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Borse in rialzo post elezioni midterm: il futuro dei mercati

07 Novembre 2018 · Stefania Pescarmona · 7 min

Uno stallo a livello legislativo in Usa, meno incentivi fiscali, volatilità nel breve periodo, un dollaro più debole e view positive per il settore finanziario. Ecco tutti gli scenari possibili e le attese dei gestori e degli analisti post elezioni di midterm negli Stati Uniti

Dopo otto anni, i Democratici riconquistato il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre i Repubblicani mantengono la presa sul Senato. Questo quanto emerso dal voto di midterm del 6 novembre. Un appuntamento che ha consegnato agli Usa un Congresso profondamente diviso, ma che rappresenta un risultato in linea con le aspettative dei mercati, che in Borsa hanno accolto la notizia con segni positivi. Milano termina in rialzo dell’1,42%, Londra avanza dell’1,09%, Francoforte dello 0,83% e Parigi dell’1,24%. Se l’opposizione potrà recuperare il controllo di parte del Congresso e ‘contrastare’ il presidente Donald Trump, “l’onda blu”, però, non è arrivata.

Ecco l’opinione di alcuni protagonisti del mondo degli investimenti.

 

Salman Ahmed, chief investment strategist, e Charles St-Arnaud, senior investment strategist, di Lombard Odier: in vista uno stallo politico

“Dobbiamo tornare al 1986 per trovare uno scenario politico simile negli Stati Uniti: presidente repubblicano, Senato repubblicano e Camera democratica. Tuttavia, i risultati finora ottenuti suggeriscono che il sostegno al partito repubblicano potrebbe essere stato più forte di quanto inizialmente previsto dai sondaggisti. Esaminando più a fondo i risultati, sembra molto probabile che si assisterà a un’ulteriore polarizzazione nella politica statunitense. Questo probabilmente porterà a ulteriori divisioni e scontri in seno al Congresso, rendendo più difficile il raggiungimento di compromessi. Ciò potrebbe portare a uno stallo politico e a una crescente minaccia del blocco dell’attività governativa durante il prossimo dibattito sul bilancio”.

 

Larry Hatheway, capo economista di Gam Investments: nessuna preoccupazione nell’immediato 

“La principale conseguenza del voto sarà probabilmente uno stallo a livello legislativo. Questo non vuol dire una totale assenza di cooperazione. Il Congresso e il Presidente dovranno comunque approvare una serie di leggi relative al bilancio (appropriation bills) e l’innalzamento del periodo del tetto del debito. È prematuro dire se queste aree saranno fonti di rischio per i mercati (si pensi agli ultimi due anni della prima amministrazione Obama), ma un’analisi pragmatica delle conseguenze politiche sembrerebbe suggerire che non sarà una fonte di preoccupazione nell’immediato”.

 

Keith Wade, chief economist & strategist, Schroders: attesi meno incentive fiscali 
“Guardando al futuro, lo stallo significherà meno incentivi fiscali all’economia, essendo improbabile che i Democratici diano il proprio sostegno a ulteriori tagli alla tassazione. Ciò potrebbe rappresentare un problema per la crescita degli Stati Uniti nel 2020, quando le misure in atto verranno meno e non saranno rimpiazzate da provvedimenti ulteriori. È possibile che i Democratici trovino un accordo sugli investimenti infrastrutturali con il Presidente Trump, tuttavia potrebbero essere riluttanti ad appoggiare misure che ne favoriscano la rielezione”.

 

Nick Watson, Janus Henderson multi-asset team: focus su Usa e Cina

“I risultati elettorali delle elezioni di mid term sembrano essersi rivelate un ‘non-evento’. Il 6 novembre, l’indice S&P ha chiuso lievemente al rialzo, mentre il rendimento dei Treasury decennali Usa è sceso leggermente al di sotto del livello del 3,2%. I mercati torneranno presto a focalizzare la loro attenzione sulla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, in vista dell’incontro tra Xi Jinping e Trump che si terrà verso la fine di questo mese al G20, in Argentina. La perdita dei Repubblicani alla Camera non implica un rallentamento economico o una correzione del mercato. Sfortunatamente, è più che altro probabile che andremo incontro a una maggiore volatilità, ma, allo stesso tempo, a una maggiore attenzione alla valutazione, ai fondamentali e alla diversificazione; uno scenario che dovrebbe presupporre un contesto migliore per i selezionatori di titoli e gli asset allocator”.

 

Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond, Merian Global Investors: possibile una crescita economica più debole negli Usa

“Le aspettative sulla crescita economica negli Stati Uniti dovrebbero scendere, dato che è improbabile che assisteremo a ulteriori stimoli fiscali. I Democratici non sono d’accordo con un ulteriore taglio fiscale, e potrebbero anche essere riluttanti all’idea di appoggiare una spesa infrastrutturale, che potrebbe aumentare le possibilità che Trump venga rieletto fra due anni. Con un Congresso diviso, si potrebbe anche incorrere in un dibattito acceso sul bilancio (a dicembre), rischiando la caduta del Governo, e sulla soglia massima di debito (a marzo 2019). In termini di mercato, riteniamo che stiamo assistendo alla fine dell’‘eccezionalismo’ degli Stati Uniti e che la crescita globale potrà tornare a essere sincronizzata, anche se ad un livello inferiore rispetto al 2017, dato che gli output gap sono fermi e le spese pubbliche non stanno più accelerando. Gli Stati Uniti al momento riscontrano due deficit gemelli, e ciò in teoria dovrebbe portare a una valuta più debole”.

 

James Athey, senior investment manager di Aberdeen Standard Investments: Trump alla ricerca di un equilibrio tra politica estera e interessi dei suoi elettori

“Trump si trova ora in una posizione illogica. L’unica cosa che gli è più cara è il suo elettorato, ma il risultato delle elezioni lo costringe a concentrare le sue energie all’estero cercando di soddisfare gli interessi interni. Ciò significa che deve trovare un equilibrio. La guerra commerciale probabilmente sta già danneggiando le aziende in cui molti dei suoi elettori lavorano. Pertanto, Trump dovrà guardarsi bene da coloro che si trovano oltre i confini degli Stati Uniti, per evitare che i suoi elettori siano danneggiati dalle sue politiche. Questo significa che potrebbe cercare di trovare un accordo con la Cina, che ora sembra davvero necessario per aiutare a tracciare una linea di demarcazione, vista la recente debolezza economica cinese”.

 

John Bailer, gestore Bny Mellon Us Equity Income Fund: attesa volatilità solo nel breve termine sui mercati

“Con i Democratici al controllo della Camera, ci aspettiamo che i mercati siano volatili nel breve termine, alla luce dei timori di un’indagine sul Presidente Trump e di un eventuale impeachment. Guardando alla storia degli Stati Uniti dal 1933 a oggi, le combinazioni di un Congresso diviso e di un presidente Repubblicano hanno determinato performance di mercato superiori alla media. Dal 1946 a oggi, i mercati hanno teso al rialzo per i 12 mesi successivi alle elezioni di midterm quasi nel 100% dei casi. I dati fondamentali delle aziende dovrebbero restare solidi e le valutazioni Usa sono attraenti, il che permetterà ai titoli di riprendersi dal rumore politico di breve termine. Il settore finanziario potrebbe performare bene, perché la combinazione di valutazioni attraenti, buon andamento dei business e forti dati fondamentali saranno sufficienti a sovrastare la volatilità di natura politica. Attualmente, il settore finanziario ha le migliori prospettive di crescita dei dividendi all’interno dell’S&P 500″.

 

David Giroux, head of investment strategy, di T. Rowe Price: maggiori cambiamenti potrebbero arrivare nel 2020

“Andando verso il 2020, gli investitori dovrebbero essere più reticenti nei confronti della possibilità di un cambiamento dell’amministrazione e di ciò che ciò potrebbe significare per i mercati, per l’economia, l’health care, l’energia, la difesa e le attività di M&A. Abbiamo avuto un’amministrazione molto pro-business, anti-regolamentazione e di tagli fiscali, che si è rivelata molto positiva per il mercato azionario. Alcuni direbbero che questo è il motivo per cui quest’anno abbiamo assistito a una crescita economica e salariale così forte. Se si dovesse verificare un cambiamento di regime, ciò potrebbe invertire alcune di queste politiche e avere un effetto a catena sull’economia e sul mercato azionario. Il mercato è lungimirante, quindi, pensando al 2019 e al 2020, questa possibilità diventerà un elemento da considerare”.

 

La posizione di Frank Häusler, head macroeconomic and cross asset research di Vontobel

“Manteniamo la nostra posizione neutral sull’azionario e leggermente sottoponderata sul reddito fisso, che abbiamo messo in atto alla fine di ottobre dopo il forte selloff, chiudendo il sottopeso azionario. Ci atteniamo una sovraperformance delle materie prime, che dovrebbero trarre profitto dagli stimoli della Cina e dai rischi politici che influenzano il prezzo del petrolio, come le sanzioni iraniane. Per il momento, non è il momento di ridurre considerevolmente il rischio né di investire in modo aggressivo su attività rischiose”.

 

Antonio Cesarano, chief global strategist, di Intermonte Sim: focus su dollaro, tassi e Borse

“L’impatto sui mercati si sta sostanziando in un dollaro più debole e tassi in marcato calo. Per quanto riguarda le Borse, è possibile recupero dei listini Usa soprattutto dalla prossima settimana, in vista della ripresa dei buyback aziendali (sospesi durante il periodo delle trimestrali e in vista di un possibile ammorbidimento della Fed che potrebbe fare meno riferimento all’ipotesi di tassi anche sopra al 3% a tendere). Al recupero potrebbe partecipare anche l’azionario euro, una volta che il tema Italia passerà sempre più in secondo piano e in vista di segnali di rallentamento dell’economia dell’area anche nel quarto trimestre, tali da far ipotizzare ulteriori manovre di supporto della Bce”.

 

Mohammed Kazmi, portfolio manager & macro strategist di Ubp: ora, riflettori puntati sulla Fed

“Per quanto riguarda la Fed, ci aspettiamo che la dichiarazione dell’8 novembre includa solo piccole modifiche in quella che non è una conferenza stampa. Con il mercato ben prezzato per un rialzo dei tassi a dicembre, riteniamo che il board rimarrà coerente con la sua comunicazione di rialzi graduali dei tassi di interesse. Nonostante la debolezza di ottobre del mercato azionario, l’irrigidimento delle condizioni finanziarie non è stato sufficientemente ampio da spingere avanti la Fed sul suo percorso di normalizzazione monetaria, soprattutto perché abbiamo già osservato una certa ripresa nei mercati di rischio, con le elezioni di midterm che sono passate senza incidenti. Pertanto, adesso l’attenzione è destinata a ritornare sui dati volti a determinare la politica della Fed, con le forti prospettive di crescita e con il rafforzamento del mercato del lavoro che sembrano ancora intatti per consentire la prosecuzione dei rialzi dei tassi nel 2019”.

 

Cosa sta monitorando Goldman Sachs AM

“Da un punto di vista politico, riteniamo che due eventi imminenti potrebbero fornire indicazioni sui potenziali cambiamenti politici futuri. In primo luogo, il G20 di novembre potrebbe fare maggiore chiarezza sull’approccio post-elettorale alla politica commerciale del governo Trump. In secondo luogo, il tetto del debito statunitense potrebbe diventare un problema a partire dal marzo 2019, data in cui la legislazione precedente ha fissato la scadenza dello stesso. Storicamente, una spaccatura interna al governo ha sempre accresciuto il rischio di blocco delle attività amministrative, con il 2011 e il 2013 come esempi recenti”.

Stefania Pescarmona
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