riflette sui primi effetti dell’apertura al mondo del mercato dei capitali cinese.

I mercati cinesi si sono aperti al mondo. Questo vuol dire che finalmente i capitali esteri potranno affluire nell’azionario dell’ex Celeste Impero. Ma è vero anche il contrario: pure i capitali cinesi potranno lanciarsi in piazze lontane. Fomentando così la volatilità nei mercati regionali.

E’ da molto tempo ormai che i gli investitori di tutto il mondo aspettavano di poter investire nelle A-Share. E il momento è giunto il 31 maggio 2018. Da questa data infatti i titoli A-Share sono entrati a far parte degli indici mercati emergenti dell’MSCI. L’apertura dei cancelli proibiti però non funziona a senso unico. Se molti entrano, altrettanti possono uscire.

Il denaro della Cina continentale sta fluendo ad Hong Kong

L’impatto è già visibile sul mercato H-Share. Negli ultimi mesi, i flussi di investimenti cinesi verso Hong Kong sono cresciuti notevolmente. Per due ragioni. Innanzitutto, dal 2014 i titoli H-Share sono più convenienti di quelli A-Share. Avendone l’opportunità, gli investitori cinesi preferiscono possedere un titolo meno costoso ad Hong Kong piuttosto che uno più caro nella controparte A-Share. In secondo luogo, gli appetibili titoli di grandi aziende come Tencent e vari gruppi di casinò a Macao semplicemente non sono disponibili sul mercato A-Share.

Col tempo, ciò potrebbe avere effetto sull’H-Share. I mercati azionari cinesi sono molto volatili ed inefficienti. Questo perché sono dominati da investitori privati che possiedono l’86% del mercato. Una percentuale più che doppia rispetto alla maggior parte dei mercati sviluppati e in quelli asiatici in via di sviluppo. Perché ciò ha importanza? Gli investitori retail cinesi sono volubili. Tendono a reagire alle ultime notizie e si muovono preferibilmente sul breve periodo. Persino i gestori onshore di fondi comuni tendono a comportarsi come gli investitori retail.

Un esempio è quello di China Unicom. Il 18 ottobre 2016, il gruppo ha avvertito che i suoi guadagni annuali sarebbero scesi nonostante la crescita. Da quella data fino alla fine dell’anno, il titolo è sceso del 5,8% sul mercato H-Share, mentre nell’A-Share su cui è quotata l’azienda madre, China United Network Communications, è balzato del 38%.

Gli effetti dell’ondata di ritorno

Hong Kong è solo il primo tuffo. Nel corso dei prossimi 3-5 anni, si ritiene che i deflussi di capitali dalla Cina approderanno in altri non più lontani mercati. Come prima cosa, ne altereranno la composizione. E poi, ne influenzeranno il comportamento, con la loro attività di trading ultra reattiva alle notizie e al sentiment di breve termine degli investitori. La Cina è già il motore dell’export manifatturiero a livello mondiale. Ma presto potrebbe diventare la causa scatenante della volatilità sui mercati azionari  non solo asiatici, ma anche mondiali.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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