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Brexit, Covid-19 infetta anche i negoziati commerciali Ue

Brexit, Covid-19 infetta anche i negoziati commerciali Ue

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • In piena pandemia da coronavirus, si prospetta sempre più concreta un’estensione del periodo di transizione della Brexit oltre il 31/12/2020

  • Il coronavirus ha letteralmente infettato i protagonisti della tenzone. Contagiato è infatti non solo il premier britannico Boris Johnson, ma anche il capo-negoziatore dell’Ue, Michel Barnier

  • Anche nel Regno Unito, la crescita del prodotto interno lordo probabilmente registrerà un calo a due cifre per quanto riguarda il primo semestre

  • Se le condizioni del premier britannico non dovessero migliorare, gli analisti attendono anche un forte deprezzamento della sterlina

Nel pre Covid-19 della Brexit restavano in piedi i negoziati sul commercio. Ma il virus li ha spazzati via: è ormai certo che il “periodo di transizione” andrà ben oltre il 31/12/2020

Fa quasi abbozzare un sorriso il fatto che fino a un mese e mezzo fa l’unico problema – o quasi – dell’Ue fosse quello relativo ai negoziati commerciali post Brexit. Adesso, in piena pandemia da coronavirus, si prospetta sempre più concreta un’estensione del periodo di transizione della Brexit oltre il 31/12/2020: Regno Unito e Ue hanno messo da parte le scaramucce commerciali per indirizzare le loro risorse alla lotta contro la Covid-19.

Mancano il tempo e le risorse per pensare ai negoziati commerciali fra Ue e Regno Unito

Gli analisti sono concordi. “Un accordo di qualsiasi tipo sembra molto improbabile nei restanti nove mesi del periodo di transizione, molti dei quali verranno spesi per affrontare il coronavirus”, dice l’economista Andrew Wishart. Il coronavirus ha letteralmente infettato i protagonisti della tenzone. Contagiato è infatti il capo-negoziatore dell’Ue, Michel Barnier. Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito, è a sua volta ricoverato in terapia intensiva a causa della malattia, e le sue reali condizioni di salute sono avvolte dal mistero.

I governi europei e quello britannico stanno varando misure i cui effetti per alcuni “saranno peggiori di quelli del virus”. Certo è che il più lungo ciclo economico espansivo dal dopoguerra è giunto bruscamente al capolinea. Anche nel Regno Unito, la crescita del prodotto interno lordo probabilmente registrerà un calo a due cifre per quanto riguarda il primo semestre 2020. Analisti e politici concordano nel dire che la ripresa sarà lunga e difficile ovunque. Peter Dixon, per esempio, vede un crollo dei consumi del 20% e una pesante contrazione degli investimenti nel secondo trimestre 2020. Sempre Dixon aggiunge che passerà molto tempo prima che l’attività economica raggiunga il livello pre-crisi. Il pessimismo gli deriva dal dato che ci sono voluti in media quattro anni per il recupero totale dalle ultime tre recessioni.

Il passaggio in cavalleria dei negoziati commerciali post Brexit arriva anche dalle prospettive fosche sulla sterlina, che potrebbe deprezzarsi significativamente se i sintomi le condizioni del primo ministro Boris Johnson dovessero peggiorare. Lo affermano gli analisti di BD Swiss, prevedendo speculazioni da parte del mercato in tal senso.

Teresa Scarale
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