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Brexit, gli investitori temono il ritorno dell’incertezza

Brexit, gli investitori temono il ritorno dell’incertezza

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 7 min
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La Brexit degli investitori e degli asset manager ha una luce e varie ombre. Per la prima volta dal referendum del 23 giugno 2016, è chiaro che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. E mentre il tessuto politico britannico appare completamente ridisegnato, i negoziatori di Bruxelles affilano le carte

Brexit: non ci si volta più indietro

“Stupefacente”. Così definisce l’Economist il risultato elettorale delle ultime consultazioni nel Regno Unito. E se il partito dei conservatori brinda alla più vasta maggioranza della sua storia dalla Thatcher in poi (365 seggi su 650), i laburisti di Jeremy Corbyn piangono la loro peggiore sconfitta dal 1935.

Le maggioranze dell’ultimo decennio appaiono oggi uno sbiadito ricordo: Boris Johnson ha ottenuto una leadership forte e “regnerà in Parlamento”. Dal punto di vista dell’asset e del wealth management, ciò significa una sola cosa: scompare l’incertezza dall’outlook di breve periodo. La “brevità” di questo lasso di tempo dipenderà dalla durata della transizione, dall’intransigenza dell’Ue nei negoziati commerciali. Una cosa però adesso è certa: il Regno Unito lascerà l’Unione Europea.

Brexit, l’ottimismo degli investitori

“Questo risultato è estremamente positivo per il Regno Unito, in quanto avvicina la probabilità di un soft deal e riduce l’incertezza”.  Salman Ahmed, Chief Investment Strategist di Lombard Odier IM, non  ha dubbi: il risultato elettorale scongelerà gli investimenti prima bloccati a causa dell’incertezza di scenario. Ahmend si dice poi convinto di un’estensione del periodo di transizione ad oltre il 31 dicembre 2020. Mark Holman, ceo di TwentyFour Asset Management conferma prevede un ritorno di appetibilità per gli asset denominati in sterlina. Stéphane Dutu, fundamental analyst di Unigestion, prevede una buona performance di breve periodo per gli asset di rischio in sterlina. Nello stesso solco tw, che prevede sovraperformance di breve periodo per gli asset denominati in sterlina.

Niall Gallagher, responsabile delle strategie azionarie europee di Gam Investments, ritiene che “il risultato elettorale del Regno Unito è molto positivo per l’azionario europeo”. In particolare, “per i titoli esposti all’economia Uk e i settori ciclici europei come l’automotive, l’edilizia e i materiali da costruzione”. Infine, si aspetta che gli asset di rischio torneranno ad essere appetibili e che gli afflussi ricomincino, sostenendo i mercati azionari con una preferenza per i titoli più ciclici e una marcata esposizione al Regno Unito”.

Shamik Dhar, chief economist, Bny Mellon Investment Management,ritiene che l’accordo finale sarà probabilmente basato sul libero scambio. “Questo risultato, associato a una fase di accelerazione della crescita globale, potrebbe determinare un forte rimbalzo per l’economia britannica e per il Ftse 100”. Inoltre, “È plausibile che le aziende britanniche tornino a concentrarsi sulla generazione di produttività nel lungo termine, a patto di avere certezze e un deal chiaro”. Tuttavia, “gli sviluppi tecnologici implicano che potremmo trovarci alla vigilia di una fase di decollo della produttività che non ha niente a che vedere con l’esito della Brexit”.

Fidelity international: tre aree di opportunità per gli investitori nel post Brexit

Paras Anandhead of asset management, Asia Pacific di Fidelity International, saluta tre nuove opportunità / aree di attenzione per gli investitori globali. Innanzitutto, la fine della forza del dollaro statunitense grazie al rally della sterlina. Questo capovolgimento nei rapporti di forza valutari potrebbe avere ricadute positive sui mercati emergenti. Potrebbero inoltre riprendere a ritmo sostenuto gli investimenti infrastrutturali. Infatti “Johnson ha un track record nel sostegno agli investimenti in progetti infrastrutturali su larga scala. Questo si allinea con la tendenza globale, che ci aspettiamo prosegua nei prossimi mesi, di ricorrere alle politiche fiscali da parte dei governi piuttosto che alle politiche monetarie per sostenere la crescita economica”. Sorprese positive potrebbero arrivare anche sul fronte del contenimento dell’inflazione britannica.

Brexit, gli investitori ultra ottimisti

L’asset manager britannico Schroders, nelle parole di Sue Noffke, head of Uk equities, Schroders, palude alle reazioni positive dell’azionario Uk all’indomani della tornata elettorale. Sul fronte obbligazionario, Bethany Payne e Andrew Mulliner, entrambi portfolio manager del global bond team di Janus Henderson Investors, confidano che la parte lunga della curva dei gilt [i titoli del debito pubblico britannico, ndr] sarà rassicurata da un aumento di bilancio modesto rispetto a quello previsto nel manifesto dei Labour. James Clunie, head of strategy, absolute returndiJupiter Asset Management, è positive. “Anche se il Regno Unito si trova di fronte a molte sfide future, enormi incertezze sono state eliminate. Ciò è positivo per i corsi azionari e per la sterlina”. Sébastien Galy, senior macro strategist di Nordea AM, liquida la Brexit come un banale “contrattempo”, dato che “il Regno Unito ha attraversato molti cambiamenti nel corso della sua storia moderna”.

Post Brexit, la cautela degli investitori

L’asset allocation team di Candriam fino ad ottobre è rimasto neutrale sulle azioni Uk e sulla sterlina, dopo un periodo di sottoesposizione legato all’incertezza del percorso Brexit. Poi, pian piano i gestori hanno iniziato ad aggiungere asset britannici nei portafogli, ma vi è ancora una complessiva sotto allocazione nei confronti del paese. Il subitaneo rafforzamento della sterlina dovrebbe smorzarsi nel corso delle future negoziazioni commerciali con l’Ue, dicono gli esperti di Candriam. Un aspetto fondamentale che il gestore sottolinea è la ricaduta positiva della certezza di una Brexit su tutti gli asset europei, mentre “l’Ue può iniziare a lavorare su nuovi progetti”.

John Stopford, Portfolio manager del global multi-asset Income Fund di Investec Am, ritiene che il rally sarà limitato, “perché c’è la possibilità di una rapida transizione post-Brexit verso un’ulteriore incertezza sulle future relazioni commerciali del Regno Unito con l’Ue”. Per questo motivo il global multi-asset income fund è posizionato conun peso relativamente basso sugli asset domestici del Regno Unito e sulla sterlina. Anche Ken Hsia, portfolio manager dello European equity fund di Investec Am mantiene un posizionamento di portafoglio neutrale rispetto alla Brexit, dato che non si aspetta “un impatto immediato sulle entrate o gli investimenti delle società britanniche”. Esprime cautela generale anche Steven Bell, chief economist di Bmo Global Asset Management. Valuta in maniera molto articolata il post elezioni anche Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm.

I dubbi degli investitori per il post euforia elettorale

Il Cio flash di DWS invece punta il faro sull’atteggiamento dell’Ue. E’ da Bruxelles infatti e dalla sua volontà di essere meno legalista e più pragmatica che dipenderà la scorrevolezza dei negoziati sulle future relazioni commerciali e non solo con il Regno Unito. Anche David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton, si preoccupa delle trattative commerciali.

“Ci sono molti probabili punti critici nelle discussioni, come i diritti di pesca, potenzialmente difficili da risolvere. Ci sarà spazio per i negoziati, ma riteniamo che i colloqui saranno probabilmente duri. Se il governo britannico vuole prolungare il periodo di negoziazione, deve presentare una richiesta entro l’estate. Ciò comprime davvero il calendario a soli quattro o cinque mesi in cui calcolare se esiste un accordo commerciale praticabile. Se non ci fossero segni di aperture anticipate, ci aspetteremmo che i mercati inizino a chiedersi se una dannosa Brexit no-deal sia tornata possibile. È probabile che i mercati inizieranno a riflettere una maggiore incertezza se non ci saranno segni di progresso all’inizio dell’estate”.

Elliot Hentov, responsabile policy research di State Street Global Advisors, ammette che “ i negoziati per la Brexit si svolgeranno in maniera più regolare”. Ma “i segnali politici in merito alle trattative commerciali tra le due parti interessate continueranno a condizionare la volatilità della sterlina nel corso del 2020”.

L’Unione Europa attende al varco…

Anche Jamie Stuttard, head global macro fixed Income team di Robeco afferma che l’incertezza commerciale rimane presente. “Un’uscita del Regno Unito dall’Ue il 31 gennaio 2020 è, per parafrasare Churchill, solo la ‘fine dell’inizio. La tendenza protezionista di alcuni paesi dell’Ue, e il timore di Bruxelles per la possibilità che altri paesi potrebbero imitare il Regno Unito in caso di suo successo economico post-uscita, lasciano presagire una posizione dura dell’Ue. Silvia Dall’Angelo, senior economist, Hermes Investment Management,conferma il suo scetticismo della vigilia. “L’incertezza riemergerà probabilmente nel corso del prossimo anno, e sarà probabilmente accompagnata da una nuova volatilità sulla sterlina e sugli asset del Regno Unito” a causa dei negoziati commerciali.

Anche T. Rowe Price (Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario) si concentra sui negoziati commerciali, che “probabilmente saranno complicati e combattuti. Il 2020 probabilmente sarà un altro anno in cui i prezzi degli asset saranno influenzati dalla percezione su come staranno progredendo le trattative tra Regno Unito e Ue”.

Gianni De Fraja, dalle colonne de lavoce.info, biasima Corbyn per aver “distrutto le prospettive di un’intera generazione” e aver “consegnato il paese ad un governo reazionario”. Poi, le prospettive. “Entro pochissimo tempo avremo un voto in parlamento per approvare il trattato negoziato da Johnson. Seguirà, entro il 2020, un accordo di scambio con la Ue secondo le linee guida indicate nel trattato.”. Quindi,  “barriera doganale tra Irlanda e Gran Bretagna, abbandono delle regolamentazioni ambientali e delle protezioni dei lavoratori e dei consumatori”. Quanto durerà ancora l’euforia?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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