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Btp sotto i riflettori, con lo spread in altalena e alta volatilità

Btp sotto i riflettori, con lo spread in altalena e alta volatilità

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

24 Maggio 2018
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  • “Alle incertezze politiche si deve aggiungere una crescita che nel nostro Paese è stagnante da ormai più di dieci anni” – D’Alessio (FIA AM)

  • “Finché non c’è chiarezza, resteremo ai margini” – Herbert (Ethenea)

  • “L’ago della bilancia è rappresentato dalla ministro del Tesoro” – Federici (Banca Ifigest)

  • “L’ottica più appropriata con cui valutare il movimento sugli asset finanziari italiani è quella dell’investitore estero” – Alessandro Cameroni (Lemanik AM)

Dopo essere sceso di oltre 10 punti base nel corso della mattinata, a pranzo lo spread Btp-Bund è ritornato sui livelli di ieri. Resta la volatilità sui mercati, legata ai rischi di una politica economica che aumenta il debito pubblico. Ecco cosa dicono analisti e gestori

C’è forte volatilità sui titoli di Stato, con lo spread sulle montagne russe. Se nel corso della mattinata il clima era più disteso, con il differenziale Btp/Bund in calo di oltre 10 punti base, a quota 177, a pranzo il trend si è nuovamente invertito e lo spread è ritornato sui livelli di ieri, oltre 185 bp. In generale, il quadro politico resta incerto e il conferimento dell’incarico di formare il nuovo governo a Giuseppe Conte non ha frenato la speculazione. Ma cosa pensano analisti e gestori della situazione attuale?

“Il comparto obbligazionario globale soffre da inizio anno in tutti i suoi segmenti come conseguenza di una serie di fattori tra cui il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, l’aumento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti, Cina ed Europa, le incertezze politiche europee e l’apprezzamento del dollaro americano. L’insieme di tutti questi fattori sta comportando un rialzo generalizzato dei rendimenti, che, come ben noto, ha un effetto negativo sui corsi obbligazionari – spiega Gianluca D’Alessio, portfolio manager di FIA Asset Management, società di gestione di FARAD Group – L’Italia, in particolare, sta vivendo una fase di elevata incertezza politica, con la fresca nomina di un premier “tecnico” che deve, tuttavia, ancora convincere gli investitori. Infatti, questi ultimi paiono al momento molto scettici riguardo l’evoluzione della scena politica italiana”. Tale scetticismo è testimoniato da un allargamento dello spread tra BTp e Bund tedesco, il quale viene spesso percepito come il barometro della salute politico-economica del Bel Paese, per arrivare intorno agli attuali 180 bps e superare la soglia dei 190 bps ad inizio settimana. “Di conseguenza l’aumento dei rendimenti sui titoli governativi italiani è legato non tanto alle attese sull’inflazione quanto alle speculazioni dovute al rischio politico”, dichiara D’Alessio, che però poi prosegue dicendo che, tuttavia, è bene sottolineare che alle incertezze politiche si deve aggiungere una crescita che nel nostro Paese è stagnante da ormai più di dieci anni. “Infatti, sebbene il Fondo Monetario Internazionale abbia recentemente rivisto al rialzo le stime sulla crescita italiana (che si attesta nel 2018 all’1,5%), questa resta comunque inferiore alla media europea e a quella delle economie con cui l’Italia (terza potenza economica d’Europa) dovrebbe confrontarsi. L’insieme di questi fattori – continua il portfolio manager di FIA AM sta spingendo, dunque, gli investitori a rivalutare il rischio Italia, costringendola a sopportare un costo dell’indebitamento superiore che potrebbe spingerla in un vortice negativo nei mesi a venire. Verosimilmente, lo spread tra Btp e Bund potrebbe toccare quota 225-250 bps nel corso del prossimo trimestre, impattando negativamente anche il mercato azionario, che da inizio anno è stato in assoluto il più performante (circa +6%, dati aggiornati al 23/05, ovvero alla nomina di Conte)”.
Tuttavia, se da un lato l’attuale scenario politico-economico sta comportando perdite per coloro che hanno già acquistato i Btp, allo stesso tempo può comportare un’opportunità in prospettiva futura, dal momento che questi titoli offrono un rendimento appetibile con un rischio sopportabile. “Considerando che la bassa inflazione presente al momento in Italia non costituisce una minaccia per i corsi obbligazionari, tutto dipenderà da quali riforme per la crescita verranno implementate dal neo-Governo e da quanto credibili saranno agli occhi degli investitori. Non resta che augurarsi che una volta calmate le agitate acque della “speculazione” politica, i mercati tornino a concentrare l’attenzione sulla crescita del Paese, promuovendone in tal modo l’attrattività agli occhi degli investitori”.

Intanto, c’è chi resta a guardare. “Finché non c’è chiarezza qui, resteremo ai margini”, dichiara Thomas Herbert, head of portfolio management in Ethenea Independent Investors SA, che spiega che dall’inizio dell’anno non hanno alcun Btp in Ethna-Aktiv e hanno pochissime obbligazioni di società italiane con buoni rating. “L’incertezza che circonda la situazione politica in Italia non è affatto una novità – aggiunge però Herbert – L’attuale valutazione del mercato obbligazionario ha iniziato a tenere conto dell’incertezza politica, almeno in una certa misura. Tuttavia, sappiamo dal passato che i continui o crescenti disordini all’interno dell’eurozona possono portare a ulteriori aumenti dei premi di rischio per i Btp. Se la situazione si calma, o meno, dipende molto dai segnali che il nuovo governo italiano invierà al resto dell’Europa”.

Posizione neutrale anche per Columbia Threadneedle Investments. “Nel nostro posizionamento obbligazionario, sull’Italia rimaniamo neutrali – dichiara Adrian Hilton, responsabile tassi e valute di Columbia Threadneedle Investments – Il recente aumento dello spread è comprensibile e probabilmente continuerà ad aumentare fino a quando la politica non diventerà più ortodossa e prevedibile. Ma l’Italia beneficia di una migliore situazione finanziaria corrente e di una molto minore partecipazione estera al proprio debito pubblico, il che la rende meno vulnerabile alla fuga di capitali rispetto alla crisi del 2012. Rimaniamo comunque meno convinti – per il momento – che esista un rischio esistenziale per l’Eurozona stessa, soprattutto nel momento in cui i controlli costituzionali impedirebbero un’uscita italiana dall’Euro anche se l’opinione pubblica ne fosse favorevole”.

“L’ago della bilancia è rappresentato dalla ministro del Tesoro – spiega Tommaso Federici, responsabile gestioni di Banca Ifigest – Se verrà nominato un personaggio di garanzia è facile rivedere lo spread sotto 150 bp, magari intorno a 120. In mancanza, e quindi se lo scenario dovesse essere negativo, il differenziale potrebbe salire fino a ridosso dei 220 bp”. Secondo Federici non c’è in ogni caso un rischio di fuga dai Btp. “Il 70% dei nostri Btp è detenuto in Italia, il 25% in Europa e solo il 5% è all’estero, ossia in Usa e Asia”, ricorda il gestore di Banca Ifigest, che aggiunge che non ci sono rischi di stabilità finanziaria, così come non ci sono rischi che lo spread possa arrivare a 500 bp, e che sul mercato ci possono essere delle opportunità di cambi tra i vari titoli di Stato.

“L’ottica più appropriata con cui valutare il movimento sugli asset finanziari italiani è quella dell’investitore estero; un po’ tutti gli Stati dipendono in misura più o meno larga dal finanziamento esterno e ogni investitore valuta attentamente gli sviluppi potenziali per concedere o ritirare credito. I meccanismi sono sempre i medesimi, ma la dimensione del nostro debito pubblico rende più delicate le valutazioni; è facile quindi attendersi, come successo, forti oscillazioni legate anche solo ad intenzioni potenziali che potrebbero non avere in seguito riscontro, spiega Alessandro Cameroni, gestore del fondo Lemanik Selected Bond, che poi conclude dicendo: La definizione della politica di Governo contribuirà a chiarire il quadro di riferimento che consentirà agli investitori esteri di “pesare” il livello di fiducia, che si tradurrà nel risk premium richiesto per investire su asset in questo caso italiani”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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