PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Brexit e backstop, c'è tempo solo fino a San Valentino

Brexit e backstop, c'è tempo solo fino a San Valentino

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Theresa May ha tempo fino al 14 febbraio per cercare di convincere l’Ue a fare qualche concessione sul cosiddetto backstop. di che cosa si tratta esattamente?

  • Una soft Brexit presenta un potenziale di rialzo del 3% circa per la sterlina. Nessuna Brexit invece presenta un potenziale di rialzo del 10% circa, mentre una hard Brexit un potenziale di ribasso del 10% circa

  • Secondo le stime di Ubs la Brexit potrebbe costare al Regno Unito il 7-10% del Pil nel giro di pochi anni

Il 29 marzo, data ufficiale della Brexit, si avvicina e Theresa May ha solo una settimana di tempo per cercare di strappare quache nuova concessione all’Ue in merito alla spinosa questione del backstop irlandese

Il 29 marzo si avvicina

Neuberger Berman non usa mezzi termini quando dice che alla Camera dei Comuni della Gran Bretagna “si consuma ogni settimana un dramma costituzionale senza precedenti, in mezzo a un continuo fare e disfare di alleanze”. Di certo è che il primo ministro Theresa May ha tempo fino al 14 febbraio per cercare di convincere l’Ue a fare qualche concessione sul cosiddetto backstop. Ossia l’accordo sui movimenti di merci e persone tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. E’ questo un aspetto molto rilevante dell’accordo di uscita, respinto senza mezzi termini dal Parlamento a fine gennaio. In assenza di concessioni, la May dovrà concedere ai parlamentari di votare nuovamente sulle condizioni desiderate per la Brexit.

Gli emendamenti approvati dal Parlamento britannico

Due gli emendamenti approvati. Il primo specifica che il “Parlamento respinge” l’uscita del Regno Unito dall’Ue in assenza di un accordo. Il secondo invece richiede che i termini del backstop vengano ridefiniti.

Il primo emendamento riduce quidi le probabilità di una hard Brexit. Il secondo però avanza una richiesta da sempre respinta dall’Ue, il che ne accresce la possibilità. E si tratta di una constatazione condivisa anche dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Ciò detto, non si esclude che Theresa May riesca a tornare in patria con una nuova formulazione dei termini legali relativi al backstop.

Ad oggi, sarebbe pericoloso escludere una qualunque eventualità. Ma asset manager come Neuberger Berman ritengono che lo scarso entusiasmo sia per l’accordo di uscita che per una hard Brexit potrebbe sfociare in una consultazione elettorale per ritardare l’uscita dall’Ue.

Implicazioni per gli investimenti

Secondo gli analisti di Neuberger Berman, una soft Brexit presenta un potenziale di rialzo del 3% circa per la sterlina. Rispetto ai livelli attuali invece, nessuna Brexit presenta un potenziale di rialzo del 10% circa, mentre una hard Brexit un potenziale di ribasso del 10% circa. Le probabilità di una soft Brexit sono valutate pari al 60%, quelle di una hard Brexit invece al 30%, eìmentre quelle di nessuna Brexit al 10%.

In nessun caso le acque saranno tranquille

Anche nel caso estremo di un annullamento della Brexit o di condizioni più morbide, gli investitori continueranno i processi avviati per fronteggiare una hard Brexit. In pratica, proseguiranno i disinvestimenti in Uk, con la riorganizzazione delle catene logistiche globali che vi fanno capo, con la riduzione dei posti di lavoro nel Paese. Questo scenario è considerato “una miscela a lenta combustione delle probabilità di una hard Brexit con le probabilità di una soft Brexit”.

La sterlina

La valuta britannica pare sottovalutata se rapportata agli indicatori di lungo termine, mentre i fondamentali economici della Gran Bretagna sono andati migliorando. C’entra il turismo, favorito dall’indebolimento della sterlina, con l’aumento della domanda generato da alcune iniziative di accumulo di scorte, volte a ridurre al minimo i disagi nel caso di una hard Brexit. In sostanza, l’incertezza regnerà sovrana di qui al 14 febbraio.

Politica monetaria e crescita

Mirabaud AM non prevede cambiamenti rilevanti di politica monetaria in seguito alla riunione della Bank of England di questa settimana. Le attese per Gero Jung, economista capo della società, sono di ribasso per la crescita, ed è probabile che la BoE sarà cauta nelle sue indicazioni sui futuri aumenti dei tassi. Alla luce delle incertezze attuali, l’indirizzo della politica monetaria della BoE dovrebbe restare invariato per almeno sei mesi. Del resto, gli indici Pmi del mese di gennaio sono stati più deboli, con gli ultimi Pmi sui servizi scesi al livello più basso da luglio 2016, al 50,1.

Ubs, nelle parole del Cio Matteo Ramenghi, fresco di forum sulla  deglobalizzazione, afferma invece che “il terremoto politico e le conseguenze economiche della Brexit sono evidenti, ormai, ancora prima che essa cominci. La Brexit, nelle nostre stime, potrebbe costare al Regno Unito il 7-10% del Pil nel giro di pochi anni”.

Le conseguenze di quello che doveva essere solo un voto di propaganda politica si stanno profilando in tutta la loro drammaticità, e la Gran Bretagna rischia di pagare cara la sua leggerezza, perdendo ogni residua velleità post coloniale.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.