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Brexit, c'è l'accordo: via libera dall'Ue, ora tocca ai Comuni

Brexit, c'è l'accordo: via libera dall'Ue, ora tocca ai Comuni

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

17 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 7 min
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  • “Più importante della separazione è adesso il futuro rapporto da creare in un’ottica costruttiva con il Regno unito, per dar vita a qualcosa di ambizioso. L’Uk rimarrà nostro amico, alleato e partner per la sicurezza del continente europeo”

  • “L’accordo di oggi è il risultato di un lungo lavoro da parte di entrambe le parti. Il Regno Unito ha deciso di riaprire un punto dell’intesa precedente che ha portato al protocollo sull’Irlanda del Nord”

  • Però, dopo un’iniziale euforia che ha portato a forti e repentini movimenti di mercato, gli investitori si sono fatti sempre più scettici sull’accordo

  • Esiste il rischio che “se Johnson non riuscirà a far approvare l’accordo durante il fine settimana, cerchi di arrivare a un’uscita no-deal, riaccendendo la volatilità”

Alla fine è arrivato: l’accordo per la Brexit. L’Unione Europea ha approvato il testo della separazione consensuale, che adesso dovrà essere ratificata dalla Camera dei Comuni britannica. Ma i mercati non ci credono e gli asset manager restano cauti

Brexit, Consiglio europeo approva accordo

Chissà se potrà scriversi la parola “fine” ad una delle vicende storico-politiche più imbarazzanti degli ultimi anni. I leader dei 27 paesi membri dell’Unione europea hanno approvato la nuova intesa sulla Brexit, la quale dovrà ottenere adesso l’ok della Camera dei Comuni britannica per poter essere infine ratificata dal Parlamento europeo. La storica approvazione è avvenuta il 17 ottobre nel corso del Consiglio europeo a Bruxelles.

Le parole del capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier

Deploro la Brexit ma la rispetto perchè è una scelta sovrana dei cittadini britannici. Ho da sempre avuto molta ammirazione e rispetto per il Regno Unito, non dimentichiamo la solidarietà britannica negli anni più oscuri. In futuro non sentirete nessuna parola aggressiva
da parte mia perchè il mio stato d’animo è il contrario. Più importante della separazione è adesso il futuro rapporto da creare in un’ottica costruttiva con il Regno unito, per dar vita a qualcosa di ambizioso. L’Uk rimarrà nostro amico, alleato e partner per la sicurezza del continente europeo”. A parlare è il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, durante la conferenza stampa dopo l’ok del Consiglio europeo all’accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Ue, raggiunta il 17 ottobre 2019.

Un lungo lavoro comunitario

“L’accordo di oggi è il risultato di un lungo lavoro da parte di entrambe le parti. Il Regno Unito ha deciso di riaprire un punto dell’intesa precedente che ha portato al protocollo sull’Irlanda del Nord. Abbiamo ascoltato le sue ragioni, lavorato gomito a gomito con il premier britannico, Boris Johnson e quello irlandese, Leo Varadkar, e abbiamo perserverato anche quando i colloqui con l’Uk erano difficili. Insieme, alla fine, ce l’abbiamo fatta”.

“Spesso l’oggetto dei negoziati è stato estremamente tecnico però per me e per la mia squadra al primo posto sono sempre state le persone della Repubblica d’Irlanda e dell’Irlanda del Nord e la necessità di preservare l’accordo del Venerdì Santo”, ha aggiunto Barnier spiegando che “ora l’intesa deve essere ratificata dai nostri parlamenti prima della fine di ottobre e poi si potrà iniziare nuovo partenariato con il Regno Unito”.

“Nel corso degli ultimi tre anni ho sempre avuto come prima preoccupazione quella di salvaguardare l’unità dei 27 Paesi membri assieme al Parlamento europeo. È stato un lavoro paziente quello fatto per coltivare questa unità”, ha proseguito.

Soddisfazione e fiducia per l’accordo Brexit

Soddisfazione e fiducia, sono queste le parole che stanno risuonando più spesso tra i leader dell’Ue e i capi delle istituzioni europee riuniti a Bruxelles, dopo che questa mattina i negoziatori del Regno Unito e dell’Unione hanno raggiunto, dopo giorni e notti di negoziati, un’intesa sulla Brexit.

Il premier britannico, Boris Johnson, ha definito l’accordo “molto buono per entrambe le parti, ragionevole ed equo” e in grado di proteggere la pace tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord”.

Superato il problema backstop

Una delle novità principali del nuovo accordo riguarda infatti proprio le due Irlande. Il tanto contestato backstop è stato abolito e sostituito con un protocollo che fornisce una soluzione giuridicamente operativa equivalente al meccanismo nordirlandese.

Mercati e gestori già cauti su accordo Brexit

Dopo un’iniziale euforia che ha portato a forti e repentini movimenti di mercato, rafforzando la propensione al rischio, vendite sui Bund e gli altri titoli di Stato dell’Eurozona, gli investitori si sono fatti sempre più scettici sull’accordo per la Brexit raggiunto oggi tra Regno Unito e Unione Europea.

Bisogna aspettare sabato

L’intesa sarà votata sabato dalla Camera dei Comuni. Il Dup (Partito Democratico Unionista) ha però già espresso la sua contrarietà, rendendo il via libera all’accordo sempre molto incerto. Nella seconda parte della seduta quindi sono tornati gli acquisti sui bond e le vendite sull’azionario, mentre la sterlina ha restituito quasi tutto il terreno guadagnato.

Evercore Isi

Il governo britannico “difficilmente riuscirà a far passare l’accordo sulla Brexit che ha negoziato con l’Ue, dato che il Dup si oppone all’intesa”. Senza il Dup “il premier Boris Johnson avrà bisogno di quasi tutti i voti dei Conservatori moderati, di alcuni Laburisti ribelli” e forse di alcuni dei parlamentari che lui stesso ha espulso dal Partito. “In questo momento, crediamo che l’accordo non abbia i numeri per essere approvato, ma la cosa può cambiare. L’affermazione del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, secondo cui non ci saranno nuove estensioni del termine per la Brexit è un bluff”.

Gli analisti puntualizzano poi come a prima vista queste parole “obbligano i parlamentari britannici a scegliere tra questo accordo e nessun accordo”, ma “è del tutto implausibile che l’Ue sia disposta a innescare il caos di una Brexit no-deal e a sacrificare gli accordi di pace del Venerdì Santo con il ritorno di un confine fisico in Irlanda”.

Ludovic Colin, Vontobel

Johnson oggi “ha superato solo l’ostacolo piú facile”. E’ il commento di Ludovic Colin, head of flexible bonds di Vontobel Asset Management. Ricorda poi come “ci siamo già passati“, riferendosi all’accordo May.

Peter Dixon, economista Uk per Commerzbank

“E’ impossibile prevedere cosa succederà sabato alla Camera dei Comuni, quando i Parlamentari britannici saranno chiamati ad approvare o respingere l’accordo negoziato dal governo con la Commissione Europea. Uno scenario in cui Johnson riesca a raggiungere la maggioranza è credibile tanto quanto uno in cui l’intesa viene respinta“. Per questo “la probabilità che il Regno Unito esca con un accordo a fine mese è del 50%”.

Esty Dwek, head of global market strategy dynamic solutions di Natixis Investment Managers

“Crediamo che l’accordo di Johnson abbia maggiori possibilità di passare rispetto a quello di May”. L’esperta sottolinea come “questa potrebbe essere l’ultima possibilità” per un’uscita dall’Ue con un accordo. La questione più importante però “è cosa succederebbe se il deal venisse respinto”. Secondo Dwek, “Johnson spingerebbe di nuovo per elezioni generali” ma non sono da escludere un secondo referendum o un governo custode. In ogni caso, “l’incertezza persisterebbe a lungo”.

Sebastien Galy, Nordea Asset Management

Anche Sebastien Galy, macro strategist di Nordea Asset Management ritiene che se l’alternativa è una Brexit senza accordo, “e in questo l’Unione europea sostiene il Primo Ministro nella sua promessa di non concedere proroghe, è molto probabile che l’accordo arriverà senza modifiche”.

Jim, Leaviss, M&G Investments

Jim Leaviss, head of the wholesale fixed income team di M&G avverte però come esiste il rischio che “se Johnson non riuscirà a far approvare l’accordo durante il fine settimana, cerchi di arrivare a un’uscita no-deal, riaccendendo la volatilità”.

Jamie Stuttard, head of global macro fixed income di Robeco

Ritiene che gli scenari dell’obbligazionario governativo del Regno Unito siano ancora “piuttosto asimmetrici”. Inoltre, “nel caso in cui la House of Commons non dovesse riuscire a ratificare l’accordo e il Regno Unito si trovasse ad uscire dall’Ue senza un accordo, i rendimenti dei Gilt a 10 anni potrebbero finire facilmente in territorio negativo. In uno scenario di questo tipo sarebbe probabile una riattivazione del Qe da parte della Bank of England a novembre. Nel terzo trimestre del 2016, a seguito del referendum sulla Ue, è iniziata una spasmodica ricerca del rendimento nel reddito fisso. Tutti gli occhi sono puntati su sabato”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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