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Chi ha ragione sul deficit? Dialogo tra ET e un economista marziano

Chi ha ragione sul deficit? Dialogo tra ET e un economista marziano

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Contributor, Fabrizio Galimberti

21 Marzo 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Cosa direbbe delle questioni di bilancio italiano il famoso ‘economista marziano’, quel testimone imparziale che viene chiamato al capezzale di un’economia in crisi e, senza sapere di precedenti e di antecedenti, dà un parere secondo verità, o secondo una verità libera da quelle palle al piede che azzoppano il mondo?

Direbbe, quell’economista del quarto pianeta cui viene chiesto un parere sul da farsi nell’Italia del terzo pianeta, che il governo gialloverde ha ragione sulla politica di bilancio. Ha ragione ad aumentare il deficit. Come si potrebbe allora sviluppare un dialogo fra l’economista marziano (EM) e un ET (che, a diffe- renza dell’ET del famoso film di Spielberg, sta per Economista Terrestre)?

EM – Non so molto di voi terricoli, ma mi sono informato. Nel 1928 un vostro economista, John Maynard Keynes, pubblicò un articolo sull’«Evening Standard» esortando Churchill ad aumentare la spesa pubblica: «Quando abbiamo disoccupazione – di uomini e di impianti – e più risparmi di quanti riusciamo ad impiegare a casa nostra, è del tutto imbecille dire che non ci possiamo permettere di spendere». Ora, la spia macroeconomica dell’avere «più risparmi di quanti riusciamo ad impiegare a casa nostra» è l’esistenza di un avanzo corrente con l’estero. E l’Italia da anni registra appunto cotal avanzo: il surplus dura da 6 anni ed è adesso sopra il 2% del Pil. L’Italia consuma meno di quel che produce. E tutto questo mentre il tasso di disoccupazione è intorno al 10% della forza lavoro (e più di un terzo della forza lavoro giovanile è disoccupata). Se ci fosse più domanda ci sarebbe meno disoccupazione. Se la domanda privata non c’è, allora è giusto che più domanda venga dal pubblico. Il governo italiano fa bene ad allargare i cordoni della Borsa.

ET – In linea teorica, hai ragione, come aveva ragione Keynes. Ma… conosci la storiella di quei tre – un fisico, un chimico e un economista – che sono naufragati su un’isola deserta, senza cibo eccetto una cassa piena di barattoli di carne in scatola. Come aprirli? Il fisico dice di usare una pietra per rompere il barattolo. Il chimico dice di mettere la scatola nel fuoco. L’economista dice: supponiamo di avere un apriscatole… Tu sei come quell’economista: dici di fare quello che sembra giusto fare, ma l’apriscatole non c’è, o, per meglio dire, ci sono delle regole che costringono l’Italia a non giocare col deficit, regole che sono state approvate in passato, anche dal governo italiano.

EM – Sarò marziano, ma la logica è la stessa in tutti i pianeti. Le regole sono giuste o no? Se la logica mi dice che non sono giuste, allora ho ragione io. Quelle regole non hanno sufficiente flessibilità, devono essere sospese quando in un’economia ci sono risorse inutilizzate, nascondersi dietro le regole è come darsi una zappa sui piedi.

ET – Quelle regole hanno più flessibilità di quanto credi. Anche se è vero che molti politici europei hanno prima predicato male – dicendo che le regole vanno rispettate – ma poi razzolato bene – permettendo una sospensione delle regole. Ma in ogni caso c’è la questione del debito. Sì, in teoria il bilancio pubblico italiano deve essere espansivo, ma qui c’è un catenaccio che è molto più stringente delle famose regole. L’Italia ha un debito pubblico immenso, ogni anno ci sono titoli che scadono per centinaia di miliardi di euro, e chi sottoscrive il rinnovo di questi titoli vuole essere sicuro che i suoi soldi siano al sicuro. Sì, l’Italia paga un interesse che è il ritorno sul capitale, ma al risparmiatore interessa anche e soprattutto il ritorno del capitale. E se la spirale più deficit-più interessi-più debito va fuori controllo l’Italia può essere costretta a non onorare più il debito. Lasciamo perdere le regole. I risparmiatori – italiani e stranieri – cui viene chiesto ogni mese di tirar fuori soldi per finanziare deficit e debiti, hanno cuori di coniglio e zampe di lepre.

EM – Non esageriamo. L’Italia ha molto debito publico ma poco debito privato e una grande ricchezza finanziaria. Non rischia la bancarotta. Ma forse la soluzione è un’altra. L’Italia, è vero, consuma meno di quel che produce, ma questo è ancor più vero per l’Eurozona nel suo insieme. E anche l’Eurozona avrebbe bisogno di più domanda: il suo tasso di disoccupazione è vicino all’8%. E l’Eurozona, a differenza dell’Italia, si può permettere una politica più espansiva, dato che il suo debito pubblico è molto più basso di quello italiano. Così tirerebbe la volata all’Italia. Cosa ne dici?

ET – Dico che in questo caso il terzo e il quarto pianeta sono d’accordo.

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Contributor , Fabrizio Galimberti
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