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Carmignac, quando la marea si abbassa

13 Novembre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • Per la manager assisteremo a un bear market obbligazionario e a correzioni abbastanza importanti sull’azionario

  • Il punto critico per gli spread nel 2019 potrebbe essere un rallentamento economico marcato

  • Il prezzo del petrolio oggi rispecchia le nuove sanzioni sull’Iran

Scenari e outlook di Sandra Crowl, membro del comitato investimenti di Carmignac. Per la manager stiamo entrando in un nuovo regime, fatto di alta volatilità, di tassi interesse che aumenteranno e di bassa liquidità

Il destino non ha mai un percorso certo e stabilito, specialmente nel mondo della finanza. I percorsi di politica monetaria internazionale avviati dieci anni fa si trovano oggi a un punto di svolta: un cambiamento di regime epocale guidato dagli Stati Uniti. Secondo il team di investimento di Carmignac oggi “assistiamo a un graduale abbassamento della marea. Sarà un mare sul quale navigare, ma non sappiamo esattamente dove andremo e dovremo essere pronti a navigare al meglio”. Sulle sfide presenti e future ha fatto il punto Sandra Crowl, membro del Comitato Investimenti di Carmignac.

Il futuro, secondo la manager, presenta numerose sfide: “Stiamo entrando in un nuovo regime, fatto di alta volatilità, di tassi interesse che aumenteranno, di bassa liquidità, di un bear market obbligazionario e allo stesso momento di correzioni abbastanza importanti sull’azionario”. Ecco, nel dettaglio, le considerazioni di Sandra Crowl sui singoli segmenti di mercato.

Azionario

“La velocità dell’attuale correzione potrebbe determinare rimbalzi ‘di sollievo’ sui mercati azionari, ma le banche centrali non si faranno deviare facilmente dal loro cammino verso la normalizzazione monetaria. Normalizzazione dei tassi, deflazione del prezzo degli asset e utili in calo sono sufficienti per ridurre ulteriormente il prezzo delle azioni nel 2019. La polarizzazione delle performance continuerà dopo la fase di assestamento”.

Obbligazionario

“Strategicamente, la fine dei programmi di Qe a livello globale comporta una riduzione della domanda. Il nuovo regime di espansione fiscale delle politiche globali comporta un aumento dell’offerta. L’inversione della correlazione azioni/obbligazioni a livelli intermedi significa che la tendenza non sarà fluida. Il credito trascina le azioni in caso di aumento dei tassi di default. Per ora non è così. Il vero punto critico per gli spread nel 2019 potrebbe essere un rallentamento economico marcato“.

Emergenti

“In alcuni Paesi la crescita ha subito uno shock e stimiamo che ci sarà ancora una bassa liquidità per il dollaro e che la questione dazi non sarà risolta. Preferiamo mantenere un atteggiamento prudente nell’azionario, tranne che in Cina. Diminuisce infatti la fiducia in alcune economie e investimenti industriali. La causa? E’ rappresentata dai dazi. Il governo cinese è l’unico che può agire sugli stimoli monetari e fiscali e questo è il punto di forza del Paese. Tra tre mesi alcune misure dovrebbero iniziare a produrre gli effetti sperati: il terzo ribasso consecutivo dei tassi, gli sgravi fiscali, la pressione sulle banche per l’aumento prestiti, la pressione sui governi locali per rilancio degli investimenti e delle infrastrutture e l’obbligo per le partecipate di investire nel mercato azionario”.

Europa

“La crescita in Europa rallenta, ma è ancora al di sopra dei valori attesi a lungo termine. L’export dipenderà anche dalla ripresa della Cina e, in caso di accordo sui dazi, l’Ue tirerà un respiro di sollievo. Nella regione la domanda interna è in crisi. Rimaniamo sui temi difensivi a lungo termine. Nei Paesi con governi anti-europei la mancanza di fiducia fa allontanare gli investitori. Non crediamo che, per quanto riguarda l’Italia, ci sarà una crisi con la Commissione Ue prima delle elezioni di maggio. Sarà invece il debito a portare la regione verso un clima più rischioso. Ma questo è già visibile negli attivi italiani. Una crescita all’1% dell’Italia nel 2019 e il settore manifatturiero a crescita zero peggioreranno la situazione del debito pubblico. La prova è nello spread”.

Euro/dollaro

“Il differenziale di rendimento continuerà ad essere a supporto del dollaro sia contro le valute emergenti sia contro quelle dei Paesi sviluppati, almeno nel breve termine. La chiave per i futuri rafforzamenti ulteriori del dollaro sarà un eventuale indebolimento del renminbi cinese realizzato tramite ulteriori tagli dei tassi in Cina per cercare di combattere l’aumento tariffario. L’amministrazione di Trump di fatto non ama un dollaro forte, ma finché l’attività americana non dovesse invertirsi in maniera più marcata i flussi di investimento continueranno ad essere attratti negli Stati Uniti. Se dovessimo rompere la barriera dell’ 1,13 potremmo vedere un cambio euro/dollaro fino a 1,08, soprattutto qualora dovesse esserci un’ulteriore difficoltà nel negoziato tra Italia e Europa”.

Petrolio

“Il prezzo del petrolio oggi rispecchia appieno le nuove sanzioni sull’Iran. Arabia Saudita e Russia hanno aumentato la produzione, così come la Libia. Le ondate statunitensi hanno permesso a 8 Paesi una sorta di aumento dell’orizzonte temporale – 6 mesi – in cui cercare nuove fonti di approvviglionamento, eliminando un rischio globale. Tra questi ricordiamo Giappone, Turchia e India. Abbiamo appena superato la parte dell’anno in cui è necessario un maggior utilizzo delle auto negli Usa, la crescita economica sta leggermente diminuendo nei mercati emergenti, quindi stanno aumentando le scorte. A questi livelli di prezzo riteniamo di avere superato la fase più negativa. All’opposto vediamo dei rischi maggiormente al rialzo. Perché? La capacità produttiva può essere aumentata, le raffinerie dovrebbero aumentare in vista della stagione più fredda e la riunuone dei Paesi Opec di dicembre potrebbe spingere verso un’ulteriore richiesta di taglio della produzione. Crediamo che il prezzo raggiungerà un range compreso tra i 70 e gli 85 dollari a barile”.

Andamento dei fondi di Carmignac

“Certamente sono stati commessi degli errori nel passato ma adesso riteniamo che attraverso la nostra expertise, l’arrivo di un nuovo senior deidcato all’area macro e alla specializzazione in valute insieme al nostro team di investimenti 5 persone – che sta migliorando il processo di ottimizzazione della strategia macro – porterà a nuovi e più consistenti driver di performance i nostri fondi. Siamo perfettamente consci delle nostre difficoltà negli ultimi anni e pensiamo di aver trovato i tasselli necessari a risolverli”.

Francesca Conti
Francesca Conti
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