PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Brexit tre anni dopo: a soffrire sono i fondi

Brexit tre anni dopo: a soffrire sono i fondi

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Ad oggi, il 31 ottobre 2019 è la nuova scadenza e il nuovo premier potrebbe essere il pro-Brexit Boris Johnson

  • La sterlina si è molto deprezzata rispetto alle valute dei maggiori partner commerciali della Gran Bretagna. Nel 2015 la valuta quotava £0,7 per euro, precipitando poi a £0,85 poco dopo l’annuncio della Brexit

  • Dal punto di vista azionario invece, la situazione è ambivalente. Le azioni del comparto export hanno spinto in alto il listino, mentre le imprese più esposte al mercato interno soffrono. Ma i flussi in uscita dai fondi britannici dal 2016 a questa parte ammontano a 18,4 miliardi di sterline

Sono passati ormai tre anni (24/06/2019) dalla Brexit. Quello che sembrava un terremoto però si è presto arenato in una trattativa estenuante, che ha visto la testa della (ex) premier Theresa May cadere sotto i colpi dei “no” del Parlamento britannico. E intanto fondi e sterlina soffrono

Il 23 giugno 2016 la Gran Bretagna votava con un referendum per il leave, l’uscita dall’Unione Europea. Iniziava così la saga della Brexit, telenovela che a distanza di tre anni è ancora lungi dalla sua conclusione e che ha visto la morte politica di Theresa May, seconda donna premier del Paese, rea di non essere mai riuscita a far approvare l’accordo in Parlamento. La sconcertante irrazionalità del verdetto referendario, specie se paragonata alla luminosa storia di acume politico della Gran Bretagna, si è sostanziata in un continuo rimbalzo fra governo britannico e negoziatori europei. Tappa fondamentale è stata la data del 29 marzo 2017, quando è stato formalmente attivato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona regolante la materia. Peccato però che il periodo ponte di due anni, al termine del quale il Regno Unito avrebbe ufficialmente cessato di fare parte dell’Ue, abbia portato ad un nulla di fatto. Ad oggi, il 31 ottobre 2019 è la nuova scadenza e il nuovo premier potrebbe essere il pro-Brexit Boris Johnson.

Pound e fondi post Brexit: tre anni e sentirli tutti

Intanto, l’asset management britannico soffre. Non solo perché la sterlina si è fortemente deprezzata rispetto alle valute dei maggiori partner commerciali della Gran Bretagna. Questi i dati (fonte Bloomberg). Nel 2015 la valuta quotava £0,7 per euro, precipitando poi a £0,85 poco dopo l’annuncio della Brexit. Da allora, la divisa ha scambiato in una forchetta fra £0,85 per un euro e £0,92 per euro. Va da sé che la valuta raggiunge il limite superiore di questo intervallo ogni volta che le tensioni politiche si esacerbano. Lo stesso vale per il raffronto col dollaro, prossimo al suo minimo da quarant’anni (1,26 dollari il 10/6/2019). E una hard Brexit peggiorerebbe ancora la faccenda.

Financial Times: un drenaggio di 18 miliardi di pound dai fondi

Dal punto di vista azionario invece, la situazione è ambivalente. Le azioni del comparto export (es. settore delle risorse naturali), hanno spinto in alto il listino, mentre le imprese più esposte al mercato interno soffrono. Il Financial Times rileva che gli investitori hanno spostato flussi per 18,4 miliardi di sterline dal 2016 al 2019, anche a causa dello scandalo del fund manager Neil Woodford. Il deflusso avrebbe ridotto l’ammontare dei fondi da 92,8 miliardi di sterline del maggio 2017 ai 67,9 del maggio 2019 (dati Morningstar). I fondi che hanno sofferto di più sono stati gli Invesco High Income, con un drenaggio di 4 miliardi di sterline.

Secondo Jean-François Jolivalt, Multi Asset fund manager di La Française Asset Management, “i titoli britannici stanno scambiando sulla base di uno dei rapporti forward P/E più bassi rispetto a quelli dei principali paesi sviluppati”, offrendo così rendimenti più elevati. Il che potrebbe garantire un certo aiuto al mercato nel caso di una hard Brexit. Sul fronte dei tassi, la Bank of England, divisa fra un’economia relativamente forte e l’evolvere del processo di uscita dalla Ue, ha mantenuto un tono neutrale. Il Gilt (i bond governativi Uk) decennale ha comunque “seguito l’inedito rally globale e ha raggiunto il minimo storico di 0,81% nei primi giorni di giugno 2019”.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Outlook e Previsioni Europa Azionari Europa
ALTRI ARTICOLI SU "Outlook e Previsioni"
ALTRI ARTICOLI SU "Europa"
ALTRI ARTICOLI SU "Azionari Europa"