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Buco nei conti pubblici da 56 miliardi: danni per cittadini e pmi

Buco nei conti pubblici da 56 miliardi: danni per cittadini e pmi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

16 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Atteso un calo delle entrate tributarie di 41,7 miliardi

  • Il gettito legato all’Iva potrebbe crollare di oltre 10 miliardi, mentre le imposte dirette potrebbero subire una contrazione dell’8%

  • Silviano Di Pinto, Ats Confesercenti: “In questo momento particolare è di fondamentale importanza, soprattutto per le piccole imprese, avere un atteggiamento ancor più dinamico e proattivo, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione”

La crisi pandemica potrebbe determinare un buco nei conti pubblici italiani di oltre 56 miliardi di euro. Secondo Raffaele Lauro di Unimpresa, a farne le spese saranno cittadini e imprese, sia direttamente che indirettamente. Confesercenti: “Utilizzare tutte le opportunità per il credito offerte dagli aiuti temporanei”

I contraccolpi della crisi si preparano a far sentire il proprio eco anche sulle casse dello Stato. Secondo un’analisi del centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati contenuti nell’ultima nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, la pandemia e le conseguenti misure di contenimento dei contagi dispiegate dal governo Conte genereranno un buco nei conti pubblici italiani di oltre 56 miliardi di euro. E a farne le spese, sia direttamente che indirettamente, saranno ancora una volta i cittadini e le imprese.

“L’emergenza sanitaria, che ha cagionato una drammatica crisi economica di cui non si conoscono ancora a fondo i confini, è stata gestita nel peggiore dei modi dal governo – ha commentato Raffaele Lauro, segretario generale di Unimpresa – Tutti gli interventi normativi e le decisioni assunte, sia dal premier che dai singoli ministri, sono stati improntati all’approssimazione e all’improvvisazione”. Stando all’analisi, in particolare, nelle casse dello Stato dovrebbero confluire quest’anno 785 miliardi, in calo del 6,7% rispetto agli 849 miliardi del 2019. Nello specifico, si stima una contrazione delle entrate tributarie del -8,1%, pari a 41,7 miliardi. Le imposte dirette, tra cui Irpef, Ires e Irap, dovrebbero calare invece di 12,03 miliardi, mentre le imposte indirette crolleranno di 29,5 miliardi.

I contributi sociali, inoltre, sono attesi in calo di 17,01 miliardi (-7,0%). Quelli effettivi, spiega l’associazione, dovrebbero calare del -7,2%, mentre quelli figurativi dovrebbero crescere del +3,1%, da 4,2 miliardi a 4,3 miliardi. Previsto un rosso anche per le altre entrate correnti, da 80,6 miliardi del 2019 a 79,1 miliardi nel 2020, mentre le entrate non tributarie dovrebbero aumentare di 3,9 miliardi (+143,9%). Sebbene la contrazione delle tasse versate dai contribuenti, imprese e famiglie, sarà affiancata da un crollo anche del prodotto interno lordo nazionale, stando all’associazione “non si tratta di diminuzioni proporzionali”, motivo per cui la pressione fiscale crescerà dello 0,1%.

Intanto, continuano a crescere le domande di adesione alle moratorie sui prestiti che, secondo l’ultima rilevazione settimanale effettuata dalla task force liquidità (di cui fanno parte ministero dell’Economia e delle finanze, ministero dello Sviluppo economico, Banca d’Italia, Associazione bancaria italiana, Mediocredito Centrale e Sace), hanno superato i 2,7 milioni per un valore di 302 miliardi di euro. Le richieste di garanzie pervenute dagli intermediari finanziari al fondo di garanzia tra il 17 marzo e il 13 ottobre relative ai finanziamenti a favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, hanno superato ampiamente il milione per un importo complessivo di oltre 91,1 miliardi di euro. I prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia” di Sace, invece, hanno sfiorato i 15,5 miliardi di euro per 709 operazioni.

Ma per le misure dispiegate a favore delle imprese il tempo inizia a stringere. Secondo quanto sottolineato da Confesercenti, il primo gennaio 2021 entrerà in vigore la nuova classificazione europea dello stato di default per le aziende, con “soglie bassissime”. Inoltre, il 30 dello stesso mese è prevista la scadenza delle moratorie sia sui fidi a breve che sui rateali e bullet introdotti dal decreto cura Italia. “La doppia scadenza di gennaio – spiega Silviano Di Pinto, direttore commerciale e marketing di Ats Confesercenti, società volta a favorire l’accesso al credito delle pmi – potrebbe causare un aumento delle tensioni. Le imprese devono monitorare attentamente l’andamento delle proprie esposizioni e avviare immediatamente azioni preventive e correttive già entro fine novembre”. Secondo Di Pinto, è necessario dunque “procedere al consolidamento e alle rinegoziazioni delle esposizioni o anticipare i rinnovi dei fidi che hanno magari uno stato di tensione e sfruttare in modo completo l’opportunità offerta dagli aiuti temporanei sotto forma di garanzie”. Un intervento che converrebbe sia alle imprese sia agli istituti che erogano finanziamenti, nell’ottica di una contrazione degli accantonamenti e di un incremento delle coperture finanziarie “a ponderazione zero sul capitale”. “In questo momento particolare – conclude Di Pinto – è di fondamentale importanza, soprattutto per le piccole imprese, avere un atteggiamento ancor più dinamico e proattivo, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione”.

Rita Annunziata
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